Napoli, il gioco di Sarri non è per tutti

Europa League

Flavio Fusi

Il Napoli non sembra tenere particolarmente all'Europa League e contro il Red Bull Lispia Sarri ha fatto ampio turnover. La squadra però ha mostrato ancora una volta tutta la differenza fra titolari e riserve

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«Cercheremo di fare comunque una partita seria e competitiva». Il fatto che già a una delle prime domande nella conferenza della vigilia della gara con il Lipsia, Sarri abbia risposto con queste parole, sentendosi in dovere di sottolineare l’ovvio, la dice lunga sull’approccio del tecnico all’impegno europeo. Tutte le successive dichiarazioni sono proseguite sulla stessa linea: «le nostre attenzioni sono maggiormente orientate verso un altro obiettivo, è chiaro»; «L’Europa League è una manifestazione al limite della follia»; «il primo obiettivo era diventare competitivi in Italia, poi provare a fare lo stesso in Europa e in questo facciamo ancora fatica».

Sebbene non fosse un segreto che lo Scudetto rappresenta il primo obiettivo del Napoli, come è normale che sia, difficilmente si sente un allenatore che snobba in maniera così schietta la seconda competizione europea per importanza. Fa parte del carattere di Sarri, ma al contempo è sembrato un mettere le mani avanti, preparare l’ambiente a quello che sembrava inevitabile: dover abbandonare l’Europa League per non sprecare energie preziose in una competizione lunga e complicata, soprattutto ora che i partenopei hanno gli uomini contati – tra i sette in panchina c’erano due portieri.

In un San Paolo semideserto, la formazione iniziale - frutto di assenze forzate ma anche di un turnover annunciato - ha rispecchiato in pieno le parole del tecnico. Reina, in ballottaggio con Sepe, ha conservato il suo posto fra i pali, ma gli sarà probabilmente risparmiato il viaggio nella gara di ritorno. In difesa Hysaj ha cominciato a sinistra con Koulibaly e Tonelli centrali, mentre Maggio si è disimpegnato a destra. Diawara, poco impiegato in questa stagione, ha preso il posto di Jorginho davanti alla difesa con Hamsik e Rog mezzali. In avanti Zielinski ha sostituito Insigne, Callejón, alla 35.esima partita stagionale su 35 da titolare, ha fatto il centravanti e Ounas (87 minuti complessivi in Serie A) ha giocato largo a destra.

Hasenhüttl, secondo in campionato e alle prese con la lotta per il secondo posto in Bundesliga che al momento vede cinque squadre raccolte in quattro punti, ha invece proposto probabilmente il miglior undici iniziale, con Keita e Werner regolarmente in campo e con il solo Forsberg, appena rientrato in gruppo dopo un lungo stop, fuori dai titolari.

Sarri aveva sottolineato come il Lipsia fosse una squadra divertente, pericolosa quando accelera e si era persino detto sorpreso che fosse stata eliminata dalla Champions League. Insomma, sapeva perfettamente di affrontare una squadra forte e particolarmente pericolosa, proprio perché Il Napoli non di rado è costretto a difendersi in campo aperto. In questa stagione i sassoni hanno modificato il proprio sistema di gioco passando dal rombo a centrocampo a un 4-4-2 in linea. Proprio difendendosi in questo modo, il Lipsia ha limitato la fase offensiva del Napoli, capace di accumulare solo 9 tiri (la media in campionato è di 17,3), di cui solo 5 da dentro l’area contro i 21 tentativi, di cui 15 all’interno dei 16 metri degli ospiti.

Ai difensori azzurri veniva lasciata discreta libertà di condurre la palla fin quasi al cerchio di centrocampo, con Poulsen e Werner impegnati a mettere in zona d’ombra Diawara. La coordinazione tra i due era fondamentale, perché l’attaccante sul lato forte (di solito Poulsen) doveva mantenersi leggermente più alto e in posizione diagonale, in modo da continuare a bloccare la linea di passaggio su Diawara e contemporaneamente sbarrare la strada al proseguimento dell’avanzata del centrale (di solito Koulibaly).

