Mondiali di calcio, accadde oggi: il palo di Rensenbrink che cambiò la storia
un gol al giornoLa storia dei Mondiali ripercorsa con un gol al giorno. Per tutta la durata del Mondiale 2026 ripeschiamo quotidianamente una rete che è stata segnata nelle passate edizioni, proprio in quel giorno. Oggi vi raccontiamo non di un gol ma di un palo: il più famoso nella storia del calcio, perché avrebbe potuto cambiarla
- 25 giugno 1978
- Mondiale Argentina 1978
- Argentina-Olanda 3-1 (finale)
38' Kempes (A), 88' Nanninga (O), 105' Kempes (A), 115' Bertoni (A)
È il palo più famoso della storia del calcio. Ecco, forse se la gioca con quello del ragionier Fantozzi che spacca il vetro di una finestra e riceve in cambio un cazzotto in faccia (“Scusi, chi ha fatto palo?”). Tornando seri, perché su un palo che decide una finale Mondiale c’è poco da scherzare, il palo di Rensenbrink resterà il più grande dei “what if” calcistici. È la pallina da tennis che rimbalza sul nastro in Match Point di Woody Allen, è Gwyneth Paltrow che prende o non prende la metro in Sliding doors. È la sottilissima linea che fa la differenza tra vincere e perdere nello sport. L’Olanda, la grandissima Olanda che negli Anni Settanta spiegava calcio, si ferma lì, a quel palo. La finale contro l’Argentina padrona di casa è sull’1-1, il 90’ è scoccato da quattordici secondi quando un lancio di Brandts in area viene letto malissimo dalla difesa e Rob Rensenbrink detto "il Serpente" si trova inaspettatamente tutto solo davanti a Fillol. Il portiere argentino gli va incontro per chiudergli lo specchio, ma Rensenbrink allungando il piedino sinistro lo anticipa. Poi il tempo si ferma. La palla si dirige verso la porta, colpisce il palo, poi torna indietro, buona per essere spazzata via dalla difesa graziata. Ai supplementari finirà 3-1 per l’Argentina, grazie alle reti di Kempes e Bertoni. Se nel 1974 l’Olanda poteva prendersela solo con se stessa per aver gettato alle ortiche un Mondiale che pareva impossibile da perdere, quattro anni dopo lo zampino del caso è evidente. Ma il risultato non cambia, e quella generazione olandese chiude il suo ciclo con due sconfitte in finale. I perdenti più belli e più forti di sempre. E Rensenbrink? Lui, almeno in pubblico, non ne fece mai un dramma. “Continuo a credere che non fosse una vera opportunità”, diceva. “Ho messo il piede sulla palla e ho colpito il palo. Questo è tutto quello che potevo fare. Mi sarei preso a calci se avessi sbagliato un rigore”. In un’altra occasione spiegò: “Ero troppo defilato, non c’era nessuna possibilità che quella palla potesse entrare. E anche se avessi segnato, avrebbero trovato il modo di annullarlo. Doveva vincere l’Argentina”.