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Iran, il messaggio negli spogliatoi dopo la partita con Belgio ai Mondiali

Mondiali

Dopo il pari con il Belgio, giocatori e staff dell'Iran hanno scritto un messaggio negli spogliatoi dello stadio di Los Angeles: "Dall'antica Persia all'Iran civile di oggi, lo spirito dell'Iran rimane vivo e saldo. Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità. Che la pace, il rispetto e l'amicizia prevalgano tra tutte le nazioni". La nazionale ha già lasciato gli Usa e fatto ritorno nel ritiro in Messico

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Un messaggio scritto in inglese, lasciato sulla lavagna tattica degli spogliatoi dello stadio di Inglewood, dopo il pareggio per 0-0 contro il Belgio. I giocatori e lo staff della nazionale iraniana hanno lasciato Los Angeles e gli Stati Uniti e fatto ritorno nel loro ritiro in Messico, a Tijuana. Ma prima, Taremi e compagni, hanno lasciato scritto questo messaggio. Quasi una lettera aperta, rivolta a tifosi, cittadini dell'Iran e alla comunità iraniana degli Stati Uniti che in questi giorni ha sostenuto la nazionale: "Dall'antica Persia di migliaia d'anni fa all'Iran civile di oggi, lo spirito iraniano resta vivo e saldo. Siamo venuti qui a Los Angeles con orgoglio, abbiamo giocato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la tua ospitalità. E grazie a ogni cittadino iraniano che ha dato il suo cuore, la sua voce e la sua anima per l'Iran in questi centottanta minuti. Che la pace, il rispetto e l'amicizia prevalgano tra tutte le Nazioni".

Iran, le proteste e il ritorno forzato in Messico

Subito dopo la partita pareggiata contro il Belgio, l’Iran ha nuovamente lasciato gli Stati Uniti e fatto ritorno in Messico, nel suo ritiro di Tijuana. Una consuetudine, ormai, per la squadra, che già dopo la gara d’esordio contro la Nuova Zelanda era stata costretta a uscire dubito dagli Usa per tornare al loro quartier generale, nonostante la nazionale iraniana, da programma, sarebbe dovuta ripartire dopo l’allenamento di scarico della mattina successiva e il pranzo. Un cambio di programma forzato, secondo lo stesso Ct iraniano, che aveva detto: "Non sappiamo perché ci stiano riportando in Messico. Penso sia molto strano. Sembra che siano altri a pianificare per noi, decisioni prese altrove. Non ho idea del perché dobbiamo ripartire ora, dovevamo restare la notte e per il pranzo. Non ce l’hanno spiegato". Nella partita d’esordio, qualche fischio era piovuto al momento dell’inno nazionale, all’interno dello stadio, dove alcuni tifosi indossavano simboli di proteste contro il regime. La situazione era comunque rimasta tranquilla, anche fuori dallo stadio, con l’area intorno a Los Angeles che ospita la più grande comunità al mondo di fuoriusciti dall’Iran.

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