Mondiali, l'Argentina pensa al 2030: piano per ospitare il "centenario" insieme a Uruguay e Paraguay

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Argentina, Uruguay e Paraguay lavorano per riportare il Mondiale dove è stato, nel 1930, disputato per la prima volta. Pronta una candidatura congiunta: già individuate 12 città per la fase finale del torneo

La corsa ai Mondiali del 2030 è già cominciata. A pochi mesi dalla competizione che si svolgerà in Russia, sono già arrivate le prime candidature per quello che sarà un evento ancora più suggestivo: tra 12 anni, infatti, ricorrerà il centenario della Coppa del Mondo, che per la prima volta - allora si chiamava Coppa Jules Rimet - si giocò nel 1930 in Uruguay (e a vincerla fu lo stesso Uruguay, in finale contro l’Albiceleste, ndr). Ed è proprio in Sudamerica che Argentina, Uruguay e Paraguay vorrebbero riportare il torneo, presentando una candidatura congiunta. I segretari e gli esponenti delle tre nazioni avrebbero - come comunicato nella conferenza stampa tenutasi nella serata di lunedì - già individuato 12 città in grado di ospitare le partite della fase finale dei Mondiali: otto ricadrebbero nel territorio argentino, Uruguay e Paraguay ne avrebbero invece due a testa. I nomi, però, al momento restano top secret. L’intenzione, quella, è invece più che manifesta.

L’Argentina punta su Messi

L’edizione del 2030 dei Mondiali sarà a 48 squadre e le tre nazioni candidate puntano forte sulla possibilità che, dopo 100 anni, la competizioni torni dove è nata. A remare insieme ai dirigenti argentini, inoltre, ci sarà anche Leo Messi, che gli stessi funzionari hanno già incontrato per discutere del progetto: “Abbiamo trovato Messi disposto ad aiutarci a diffondere il messaggio che i tre Paesi posseggono le caratteristiche per organizzare la Coppa del mondo - ha spiegato il segretario sportivo argentino Carlos Allister - È molto importante per noi avere il supporto dei giocatori, perchè loro sono completamente staccati da qualsiasi connotazione politica”. Con Messi, anche Luis Suarez, “arma” della Federazione uruguayana, ha già pubblicamente sostenuto il piano per il 2030. Finora, i co-organizzatori non hanno rivelato a quanto ammonterebbero i costi di organizzazione del torneo: “Oggi non possiamo dire quali saranno i costi finali per ciascun Paese, ma non possono essere riconducibili solo alla realizzazione di infrastrutture. C’è una misura immateriale dei ricavi. Un paese, ospitando un evento di tale importanza, guadagna in coesistenza, integrazione, identità e costruzione della cittadinanza”.

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