Introduzione
El triunfo más importante de mi vida, l'ha definita così la storica vittoria del suo Paraguay sulla Germania Gustavo Alfaro, il Ct che dispensa saggezza con aforismi. Dopo il Mondiale del 2022 alla guida dell'Ecuador aveva pubblicato un libro intitolato "Cacciatori di utopie impossibili". Ecco, ora l'ha raggiunta per davvero. È uno dei sei Ct argentini al Mondiale, il santone in patria Chilavert (il portiere delle punizioni imparabili) lo aveva definito "ciarlatano che sa solo parlare forbito". Chi è l'allenatore colto che ha regalato ai paraguaiani un giorno di festa nazionale
MONDIALI: IMPRESA PARAGUAY, GERMANIA ELIMINATA - NEWS LIVE
Quello che devi sapere
Ventidue giocatori e, alla fine, non vincono i tedeschi
Il governo ha dichiarato un giorno di festa nazionale. In patria la gente si è riversata per le strade in una 'fiesta total' che ha i contorni del miracolo. Il piccolo Paraguay — che peraltro aveva preso quattro schiaffi all'esordio dai padroni di casa Usa — è agli ottavi di finale. Non solo: è agli ottavi dopo aver battuto l'onnipotente Germania, una squadra che ai Mondiali sbaglia davvero raramente; cancellando con un colpo di spugna dalla storia quel famoso aforisma del calcio "semplice", per cui "ventidue uomini rincorrono un pallone e, alla fine, vincono i tedeschi". Non questa volta. E Alfaro è uno che di aforismi se ne intende.
Difensivista a chi?
Non gli vorrà certo male il buon Gary Lineker, ma all'arguzia dell'attaccante british anni Novanta, lui preferisce Hemingway, Aristotele, letteratura e cantautorato latino o, al massimo, Pat Riley, giusto per rimanere nel campo sportivo. E un po' forse si somigliano pure, con quel capello argentato e laccato di gel che strizza l'occhio a Michael Douglas in Wall Street. "Se voglio costruire una squadra offensiva, la prima cosa che devo fare è lavorare sulla disciplina difensiva, altrimenti me ne vado subito", parola di Riley. Perché Alfaro è così, usa le citazioni per motivare se stesso e i suoi giocatori. Per parlare di pallone, di fútbol.
L'allenatore che fa esonerare gli altri allenatori
Gustavo Alfaro di primavere ne ha sessantadue, allena dal 1992 e conta nel suo abaco più o meno novecento partite da allenatore. Carriera da calciatore modesta, per lo più tra le fila del piccolo Atlético de Rafaela, una squadra che nel proprio palmares ha appena due campionati vinti (ma di serie B). A trent'anni chiude col calcio giocato: vuole allenare. Oggi lo fa con un aplomb da avvocato o commercialista. Elegantissimo coi gemelli ai polsini della camicia. Palmares non ricchissimo, ma in passato guidò l'umile Arsenal di Sarandì a una Copa Sudamericana e a un campionato argentino. Quelle cavalcate portarono, tra l'altro, all'esonero di diversi allenatori incontrati sul cammino (come quello di Passarella al River). Nagelsmann è avvisato.
Cacciatori di utopie impossibili
Che Alfaro abbia fatto il doppio gioco col destino lo si capisce facendo un passo indietro nella storia Mondiale, partendo dalle qualificazioni. Ecco, le prime due partite di qualificazioni alla Coppa del mondo 2026 Alfaro le fa alla guida del Costa Rica, poi viene esonerato post eliminazione ai gironi della Copa America 2024 nonostante un'inutile vittoria l'ultima partita del gruppo. Contro chi? Ovviamente il Paraguay.
Pochi mesi dopo subentra proprio nella nazionale paraguaiana e strappa il pass per il suo secondo Mondiale da Ct. Il primo era stato nel 2022 con l'Ecuador (fuori ai gironi). Dopo quel torneo aveva pubblicato un libro: "Cacciatori di utopie impossibili" (“Cazadores de utopías imposibles”). Non era pazzo, stava soltanto prendendo la mira.
"A volte è cumbia, altre volte è rumba"
Sarà. Intanto oggi l'Ecuador lo allena Beccacece, altro argentino (sono sei in totale) e altro personaggio da romanzo di formazione con sfumature filosofiche che ha citato il rock sudamericano oltre a San Martín e Bolívar dopo la vittoria-qualificazione, guarda un po', contro la Germania. Alfaro è detto 'el profesor' ma anche 'el cazador' (il cacciatore). A ventidue anni smette di studiare ingegneria chimica: "Mi sono reso conto di quanto fossi ignorante, così ho iniziato a leggere". Leggere e scrivere, per la precisione; e non solo il libro "dell'utopia", ma proprio appunti, citazioni, per lo più. Il taccuino sempre in tasca come l'arma di un cacciatore: "Ogni volta che mi piace una frase la annoto". Altre se le inventa: ecco perché il suo Paraguay "balla al ritmo della musica che sente, a volte è cumbia altre volte una rumba".
La parata a Chilavert
E dire che il Mondiale era iniziato malino. Se il concetto di 'malino' rende l'idea dei quattro schiaffi presi all'esordio dagli Usa di Pochettino (altro argentino). Dopo quella partita Alfaro venne apertamente criticato in patria da José Luis Chilavert, il portiere delle punizioni imparabili: "È un ciarlatano che sa solo parlare bene". Lui? Inamovibile, vertical, come dicono da quelle parti, perché sapeva bene che "la gara non si vince alla prima curva, ma quando cala la bandiera" (Fangio).
L'ombra del gigante e il nano
Poi, in ordine sparso, tra citazioni reali e altre attribuite: "La speranza è il sogno di chi è sveglio" (Aristotele), "trionfiamo e perdiamo molto meno di quanto crediamo" (Borges), "vai sempre con quello che indossi" (manifesto sentimentale di Joan Manuel Serrat, Sinceramente tuyo), "l’uomo ha bisogno di due anni per imparare a parlare e sessanta per imparare a tacere" (Hemingway), aggiungendo "io ne ho sessantuno quindi ho imparato a stare zitto".
O ancora: "È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio" (Einstein). E la sua preferita, ripetuta come un mantra prima dell'impresa sulla Germania: "Non spaventarti quando vedi l’ombra di un gigante, prima guarda dove si trova il sole, perché potrebbe essere l’ombra di un nano". Ecco, questa è una delle frasi cult che ha pronunciato spesso nelle sue interviste. È un aforisma attribuito a Novalis. Poeta. Era tedesco.
