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Mondiali Russia 2018: l'incognita della Serbia sulla strada del Brasile

Mondiali

Federico Aquè

La Nazionale allenata da Mladen Krstajić ha un gioco semplice ma efficace, e non è detto che non possa mettere in difficoltà i brasiliani, che non sono sembrati brillanti nelle prime due uscite

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Il Brasile è una delle principali favorite per la vittoria del Mondiale ma le sue prime due partite non sono state all’altezza delle aspettative. Al pareggio per 1-1 all’esordio contro la Svizzera è seguita la vittoria per 2-0 contro la Costa Rica con due gol nei minuti finali di Coutinho e Neymar, al termine di una partita frustrante per la strategia difensiva quasi perfetta della Nazionale allenata da Oscar Ramírez. La sfida dell’ultima giornata contro la Serbia non può essere quindi presa sotto gamba dalla Nazionale di Tite, specialmente perché la Serbia ha dimostrato di essere un avversario molto ostico. La qualificazione del Brasile agli ottavi non è insomma scontata, anche se comunque può permettersi di pareggiare per passare il turno.

In realtà, sono i serbi ad avere l’obbligo della vittoria per superare la fase a gironi, ma è improbabile che il loro atteggiamento sia molto diverso da quello mostrato contro Costa Rica e Svizzera. Oltre all’inferiorità tecnica, che rende quindi complicato imporre al Brasile una partita difensiva, la squadra costruita dal CT Krstajic non sembra così sofisticata da poter cambiare il proprio stile a seconda delle circostanze. Sulla trequarti, però, la Serbia può fare la differenza anche contro il Brasile e in particolare la partita potrebbe decidersi sulla fascia in cui si incrociano i due giocatori a cui spetta rendere imprevedibile il sistema, improvvisando: Tadic e Neymar.

I punti di forza della Serbia

In fase offensiva la Serbia è una squadra semplice, che punta ad arrivare velocemente dai suoi trequartisti, con una suddivisione dei compiti piuttosto rigida. A sinistra la Nazionale di Krstajic ha più qualità per costruire l’azione, grazie alla presenza di Kolarov e ai movimenti ad aprirsi sul centro-sinistra di Matic, che con i suoi filtranti di sinistro sa far arrivare con precisione la palla sulla trequarti. A destra invece domina Tadic, l’unico a cui è concesso di rallentare il ritmo, dando il tempo ai compagni di avvicinarsi e occupare l’area di rigore.

Le scelte di Tadic determinano non solo lo sviluppo della manovra ma anche i movimenti di chi gli gioca vicino. Quando la palla è tra i suoi piedi l’azione della Serbia rallenta e così Ivanovic ha il tempo di sovrapporsi, Milivojevic o Matic possono avvicinarsi in appoggio, Milinkovic-Savic, Mitrovic e l’esterno sinistro possono attaccare l’area. Tadic è molto creativo ed è in grado di creare occasioni da gol praticamente da solo, una qualità vitale in una squadra dalla manovra poco elaborata. Contro la Svizzera, Tadic ha costruito il gol di Mitrovic disorientando Rodríguez e crossando con precisione estrema sulla testa del numero 9 serbo.

La manovra essenziale della Serbia si nota dalle interazioni deboli tra i giocatori. L’unica degna di nota è quella tra Kolarov e Kostic, collegati dalla linea più spessa.

L’altro trequartista che può fare la differenza contro il Brasile è Milinkovic-Savic. In maniera opposta a Tadic, il laziale è utilizzato per velocizzare la manovra, alzando il pallone o coinvolgendolo nelle combinazioni nello stretto vicino all’area. Con il suo strapotere fisico e tecnico, Milinkovic-Savic è una scorciatoia che toglie parecchie responsabilità ai compagni che giocano alle sue spalle. Non importa come gli arrivi la palla, perché sembra sempre essere in grado di ripulirla e di trasformarla in un’occasione. In Nazionale, comunque, è meno coinvolto e il suo gioco è più essenziale rispetto a quanto mostrato con la Lazio: quando la Serbia alza la palla, ad esempio, spesso il riferimento è Mitrovic.

