Mondiali 2018 Russia, il riscatto di Akinfeev: l'erede incompiuto di Yashin riscrive la storia

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"Sì, volevamo i rigori". Dunque le sue parate, su Koke e Aspas che portano la Russia dove mai era arrivata prima. Igor Akinfeev ha cancellato il passato con i guantoni e un piede sul penalty decisivo. L'erede incompiuto di Yashin e Dasaev ha fatto grande la Russia

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Aspas calcia e lo spiazza. Ma lui ci arriva col piede. Due rigori parati, e da reietto diventa eroe. Anche solo per un giorno. Nome e cognome: Igor Akinfeev. E a quattro anni di distanza il suo mondo si è capovolto. Contro la Spagna la tattica era quella, dichiarata, anche dallo stesso portiere dopo la partita: “Con sincerità? Speravamo nei rigori, perché altrimenti è davvero difficile battere una squadra come la loro”. Poi però sul dischetto ci devi andare. Perché se la Roja di Hierro era più forte, lo era soprattutto dal punto di vista tecnico, che incide e non poco nel tiro dal dischetto. Eppure la lotteria ha scombinato le carte, come sempre. Tutti in rete i rigori dei russi. Freddi dagli undici metri quanto il loro inverno. Ai miracoli allora ci ha pensato Igor, che nel 2014 aveva di fatto spinto da solo giù nel burrone la nazionale al tempo allenata da Fabio Capello. Contro la Corea, nel suo esordio Mondiale, il gol di Kim in realtà se lo fa da solo. Tiro da fuori. Centrale. Facile da parare. Akinfeev perde però il pallone che si infila beffardo in rete. Qualche giorno dopo completa la frittata contro l’Algeria uscendo a vuoto su un corner. Inzuccata di Slimani e Russia a casa. Fischi e fiasco, il suo. Di un portiere che al Luzhniki ha però trascinato la sua nazionale dove mai era arrivata prima.

Da Yashin a Dasaev

Nato a Vidnoe, tre chilometri di distanza dalla capitale Mosca. Dove c’è la sua casa e dove è stata anche quella di Lev Yashin. L’unico portiere di sempre a vincere un Pallone d’Oro, nel 1963, e che per sempre è stato anche la zavorra sulla schiena di Igor Akinfeev. L’erede. Il predestinato. Nel Cska da quando aveva sette anni, con la leggenda del calcio sovietico campione d’Europa nel 1960 ad aver giocato per la rivale della Dinamo. Il parallelo tra i due è stato tracciato fin da sempre. Da quando Igor, classe 1986, era giovane e di belle speranze. Lev il capostipite della famiglia di portieri russi del domani. Una tradizione poi portata avanti da Rinat Dasaev, altra leggenda dei pali e allenatore di Akinfeev nei suoi primi anni di carriera, che lo scelse anche come suo erede. Dichiarato. Due paragoni, pesanti, entrambi sempre delusi fino al pomeriggio del Luzhniki. Perché Akinfeev non è stato certo portiere irresistibile anche in passato e nel club - parola di un Fabio Capello non troppo colmo di lodi per il suo estremo difensore nel Mondiale del 2014. Sul web qualche video delle sue papere c’è, come però su Twitter c’è anche un video che sa di premonizione. Postato dal profilo ufficiale della nazionale russa, si vede Dyzuba parare col piede un rigore in allenamento come se volesse insegnare al proprio portiere come si fa. Tuffo sul lato opposto. Dinamica più blanda. Ma di fatto il miracolo di Igor su Aspas è lo stesso. Quello del riscatto. Che cancella il passato e che a 32 anni gli fa riscrivere la storia della sua nazione. Magari anche solo per un giorno, sì, ma eroe. Come cantava David Bowie.

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