Dida e quell'infortunio a Svezia '58 che svelò al mondo Pelé

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Mondiale maledetto per Dida, mondiale benedetto per Pelé e il Brasile che non lascerà scampo alla Svezia in finale (foto ap)
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LA STORIA/9. Edvaldo Alves Santa Rosa, leggendario attaccante del Flamengo, è il titolare designato della maglia numero 10 del Brasile per i Mondiali svedesi, ma esce acciaccato dal match d'esordio con l'Austria, così il ct Feola decide di lanciare O' Rei

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di Lorenzo Longhi

La storia la scrive chi vince. Giusto o sbagliato che sia, funziona sempre così, dalla notte dei tempi, un po’ dappertutto. Se poi chi vince finisce per stravincere, allora c’è poco da sperare: la prospettiva è quella di un perenne ruolo di secondo piano, sino a finire in un dimenticatoio probabilmente immeritato. È, questo, il destino che ha accompagnato la parabola sportiva di un grande attaccante brasiliano, un giocatore che tuttora appartiene alla hall of fame del leggendario Flamengo: si tratta di Edvaldo Alves Santa Rosa, meglio (s)conosciuto come Dida. Il nome non vi dice niente? Ecco, appunto.

Classe 1934, creolo baffuto e brevilineo
, Dida ha 24 anni quando viene scelto dal ct brasiliano Vicente Feola per partecipare ai Mondiali di Svezia. È il 1958, Feola siede sulla panchina della Seleçao da un paio di mesi appena ed Edvaldo è il titolare designato della maglia verdeoro numero 10, in una squadra ricca di fuoriclasse e di fenomeni in erba. Convocazione e fiducia che Dida ha meritato a suon di gol con il Flamengo, con il quale ha vinto già due volte il campionato carioca, e nella tournee italiana precedente il torneo, in cui il talento rubionegro ha mostrato una buona condizione di forma e segnato con buona continuità. Logico, allora, che nel giorno del debutto in Svezia, fra i titolari ci sia anche lui. Domenica 8 giugno 1958, a Uddevalla, il Brasile supera l’Austria 3-0: Edvaldo è la punta centrale, in gol vanno Altafini (doppietta) e Nilton Santos, tutto sembra andare per il verso giusto. A dire la verità, Dida termina la partita acciaccato, ma sembra un dettaglio.



La contusione tuttavia non si assorbe in fretta e, negli anni ’50, non ci sono infiltrazioni miracolose. Dida così è costretto a saltare la seconda gara, contro l’Inghilterra, nella quale Feola fa entrare in squadra Vavà, che tuttavia ha caratteristiche diverse. Il Brasile delude, rischia e pareggia 0-0 con l’Inghilterra, qualcosa non funziona. Dida sta meglio, ma non recupera, e così il ct verdeoro - consigliato dai suoi collaboratori ma anche a seguito delle pressioni dei compagni paulisti e di Leonidas, capocannoniere dei Mondiali del 1938 e a quel tempo influente commentatore radiofonico - cambia tutto nella terza partita del girone, contro l’Unione Sovietica. Vavà resta nell’undici titolare dal quale escono Sani, Joel e Altafini, mentre vi entrano Zito, Garrincha e l’uomo che, sino a quel momento, era stato la riserva vera e propria di Dida, il diciassettenne Edson Arantes do Nascimento, Pelé.

Feola trova la quadratura del cerchio, da quel momento saranno solo vittorie: 2-0 con la Russia, 1-0 con il Galles, 5-2 con la Francia in semifinale e 5-2 anche con la Svezia in finale. Dida, nel frattempo, si è ripreso, ma ormai per lui non c’è più spazio: il mondo ha scoperto Pelé, che da quando ha messo per la prima volta piede in campo ha segnato 6 volte in 4 partite. Edvaldo Alves Santa Rosa, il titolare della vigilia, non vede più il campo: campione del mondo sì, ma appena una meteora in un firmamento che ha trovato il proprio sole nell’uomo che doveva essere la sua riserva.



Dida chiude sostanzialmente così la sua storia con la Seleçao, appena 8 presenze e 5 reti a causa di una contusione, di un fenomeno incrociato sulla sua strada e di una certa cattiva stampa. Neanche i 244 gol in 350 partite che lo avevano fatto diventare il miglior goleador di sempre del Flamengo (lo superò, molto più tardi, solo Zico, che ha peraltro ha sempre indicato in Dida il suo modello, ndr) lo aiutarono a togliersi di dosso l’aggettivo di “medroso”, cioè pauroso, che Leonidas gli affibbiò. Per il resto, ci pensò la grandezza immensa di Pelé ad offuscarlo.

Dida visse pressoché nell’anonimato sino alla morte, avvenuta nel 2002: “Il calcio e la vita mi hanno lasciato solo ferite”, raccontò un giorno. Figurina malinconica e sbiadita di una leggenda scritta da altri, e di una storia poi riscritta da chi ha vinto. Perché Pelé, in un’intervista che tuttora compare sul sito della Seleçao, sostiene - contrariamente a tutte le cronache - di non essere mai stato la riserva di Dida ai Mondiali del 1958, ma di avere saltato la prima sfida solo per un infortunio, senza lasciare a Dida nemmeno questa magra consolazione, pure sempre ribadita con orgoglio anche dallo stesso ex rubionegro.

Nonostante la fama egemonizzante di Pelé, il nome di Dida non è stato totalmente dimenticato, anche perché i numeri della sua carriera in fondo parlano da soli, al di là della scarsa fortuna incontrata nella Seleçao. Così a Maceió, sua città natale nello stato brasiliano dell’Alagoas, alla memoria di Edvaldo Alves Santa Rosa è stato quantomeno dedicato il museo nazionale dello sport, il più significativo di tutto il Brasile. Anche in questo caso, però, c’è spazio per una beffa: il museo consacrato al nome di Dida si trova all’interno delle strutture dello stadio di Maceió, impianto noto ai tifosi come Trapichão. Ma che, tuttavia, è ufficialmente intitolato ad un altro: sì, sempre lui, “Rei Pelé”.

LA SCHEDA DEL MONDIALE
Svezia 1958
Squadre partecipanti: 16
Vincitore: Brasile
Finale:  Svezia-Brasile 2-5 (4’ pt Liedholm, 9’ pt Vava, 20’ pt Vava, 10’ st Pelé, 23’ st Zagallo, 35’ st Simonsson, 44’ st Pelé)
Finale 3° e 4° posto: Francia-Germania 6-3 (16’ pt Fontaine, 18’ pt Ciesclarczyk, 27’ pt rig. Kopa, 36’ pt Fontaine, 5’ st Douis, 7’ st Rahn, 33’ st Fontaine, 39’ st Schafer, 44’ st Fontaine)
Capocannoniere: Just Fontaine (Francia), 13 reti

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