La "Pulce" il segreto del Barça? No, è la "Formica" Valverde

Liga

Domenico Motisi

Valverde_Getty

Quando era calciatore lo chiamavano el Txingurri, che in basco vuol dire proprio “formica”. Grazie a lui il club blaugrana sta dominando la Liga dove ha già spazzato via la concorrenza di un Real Madrid che a inizio stagione sembrava invincibile. Ecco chi è Ernesto Valverde Tejedor e come ha rivoluzionato (in silenzio) il suo Barcellona

Ci sono voluti cinque mesi, un derby di Coppa del Re e un rigore sbagliato da Messi per ricordare al Barcellona di Ernesto Valverde cosa vuol dire essere sconfitti. Una partita persa, peraltro ribaltabile al ritorno del Camp Nou, che non intacca minimamente il lavoro straordinario del nuovo allenatore blaugrana: un basco d’adozione, silenzioso, introverso ma per certi versi geniale che ha ricostruito il Barça del post Neymar e Luis Enrique.

L’arrivo a Barcellona

Quando Valverde si è presentato in conferenza stampa come nuovo allenatore del Barcellona era l’1 giugno 2017, quel giorno la Liga era già stata festeggiata a Madrid e da lì a poco la bacheca del Bernabéu si sarebbe arricchita con la duodécima, la Champions League vinta a Cardiff dal Real. C’erano 150 giornalisti ad ascoltare le parole del sostituto di Luis Enrique ma in realtà furono pochi quelli che lasciarono la sala stampa impressionati da quanto appena sentito. Inevitabile: il classe ’64 nato in Estremadura (ma trasferitosi da giovanissimo nei Paesi Baschi) non ha - e probabilmente non avrà mai - la mediaticità di Zidane o la dialettica di Guardiola, né il tono provocatorio e le frasi a effetto di Mourinho, ma quel giorno una cosa particolarmente significativa la disse: "Mi adatterò allo stile del Barcellona, tanto poi in qualche modo riuscirò a lasciare la mia impronta. Di certo c’è che non possiamo continuare così". Sì, perché vincere "soltanto" la Coppa del Re a Barcellona è inaccettabile. A maggior ragione se hai Messi in squadra e questo Valverde lo sa perfettamente.

Ecco chi è el Txingurri

Valverde, infatti, conosceva l’ambiente culé anche prima di firmare il suo nuovo contratto. Lui nel Barcellona ci ha giocato due anni dal 1988 al 1990 ma non furono stagioni fortunate nonostante i 22 gol segnati. Già allora era soprannominato el Txingurri, che il lingua basca vuol dire "formica". Era minuto Valverde, proprio come una formica, ma appunto per questo riusciva a sfuggire alle marcature avversarie. Che poi, fatte le dovute proporzioni, è lo stesso motivo per cui Messi viene chiamato la "Pulce". Cinque mesi fa però il mix Formica in panchina e Pulce in campo non sembrava funzionare. I primi due match ufficiali della nuova era sono stati un autentico disastro. Il doppio confronto in finale di Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid finisce con due vittorie nette dei blancos, Piqué sconsolato in panchina, Asensio che fa ombra a Messi e la sensazione di un divario troppo ampio tra blaugrana e merengues. Come se non bastasse, in quei giorni il Paris Saint Germain paga la clausola di Neymar e porta via da Barcellona il calciatore su cui si puntava per poter ripartire. Al suo posto arriva Dembélé, che si fa male quasi subito.

La ricetta di Valverde

Va tutto male? Non importa, Valverde sa come fare. Sarà anche all’esordio su una panchina così prestigiosa ma alTxingurri non manca l’esperienza. Prima di metter piede al Camp Nou, infatti, ha allenato squadre importanti come Espanyol, Olimpiakos, Villarreal, Valencia e soprattutto Athletic Bilbao con cui ha anche eliminato il Napoli nei preliminari Champions del 2014. Nessun dramma dunque, il Barça viene ridisegnato: non più il tridente classico ma una sola punta (Suárez) con Messi alle sue spalle e Paulinho pronto ad inserirsi. Sì, proprio quel Paulinho che dopo aver deluso al Tottenham sembrava aver concluso la sua avventura in Europa, ma che proprio Valverde ha ripescato dalla Cina. Con un Messi stratosferico che garantisce gol e assist, el Txingurri inizia così a sistemare il vero punto debole della squadra: la difesa. Tra le sue scelte apparentemente impopolari, ma che gli stanno dando ragione, c’è quella di tenere fuori un senatore come Mascherano per far giocare il redivivo Vermaelen, un fantasma a Roma la scorsa stagione. Risultato? Sono 29 i risultati utili consecutivi, nove gol subiti in 19 partite di Liga, un solo gol subito in tutto il girone di Champions. In pochi credevano possibile una prima parte di stagione a livelli così alti, specie dopo il doppio confronto di agosto contro il Real. Adesso invece il Barça ha quasi la Liga in tasca ed è forse la favorita numero uno in Champions League. Primati di gennaio ma con radici forti, costruiti in maniera quasi silenziosa, mattone dopo mattone con quel che c’era in casa. Proprio come farebbe una formica. 

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