23 febbraio 2017

Parma, Lucarelli: "Smettere? Decido più avanti"

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Contro la Sambenedettese Alessandro Lucarelli ha festeggiato le 300 presenze col Parma (foto parmacalcio1913.com)

Dopo aver tagliato il traguardo delle 300 presenze con la maglia gialloblù, il difensore ha parlato della sua esperienza con il club emiliano: "Felice e orgoglioso, con questa società legame che va oltre lo sport. Momenti significativi? La promozione, l'arrivo in Europa League e il fallimento"

Nella gara contro la Sambenedettese Alessandro Lucarelli ha tagliato traguardo delle 300 presenze con la maglia del Parma. Un numero molto importante per un giocatore che ha fatto la storia della società e che ha deciso di non abbandonarla nemmeno nel momento più difficile della sua storia. Circondato dall'affetto dei suoi compagni, dei tifosi e di tutta la società, il difensore è tornato a parlare nella giornata speciale vissuta domenica davanti alle telecamere di Tv Parma: "Dopo le 300 presenze mi sento un po’ più vecchio, quello sì - ha detto - però è un traguardo importante che mi rende felice ed orgoglioso di essere entrato nel ristretto club dei pochi che hanno potuto fare così tante presenze in una squadra, e nel mio caso particolare in questa società a cui, come ben sapete, sono legatissimo. Quando stai nove anni in un posto si crea un legame che va oltre l’aspetto sportivo. Io unirei tutto in un’unica parola, perché per me significa tutto: è il mio lavoro, la mia famiglia, lo sport che amo, il legame che si è creato. E’ tutto un insieme che è cresciuto, anno dopo anno, ed è diventato inossidabile e mi auguro che continui ancora".

Sul traguardo delle 300 presenze -
E ancora, tornando alla partita contro la Samb: "E’ stato emozionante vedere la clip con tutta la mia storia, i miei gol. insomma le emozioni vissute in questi anni. Se smetterò a fine stagione? E’ normale che qualche pensiero in merito lo faccia. Ad essere sincero cambio idea, dentro di me, ogni 5 minuti. Dentro di me ci sarebbe la voglia di continuare, poi, però, non vorrei fare il passo più lungo della gamba. Quindi è una decisione che aspetterò a prendere alla fine del campionato: mi piacerebbe, naturalmente, rimanere all’interno della Società, sotto un’altra veste, però, in questo momento, se smettessi mi vedrei più in un ruolo dirigenziale, che come allenatore. Questo è un po’ quello che penso in questo momento, però, ripeto, ho ancora la testa, fortunatamente, da giocatore, e l’unico mio obiettivo è in questo momento quello di cercare di portare il Parma in Serie B. Poi tutto quello che succederà dopo lo deciderò tra fine maggio e giugno".

Sul passato -
Lucarelli passa poi a ripercorrere le tappe più belle della sua carriera: "Non ho mai avuto infortuni e questo sicuramente mi ha aiutato tanto, perché io, nonostante a luglio faccia 40 anni, arrivo al campo senza avere dolori alle caviglie o ai tendini, cosa che normalmente succede ai giocatori sopra i 30 anni. L’aspetto fisico, quindi, è stato un aiuto importante. Sotto l’aspetto mentale, invece, la cosa che secondo me ha fatto la differenza è stato l’entusiasmo e la voglia ancora di giocare di un ragazzo di 20 anni, perché io non vedo l’ora di arrivare al campo per allenarmi, vivo lo spogliatoio divertendomi, arrivo alla domenica che ho veramente voglia di scendere in campo e dare tutto. Queste sono le caratteristiche che hanno contraddistinto la mia carriera e, ripeto, fin che avrò questa testa sicuramente posso andare avanti, perché non mi pesa niente, non sono stanco di giocare, perché veramente mi piace".

Sul fallimento del club - "I tre momenti più significativi? Sicuramente quando ero arrivato, la promozione: ero sceso dalla serie A al Genoa per aiutare il Parma a vincere il campionato di Serie B e ci siamo riusciti alla grande. Poi c’è stato un percorso di crescita nell’arco dei successivi sei anni che ci aveva portato a essere stabilmente dalla parte sinistra della classifica, fino ad arrivare al secondo momento significativo che era la qualificazione all’Europa League, al termine di un campionato strepitoso. E poi il terzo momento, anche se negativo, è tutto quello che è successo dopo. La fascia non mi è mai pesata perché questa responsabilità che ho addosso me la prendo molto volentieri e dopo tutto quello che ho passato, onestamente, non mi spaventa più niente. Credo che il momento di maggiore difficoltà sia stato, naturalmente, l’anno del fallimento, quando dovevo rincorrere i giocatori per cercare di fargli capire che se non si riducevano lo stipendio poi si rischiava di fallire e ho ricevuto tanti no, o persone che non mi hanno risposto neanche al telefono, magari anche miei ex compagni di squadra. Quello, forse, è stato il momento che mi ha fatto più male perché ho visto, veramente, l’egoismo delle persone, e il non pensare al bene comune, e a una comunità che in quel momento era in difficoltà. Alle volte ho pensato: ma chi me lo fa fare di rincorrere la gente e questi se ne fregavano tutti. Però sono andato avanti lo stesso".

Sul presente - E poi, sull'attuale campionato: "Il nostro obiettivo dev’essere quello di cercare di vincerle tutte, c’è poco da fare. Purtroppo non dipende solo da noi perché quando rincorri devi sperare anche in qualche passo falso o mezzo passo falso delle squadre che ti stanno davanti. Però se prima non vinciamo noi abbiamo poco da fare i conti. Io sono convinto che se noi le vinciamo tutte noi andiamo in serie B: so che non è facile e che può sembrare da pazzi pensarlo, però abbiamo la squadra e la forza per poterlo fare e quindi prepariamo ogni partita cercando di ottenere il massimo, senza mettersi a fare tabelle o a fasciarsi la testa. La cosa migliore è partita dopo partita cercare di raccogliere il massimo per poi fare i conti alla fine. Non c’è una grande differenza a livello di risultati con il Venezia: noi oggi paghiamo sicuramente gli scontri diretti e usciamo penalizzati da due partite nelle quali meritavamo di fare almeno quattro punti e ne abbiamo fatto uno solo. Con la Feralpi, all’andata avevamo sofferto tanto, avevamo giocato male però adesso c’è un altro Parma, un’altra squadra e noi andremo là a cercare di vincere perché siamo obbligati a farlo".

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