Anche se le sue qualità vengono utilizzate solo in parte, Milinkovic-Savic è con Tadic il principale riferimento creativo della Serbia: il laziale ha creato finora 5 occasioni, l’esterno mancino del Southampton 4 (i migliori della Serbia). Le speranze di passare agli ottavi battendo il Brasile passano soprattutto da loro due, specie se Tadic riuscirà a farsi trovare dietro Marcelo, chiamando fuori posizione Casemiro e liberando lo spazio al centro per Milinkovic-Savic: contenerlo, a quel punto, diventerebbe molto complicato per la difesa brasiliana. Ad aiutarli ci sarà uno tra Ljajic e Kostic, gli unici giocatori che Krstajic ha alternato nelle prime due partite: il primo ha giocato contro la Costa Rica, il secondo contro la Svizzera. Ljajic è più attirato dal pallone rispetto a Kostic, che invece è più verticale. Nessuno dei due, comunque, influenza la manovra della Serbia quanto Tadic e Milinkovic-Savic.

I difetti del Brasile

La stella polare che guida i compagni e indirizza la manovra del Brasile è ovviamente Neymar. Il gioco della Nazionale verdeoro è studiato per mettere Neymar nelle condizioni migliori per esprimersi. I momenti più difficili contro Svizzera e Costa Rica hanno mostrato, però, che, se la manovra non è abbastanza brillante da aprire spazi e limitare l’intervento di Neymar alla definizione o alla finalizzazione della giocata, il numero 10 finisce per avere troppe responsabilità e tende a mostrare il lato più controverso del suo gioco.

Quando la squadra fatica a costruire, Neymar prova spesso a risolvere le cose da solo, abbassandosi a prendere la palla dai piedi dei compagni e trasformando la partita in una sfida personale contro chiunque provi a fermarlo. Contro la Svizzera ha tentato 10 dribbling (gliene sono riusciti la metà, 5) e subito 10 falli; contro la Costa Rica si sono dimezzati sia i dribbling (5, di cui 3 riusciti) che i falli subiti (4), per merito sia della strategia difensiva dei “Ticos” che dell’ingresso di Douglas Costa, che ha cambiato la partita alzando immediatamente la pericolosità degli attacchi brasiliani da destra, togliendo responsabilità a Neymar.

Nel primo tempo contro la Costa Rica la manovra del Brasile è apparsa fin troppo scolastica e Neymar, che restava largo per facilitare la risalita del campo dalle fasce, era costretto a giocate di altissimo livello per cancellare l’inferiorità numerica imposta dalle catene laterali costaricensi. Il 5-2-3 di Ramírez riusciva infatti a coprire ogni spazio in campo. Gli interni di centrocampo proteggevano il centro e spingevano il Brasile ad allargare il gioco, ma una volta sulla fascia la manovra verdeoro, in inferiorità numerica contro i quattro giocatori avversari - cioè i tre giocatori più esterni (il centrale difensivo, il laterale e l’esterno d’attacco) e il centrocampista dal lato della palla - faticava ad avanzare.

Il 4-3-3 del Brasile è chiaramente sbilanciato a sinistra: Marcelo, Coutinho e Neymar dominano il possesso mentre a destra le connessioni tra Fagner, Paulinho e Willian sono molto più deboli.

Gli ingressi di Douglas Costa e Firmino avevano trasformato il Brasile nel secondo tempo, alzando il ritmo e la qualità delle giocate. Entrambi avevano poi contribuito direttamente alle azioni dei due gol negli ultimi minuti: Firmino con una sponda di testa in area che, toccata da Gabriel Jesus, è arrivata a Coutinho; Douglas Costa con l’assist per Neymar.

Contro la Serbia, la Nazionale verdeoro non sarà posta di fronte agli stessi dilemmi messi in campo dal Costa Rica, anche se l’assenza per infortunio di Douglas Costa priva Tite di un giocatore potenzialmente decisivo con cui cambiare la partita. Difficilmente, infatti, la Serbia sarà in grado di giocare con l’attenzione difensiva della Costa Rica: Matic e Milivojevic hanno mostrato grossi limiti nella protezione dello spazio tra le linee, venendo attirati fuori posizione e aprendo voragini alle loro spalle, mentre Ivanovic potrebbe invece diventare il bersaglio dei dribbling di Neymar e avrà bisogno del supporto costante di un compagno. Abbassando troppo Tadic per seguire Marcelo, però, la Serbia si priverebbe di un riferimento chiave per risalire il campo una volta recuperata la palla.

Le condizioni che potrebbero venire a crearsi sulla fascia sinistra, la più importante per il Brasile in fase offensiva, oltre che ovviamente la superiorità tecnica complessiva, rappresentano le principali fonti di ottimismo per migliorare il livello della prestazione rispetto alle prime due partite e ottenere definitivamente la qualificazione agli ottavi.