Abbraccio Mancini-Vialli, lo spirito della Sampdoria di Mantovani in questa Italia

Europei

Il figlio del presidente Paolo Mantovani, che costruì la mitica Samp finalista di Coppa dei Campioni, a Sky: "Che emozione la dedica di Mancini a mio padre. L'abbraccio con Vialli e la vittoria a Wembley? Non è un cerchio che si chiude, è una continuazione"

È una delle immagini, forse “l’immagine”, che per molti resterà di questi Europei: sicuramente per tanti tifosi della Sampdoria. L’abbraccio tra Roberto Mancini e Gianluca Vialli dopo la vittoria finale, proprio a Wembley, tempio del calcio in cui, da gemelli del gol con la maglia blucerchiata, avevano vissuto la sconfitta più cocente della loro carriera, battuti in finale di Coppa dei Campioni dal Barcellona.

Più di un cerchio

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Sono passati quasi 30 anni da quella serata, con lo stadio a far da sfondo e le lacrime comune denominatore: stavolta, però, sono lacrime di gioia. Motivi per cui si è parlato di un cerchio (forse un… “blucerchio”) che si è chiuso, ma a non essere totalmente d’accordo è Enrico Mantovani, figlio del grande Paolo, l’amatissimo presidente di quella Samp che Mancini, da Ct, ha voluto ricordare dopo la vittoria a Euro2020. “No, questo non è un cerchio che si chiude”, racconta commosso a SkySport24. “Perché questa è una continuazione. Non si chiude: si va avanti”.

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“Credo non sia mai successo che, a quasi 30 anni di distanza, il Ct della Nazionale ricordi un presidente di un suo vecchio club”, continua Enrico Mantovani, sottolineando come a Genova il ricordo del padre sia ancora vivo, nonostante spesso, quando ci si ripromette di non dimenticare, siano “parole che si perdono nel tempo”. “Papà invece fu un fenomeno calcistico: si sono quelli che lo sono da calciatori, lui lo fu come presidente. Il fatto che Roberto gli abbia fatto quella dedica è stato pazzesco per noi familiari e per i sampdoriani”.

Una Samp di amici

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E quanta di quella Samp di allora si ritrova anche nel successo dell’Italia di oggi, trascinata da uno staff che era innanzitutto un gruppo di amici e che è stato un esempio per i giocatori in campo. Con Mancini, non solo il gemello Vialli, ma anche Attilio Lombardo, “baffo” Nuciari e poi altri due ex-doriani, Salsano ed Evani, che non vissero direttamente quella delusione ma che conoscono bene quel cerchio dell’amicizia.
 

“Quel gruppo aveva delle caratteristiche che sarebbe stato un peccato non sfruttare anche in situazioni diverse da quelle con la maglia blucerchiata”, spiega Enrico Mantovani. “Sono persone che hanno fatto dell’amicizia la loro forza per poter vincere: non succede sempre, non è facile, ma loro l’avevano già fatto prima, e allora forse così è più semplice”.

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