Keita e Sabitzer controllano che Hamsik non riceva, Kampl e Bruma riservano lo stesso trattamento a Rog. Werner si mantiene vicino a Poulsen per impedire a Diawara di ricevere, mentre il danese si frappone proprio sulla linea di passaggio verso il mediano del Napoli, intercettando la palla di Koulibaly.

Al contempo, le due linee da quattro scivolavano verso il lato forte del Napoli, con i difensori che all’interno della zona si orientavano sull’uomo. Con la squadra di Sarri che, come al solito, sviluppava spesso il gioco partendo sul lato sinistro (ma la stessa situazione, con interpreti diversi, si ripresentava anche sul lato destro), la situazione tipica che si veniva a creare vedeva Kampl e Sabitzer a controllare Hamsik, con Orban su Zielinski posizionato nello spazio di mezzo e Upamecano su Callejón. La posizione di Sabitzer, leggermente più stretta creava i presupposti di una trappola di pressing: il suo posizionamento invitava Koullibaly (93 tocchi e 78 passaggi, più di ogni altro compagno) ad effettuare un passaggio su Hysaj, alto e coi piedi sulla linea laterale.

Poulsen, sempre bloccando la linea di passaggio per Diawara, costringe Koulibaly ad orientarsi verso la fascia sinistra. Il centrocampo lascia volutamente libero Hysaj per forzare il passaggio verso il terzino albanese e far scattare la propria trappola di pressing in situazione di 3 contro 2. Nell’esempio, il difensore non riesce nemmeno a raggiungere il compagno largo e il pallone termina a lato.

Una trappola di pressing di questo tipo era basata su due principi. Primo: se la palla fosse arrivata al terzino, il Lipsia poteva sfruttare la limitazione di 180 gradi del campo generata dalla linea laterale a proprio favore, approfittando poi della superiorità numerica locale;  oltre a Kampl e Sabitzer c'era Laimer libero da marcature, mentre Hysaj aveva il supporto immediato del solo Hamsik, che tra l’altro era più basso di lui e spalle alla porta nel vano tentativo di ricevere palla da Koulibaly. Secondo: giocare un passaggio lungo fascia è complicato sia per chi la passa che per chi la riceve, che deve usare il corpo in maniera complessa per poter avanzare o giocare nuovamente il pallone.

Un minuto di gara che riassume bene la strategia del Lipsia. Il Napoli viene costretto a giocare in fascia (prima a destra, poi a sinistra). Koulibaly viene invitato a servire Hysaj, lasciato appositamente libero per far scattare la trappola di pressing. La superiorità numerica permette di recuperare palla e triangolando lungo la fascia destra, il Lipsia risale il campo. La verticalizzazione finale è permessa solo dalla manipolazione del blocco del Napoli dovuta all’ottima struttura in possesso dei tedeschi.

Al successo di questa strategia difensiva del Lipsia hanno contribuito anche alcune dinamiche tattiche dell’inedita formazione del Napoli. Innanzitutto le difficoltà a smarcarsi di Diawara, in particolare la sua “timidezza” nell’offrirsi con un posizionamento diagonale nei confronti del centrale, un aspetto su cui aveva lavorato già molto con Donadoni. In più la catena di sinistra pressoché inedita, formata da Hysaj, Hamsik e Zielinski non è riuscita a generare i presupposti per creare le tipiche situazioni di superiorità che il Napoli è abile a imporre su quel lato.

Il punto debole della fase difensiva del Lipsia sono i cambi di gioco, visto che gli scivolamenti verso il lato forte fanno sì che anche gli esterni sul lato debole si compattino vicino al resto della squadra. Nonostante Ounas fosse praticamente sempre libero non è stato mai cercato. Diawara aveva poca libertà e Koulibaly, essendo costretto a orientarsi in diagonale da Poulsen, non aveva mai la postura adatta per lanciarlo.

