Europa League, alla scoperta del Dudelange: euro-avversari del Milan nei gironi

Europa League

Marco Salami

Uno stadio trenta volte più piccolo di San Siro. La popolazione nazionale un terzo rispetto a quella di Milano. Dino Toppmöller, l'allenatore un anno più giovane del suo capitano. Bomber Turpel, battuto nei gol solo da Messi e Salah, che spedisce "Ibrahimovic" in panchina. Alla scoperta degli euro-rivali rossoneri

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Diciassette mila abitanti, uno stadio trenta volte più piccolo di San Siro e un Natale che arriva in anticipo. Data segnata in rosso sui calendari del Granducato, 29 novembre, il giorno in cui il piccolo Dudelange prenderà borsoni in spalla per andare a giocare a San Siro. Ottanta mila posti a sedere, lì, per lo più vuoti in quella che sarà una fredda sera di Europa League, nella quinta giornata e forse coi giochi già chiusi, ma coi lucciconi agli occhi per quei giocatori manco fossero dei bambini che ascoltano una fiaba. Una delle più note era quella di “Cenerentola”, versione maschiaccio con scarpini ai piedi e pronti a dare di tutto per quel sogno diventato realtà. Prima squadra lussemburghese di sempre in una competizione Uefa, dopo essere stati eliminati nei preliminari di Champions ma aver scalato tutti i gradini dell’Europa League fino a strappare un pass per sfidare Gonzalo Higuain a Milano, e con due mostri sacri del pallone come Maldini e Leonardo a guardarli dalla tribuna. Sogno, ad occhi aperti. Per una piccola città e una piccola squadra che in casa dovrà abbandonare il suo “Jos Nosbaum” da duemila e seicento posti a sedere, e non regolamentare per la Uefa, per giocare nello stadio nazionale "Josy Barthel" di Lussemburgo. Perché quello sarà: una grande festa, di tutti. Quella di un club nato sulle ceneri di tre società che nel lontano 1991 hanno deciso di fare di necessità una virtù.

Lo “Jos Nosbaum” di casa del Dudelange da duemila e seicento posti a sedere (foto da Twitter)

Turpel batte anche CR7, e manda “Ibra” in panca

La crisi economica era alle porte: la soluzione era unirsi, l’unica, per dare vita a quella squadra che sarebbe diventata di autentici cannibali in patria fino a riscrivere la storia anche in Europa. Alliance Dudelange, Stade Dudelange e US Dudelange si stringono la mano e fondano quel club che anche nel nome - F91 Dudelange - porta il suo anno di nascita. Secondi per campionati vinti (14) solo al Jeunesse Esch primo con 28, spezzeranno il loro dominio da cinque titoli vinti in fila nel 1999, prima di conquistare i loro 14 nelle ultime 19 stagioni. Tre, i più recenti, portano la firma di tale Dave Turpel, gigante (188 centimetri) biondo che ama il gol e che lo scorso anno ne ha fatti 30. Senza contare difficoltà e coefficienti dei vari campionati, appena fuori dal podio stagionale europeo e battuto solo da Jonas del Benfica più due altri signori chiamati Leo Messi e Momo Salah. Con loro, anche lui. E meglio di CR7. Attaccante da 26 gol tre stagioni fa e 24 nel 2017. Nel modulo a una punta di mister Toppmöller che in panchina come riserva ha anche Ibrahimovic. Chi, Zlatan? Magari, direbbe lui. Sanel, invece, bosniaco classe ’87 anche lui di mestiere attaccante e da oltre 150 gol in carriera, pur lontanissimo dai 499 del vero Ibra, che proprio al Milan, e a San Siro, ha scritto alcuni capitoli della sua storia.

A sinistra bomber David Turpel. A destra il "falso" Ibrahimovic (foto da Facebook F91 Diddeleng Official)

Dino come Klaus, un anno più giovane del suo capitano

La sfida allora, per quanto atipica, sarà tra centravanti. Higuain da una parte e Turpel dall’altra, fin troppo emozionato per un paragone che non reggerebbe mai (e nemmeno con Cutrone), ma che farà di tutto per far felice mister Dino. Ecco allora l’ennesima storia di questa piccola grande squadra arrivata a sfidare i giganti. Toppmöller è cognome già noto in Europa, quando il papà di Dino, Klaus, arrivò a un passo dal “treble” in Germania salvo poi perdere tutto col Bayer Leverkusen più sfortunato della storia. La Bundes alla penultima giornata, la finale di Coppa di Germania e quella di Champions rimasta nella storia per la magia di Zidane al volo. Lui la fortuna l’ha anche avuta dalla sua, Zizou, che ha realizzato l’utopia più grande di ogni allenatore: sedersi in panchina e vincere più Champions League rispetto agli anni di permanenza nel club. L’utopia di Dino Toppmöller si è anche quella già compiuta col pass Europa League e a 37 anni, addirittura una primavera più giovane del suo portiere capitano Joubert, un po’ “vecchiotto” anche in quel look che fa tanto Marco Ballotta. Poi la storia lascia spazio ai numeri, quelli dei rossoneri contro squadre del Lussemburgo: tre, tutti vinti e tutti con goleade. Nei Sessanta 8-0 più 6-0 al Union Luxembourg in Coppa dei Campioni, torneo che a fine stagione portò in dote il trofeo, il primo. 3-0 più 5-0 al Avenir Beggennel 1970. E 1-0 più 6-1 contro i Red Boys Differdange nella Coppa Coppe 72-73. Scaramanzia a parte, non ci sarà (verosimilmente) partita tra Milan e Dudelange. E probabilmente neanche contro Betis e Olympiacos. Ma la storia sì, quella c’è. Già scritta e bellissima. Oltreché indelebile.

Mister Dino Toppmöller (foto da Facebook F91 Diddeleng Official)

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