Guardiola sotto accusa, l’ex Verona e Samp Briegel: “La crisi della Germania? È colpa sua, ci ha illuso”

Nations League

L’attacco dell’ex difensore passato dall’Italia a fine anni Ottanta nell’intervista a Repubblica: “Ci ha illuso che per vincere bastasse il possesso palla, la cosa più importante non è il bel gioco. Löw? Non ha avuto il coraggio di cambiare”

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IL REGOLAMENTO DELLA SECONDA FASE

Arrivato come profeta, ora è imputato della crisi del calcio che nel 2014 era finito sul gradino più alto del mondo. Pep Guardiola sotto accusa, lui e il suo modo di giocare a calcio, che sia il tiqui-taca (definizione che il catalano ha, a più riprese, dichiarato di non apprezzare) o quel “guardiolismo” che tanta euforia aveva generato nel 2013 quando l’ex Barça era arrivato sulla panchina dei campioni di tutto precedentemente guidati da Jupp Heynckes. Poi le vittorie, ma solo in Bundesliga, tre stagioni senza Champions e l’addio per andare al City in Inghilterra. Ora il mondo della Germania si è ribaltato. Il flop al Mondiale di Russia con l’eliminazione ai gironi, più la retrocessione anche in Nations League, e l’ex difensore di Verona e Samp arrivato a fine anni Ottanta in Italia Hans-Peter Briegel non ha dubbi sul colpevole di questa spiacevole situazione del calcio tedesco.

Hans-Peter Briegel in una delle sue 72 presenze con la nazionale tedesca, nel 1983 (foto Getty)

Attacco al “Guardiolismo"

“È colpa di Guardiola - ha dichiarato Briegel senza troppi giri di parole nell’intervista rilasciata a Repubblica -, ci ha illuso che per vincere bastasse avere il 75% del possesso palla, ma non è affatto la verità. Nel calcio il risultato è molto più importate del controllo del gioco. Avere il controllo del pallone non basta per vincere, ne ha dato una palese dimostrazione la Francia campione del mondo”. Ma allora la soluzione quale potrebbe essere? “Si può vincere anche tornando a un modo di giocare più tradizionale. La cosa più importante non è il bel gioco, ma avere equilibrio in campo. Penso che si tratti di una crisi transitoria però, capitata anche a tante altre nazionali”. Altri imputati? Sicuramente Löw: “Dopo la vittoria in Confederations Cup è mancato il coraggio di cambiare - ha proseguito Briegel, settantadue presenze in nazionale -. Bisognava lasciare a casa alcuni giocatori del Mondiale del 2014 che non erano più in condizione, e dare più fiducia ai giovani che avevano vinto proprio la Confederations del 2017”.

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