Mondiali Russia 2018: da "Un'estate italiana" fino a Pitbull e "Waka Waka", tutte le colonne sonore

Mondiali

Marco Salami

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Sarà Will Smith con Nicky Jam a cantare l'inno del prossimo Mondiale in Russia. Pronti al tuffo nel passato? Ecco tutte le canzoni ufficiali dei campionati del mondo di calcio, dalle più recenti di Pitbull e Shakira, fino a Un'estate italiana del mitico duo Bennato-Nannini. Ma nella storia ci sono entrati anche i brani non ufficiali, e scelti dai tifosi durante il torneo

A WILL SMITH L'INNO DI RUSSIA 2018

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Il brano ufficiale non è ancora noto, né nel titolo né nelle sue parole. Ma il nome di chi lo canterà sì: Will Smith, da principe di Bel-Air a zar di Russia, o almeno dal punto di vista musicale e da quello dei Mondiali 2018. Cinque album incisi in carriera, compresa la sigla di quella serie tv diventata un vero e proprio cult negli anni Novanta. No, verosimilmente l'attacco sarà diverso da quel suo celebre: “Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata…”, ma certamente non mancheranno ritmo e allegria, colori nel videoclip, emozione e cuore. Perché sono state tutte così le canzoni della Coppa del mondo, da cantare a squarciagola e da ballare. E perché questo sono i Mondiali di calcio: il più grande evento sportivo di sempre con Super Bowl e Olimpiadi. Immancabili allora le relative colonne sonore. Magiche, come quelle (e tante altre) Notti di calcio. Ecco tutte le quelle ufficiali dei campionati del mondo dal 1962 ad oggi.

Alzate le vostre bandiere al cielo

Iniziava esattamente con queste sei parole We Are One (Ola Ola), la canzone ufficiale degli ultimi Mondiali brasiliani del 2014. Colori, luci, ritmo che scorre nel sangue. Di tutto un popolo che per il calcio ci vive, e che quell’8 luglio se lo ricorderà per sempre come il Mineirazo dei sette gol subiti dalla Germania in semifinale. Un ritmo che scorre nelle vene anche però di Pitbull, insieme a Jennifer Lopez e Claudia Leitte per quella che è stata la canzone ufficiale del 2014. Nell’album One Love, One Rhythm insieme ad altre tredici tracce, c’era anche l’inno ufficiale del Mondiale - dal 1998 distinto dalla canzone ufficiale. Dar um Jeito, era il titolo, meglio noto come We Will Find a Way, scritta da Carlos Santana, Avicii, Wyclef Jean e Alexandre Pires.

This time for Africa

Impossibile non ballare su quelle note, e anche per chi non è abitué della danza, impossibile non sorridere, in un Mondiale ancora triste per l’Italia (fuori ai gironi) ma dal ritmo straordinario. In finale vincerà la Spagna col gol di Iniesta, e trionferà anche Piqué dopo che la consorte, Shakira, aveva trionfato per tutte le radio del mondo con Waka Waka. L’istantanea è quella: lei, il gruppo sudafricano Freshlyground, un microfono in mano e il mondo intero a danzare sul ritmo dettato dall’FNB Stadium di Johannesburg nella cerimonia inaugurale. Un ritornello preso direttamente dalla meno celebre Zangalewa, inno popolare camerunese di origine militare, e in tutte le tv del mondo insieme anche a Wavin’ Flag, scritto dal rapper K’naan e scelto dalla Coca Cola come inno promozionale di quel Mondiale.

Seven Nation Army

No, non fu quella la canzone ufficiale di quel Mondiale, e non ne fu nemmeno l’inno. Fu però l’autentica colonna sonora scelta a suon di popolo. Il nostro. Quelli del “Popopopo”, di Cannavaro che alza al cielo il quarto Mondiale, e - prima ancora - del rigore di Grosso, di Del Piero che chiude la semifinale contro la Germania e di tanto altro ancora. La canzone dei White Stripes divenne l’autentico tormentone della coppa del 2006, anche se la canzone ufficiale fu la tedesca Zeit Dass Sich Was Dreht (Celebrate the Day), scritta da Herbert Grönemeyer e realizzata con Amadou & Mariam, coppia di musicisti maliani - lui alla chitarra, lei voce - nel simbolo di unione di lingue, musiche e popoli quale rappresentano i Mondiali di calcio.

Da Vangelis a Ricky Martin

Dei film e dello sport ne ha scritto la storia. Vangelis, pseudonimo di Evangelos Odysseas Papathanassiou, ha regalato le colonne sonore di una vita. Come in Momenti di gloria o Blade Runner, capace di emozionare senza nemmeno l’uso di una singola parola. Suo, strumentale come da regola, fu l’inno del Mondiale nippo-coreano del 2002, The Anthem, l’inno, appunto. Che seguì alla canzone ufficiale di Francia ’98 di Ricky Martin: La copa de la vida. A braccetto con l’inno ufficiale La Cour des Grands di Youssou N'Dour ed Axelle Red.

Gloryland?

1994, Pasadena, Usa. Il rigore di Roberto Baggio finisce alto e l’Italia perde il Mondiale al suo atto finale, contro il Brasile. Altro che Gloryland quella, come recitava il titolo dell’inno ufficiale scritto e interpretato da Daryl Hall e The Sounds of Blackness. Più che terra di gloria, quella, fu di disperazione... come però era già successo anche quattro anni prima, nel 1990, sotto il cielo di un’estate italiana.

Notti magiche

Bennato, Nannini. E forse basterebbero questi due nomi per far venire la pelle d’oca a chi quel Mondiale lo seguì col cuore in gola e pieni di speranze. Finirà tutto in semifinale, e ancora ai rigori contro l’Argentina di Maradona che poi perderà in finale contro la Germania. Un’estate italiana, tratta dall’originale To Be Number One di Tom Whitlock, non fu solo la musica di qualche partita. Fu la colonna sonora di una generazione. Del calcio. Dei sogni di un popolo che si uniscono nel pallone. Via le differenze politiche, via quelle religiose. Una sola fede, colorata d’azzurro. “Forse non sarà una canzone / A cambiare le regole del gioco / Ma voglio viverla cosi quest’avventura / Senza frontiere e con il cuore in gola”.

Ennio Morricone e Placido Domingo

Sì, ci sono anche loro tra i nomi di chi ha composto una colonna sonora Mondiale. Anche se in realtà è dall’edizione del 1962 in Cile che c’è una canzone a dare ritmo alle partite. I primi furono proprio i cileni del Los Ramblers con El Rock del Mundial ad accompagnare il secondo titolo del Brasile. Dunque ecco Lonnie Donegan con World Cup Willie per il trionfo casalingo del 1966 degli inglesi, che il secolo prima inventarono il calcio. Nel 1970, poi, fu un brasiliano come Roberto do Nascimento a mettere in musica la terza impresa mondiale del suo Brasile in Messico. Nel 1974, invece, tris tutto tedesco (ovest): nazione ospitante, vincitrice e cantanti, con Fussball ist unser Leben. Nel 1978 a comporre l’inno fu invece proprio Ennio Morricone, due Oscar per le sue colonne sonore (uno alla carriera) e anche la Marcia del Mundial ’78 nel proprio curriculum. Nel 1982 gli spagnoli risposero allora con Placido Domingo. Mentre per la Mano de Dios del 1986, fu Juan Carlos Abara a scrivere e cantare El mundo unito por un balón. Certamente uno dei significati più belli e profondi dei Mondiali di calcio.

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