Confine Usa Messico, l'appello di Layun dai Mondiali: "I bambini non devono soffrire"

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Il messaggio dell'esterno della nazionale di Osorio sulla questione frontiera Messico-Usa, con le foto dei bambini separati dalle rispettive famiglie e dunque imprigionati nei centri di detenzione ad aver fatto il giro del mondo: "Non sono nessuno per giudicare ma vi supplico: fate qualcosa, loro soffrono senza aver alcuna colpa"

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In campo ha corso su tutta la fascia, avanti e indietro, come tutti i messicani che hanno regalato una vittoria memorabile sui campioni in carica della Germania. Cuore, grinta, sacrificio, e quelle combinazioni a tutta velocità che hanno portato al gol decisivo di Lozano. Sulla corsia di destra c’era lui, Miguel Layun, classe 1988, esterno per l’appunto del Siviglia, in prestito dal Porto. Tutta fascia, dal ruolo di terzino nel club all’ala in Nazionale. 18 le partite in stagione, 64 le presenze col Messico e già cinque nei Mondiali di calcio. Da sempre un simbolo del mondo unito, tutti insieme sopra lo stesso campo, a darsi la mano prima e dopo la partita. Non è un caso allora che il messaggio di Layun possa fare rumore, insieme ai tanti che si sono mobilitati contro quello che sta succedendo alla frontiera proprio tra il suo Messico e gli Stati Uniti. “Queste immagini mi rattristano e mi fanno male - ha scritto lui su Twitter-. Io non sono nessuno per giudicare, ne ho alcun potere, ma voglio solo chiedere alle persone che ne hanno la capacità e il potere di parlare, anzi li supplico, di fare qualcosa. I bambini non sono responsabili di ciò che sta accadendo, e non devono soffrire mai”.

Frontiera, cosa sta succedendo

Sono giorni di caos al confine tra Messico e Usa, con la politica di tolleranza zero del presidente Trump contro gli ingressi clandestini in America. The Donald in campagna elettorale del suo muro a dividere i due stati ne fece un cavallo di battaglia, non solo per sorvegliare, ma per bloccare fisicamente la frontiera. La nuova linea applicata nei giorni più recenti da Trump, e che ha fatto eco in tutto il mondo, prevede allora che tutti i clandestini entrati illegalmente in America siano perseguiti per legge e detenuti. Tutti, senza misure straordinarie per i tanti che entrano negli Stati Uniti con i figli minori. Secondo infatti la “sentenza Flores” del 1997 gli stessi minori non possono a loro volta essere perseguiti per legge, dunque detenuti. E se in passato Obama si era rifiutato di separare le famiglie, evitando di spedire dietro le sbarre i genitori e i figli in “centri di ricovero" specializzati, Trump non è stato dello stesso avviso. Decisione drastica, e immediata, con oltre 2mila bambini allontanati in lacrime da mamma e papà. Poi, però, sull’onda lunga delle proteste (comprese quelle della moglie Melania) la prima svolta, quando lo scorso mercoledì (20 giugno) lo stesso Presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo. Il nuovo decreto stabilisce infatti che le famiglie, nell’attesa che un giudice federale decida sul loro diritto di rimanere o meno negli Stati Uniti, vengano detenute insieme. E sempre nell’attesa di una revisione della “sentenza Flores”, le immagini dei piccoli messicani imprigionati nei centri di detenzione hanno fatto il giro del mondo. Portando appelli da ogni parte del pianeta. Compresa la Russia, dove Layun ha voluto far sentire la propria voce, in difesa dei più piccoli: “Che non soffrano. Mai più”.

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