L’altro modo per penetrare lo schieramento del Lipsia è giocare diretto sulla trequarti dopo aver mosso il blocco difensivo. Negli scivolamenti a volte si apre un varco tra i due centrocampisti centrali, ma un attacco efficace si è visto solo in occasione del gol di Ounas, con Tonelli che ha trovato con un passaggio verticale Callejón, bravo a giocare di sponda su Rog che a sua volta ha servito nello spazio l’autore del gol dell’1-0. La fase difensiva del Napoli non è stata invece un ostacolo insormontabile per la squadra di Hasenhüttl, che ben conosceva i punti deboli degli avversari. In transizione il Lipsia sa essere devastante e i break condotti da i centrocampisti hanno praticamente sempre creato qualcosa di pericoloso, con frequenti situazioni di superiorità numerica che gli azzurri riuscivano ad assorbire solo scappando all’indietro e concedendo campo alle combinazioni tra i giocatori offensivi avversari.

Gli ospiti hanno però creato diverse occasioni anche in fase di attacco posizionale. Anche il Napoli utilizza trappole di pressing forzando la manovra avversaria verso le corsie laterali, ma il Lipsia era perfettamente preparato a gestire situazioni di questo tipo. L’attaccante sul lato forte non veniva seguito dal marcatore diretto, essendo quella del Napoli una zona pura, e allora si abbassava ed allargava in modo da creare superiorità numerica insieme ai due esterni, supportati a loro volta dal centrocampista centrale sul lato della palla. Creando strutture triangolari o a rombo, il Lipsia si garantiva le connessioni per risalire il campo anche passando dalle fasce.

Un esempio delle strutture che il Lipsia creava lungo le fasce per risalire il campo.

Una volta giunti sulla trequarti, cercava di attaccare immediatamente l’area di rigore, oppure cambiava gioco passando da uno dei centrocampisti, in modo da liberare al cross l’esterno sul lato opposto, che poteva mettere la palla dentro un’area di rigore affollata da maglie biancorosse.

Il Lipsia costruisce su una fascia con Bruma che attende il supporto dei compagni. Impossibilitato al cross, cambia gioco passando dai centrocampisti: Keita serve Laimer largo che può crossare con quattro compagni posizionati nei pressi dell’area di rigore.

Un dato rende bene l’idea di quanto il Lipsia abbia saputo far male alla squadra di Sarri: gli 11 tiri subiti nel primo tempo sono un record negativo nei primi tempi in casa in questa stagione. Oltre alla forza dell’avversario però, è innegabile che la sconfitta del Napoli sia dipesa anche dal turn-over. Però il riferimento non è tanto alla qualità e alle differenti caratteristiche dei rincalzi, ma anche alla loro poca abitudine a giocare nel sistema di gioco. Si è visto ad esempio come Ounas, praticamente mai impiegato, fosse in alcuni frangenti quasi un corpo estraneo alla fase difensiva, indeciso nei posizionamenti e spesso troppo più basso del dovuto. O si è visto come, dopo un primo gol determinato da un errore in uscita di Diawara, il secondo gol abbia avuto origine da un’errata salita della linea difensiva, con Maggio che ha tenuto colpevolmente in gioco Poulsen.  

Se si esclude Zielinski, Sarri ha dimostrato di non fidarsi delle alternative che ha disposizione. Il risultato è che in casa Napoli le rotazioni siano cosa rara, ma ciò non fa altro che amplificare il divario tra sostituti e titolari. Praticamente tutti i giocatori dell’undici titolare sono migliorati partita dopo partita perché hanno assimilato i principi di gioco di Sarri e migliorato il livello di comunicazione verbale e non presente in campo. Le riserve non possono fare lo stesso, poiché hanno la possibilità di giocare solo nei finali di gara o quando Sarri non ha proprio alternative. Ciò fa sì che ogni volta che il Napoli cambia uno o più elementi ci siano immediate ripercussioni sulla qualità del gioco.

L’all-in sul campionato dipende proprio da questo: Sarri ha bisogno di più tempo per integrare le riserve, ma se sperimentasse di più nelle gare di campionato rischierebbe di compromettere la corsa verso lo Scudetto. Allo stesso tempo, se utilizzasse tutti i titolari in una competizione ritenuta di secondaria importanza, ne consumerebbe le energie. Ha ragione Hamsik a dire che il Napoli non può permettersi “brutte figure in Europa”, ma un atteggiamento di questo tipo non può portare lontano, soprattutto di fronte ad un avversario del livello del Lipsia.

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