17 ottobre 2017

Italia, spareggio Mondiale: alla scoperta della Svezia

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L'urna di Zurigo ha riservato agli Azzurri di Ventura la Nazionale scandinava, orfana di Ibrahimovic eppure spauracchio della Francia nelle qualificazioni. Squadra solida e fisica come da tradizione, avara di talento eccezion fatta per l'assist-man Forsberg. Andata a Stoccolma il 10 novembre, ritorno a San Siro il 13 nel playoff per accedere ai Mondiali

L’urna di Zurigo ha svelato l’ultimo ostacolo per l'Italia di Gian Piero Ventura sulla strada di Russia 2018. Dalla seconda fascia del sorteggio ecco la Svezia, squadra di tradizione e fisicità seppure orfana di Zlatan Ibrahimovic dopo gli Europei in Francia. Gara d’andata in trasferta a Stoccolma il 10 novembre, ritorno in casa il 13 novembre a San Siro. Prima del sorteggio della fase finale dei Mondiali in programma l’1 dicembre, quindi, gli Azzurri dovranno meritarsi un posto tra le 32 migliori Nazionali qualificate nella rassegna attraverso il playoff di novembre. Esame scandinavo da non fallire a partire dal primo impegno in trasferta.

Come si è qualificata

Superato lo shock per l’addio di Ibrahimovic, la Svezia si è subito rimessa in carreggiata con il fortunato 4-4-2 di partenza adottato dal ct Andersson. Migliore attacco (26 gol, il 5° nella zona europea) e seconda difesa meno battuta (9 reti) nel girone A vinto dalla Francia, gruppo tuttavia archiviato davanti all’Olanda: 19 punti per entrambe le candidate ai playoff, a decidere è stata la differenza reti nettamente a favore degli scandinavi (+17 contro il +9 degli Oranje). Cinque i clean sheet degli scandinavi sulla strada verso i Mondiali a riprova di una solidità scalfita solo dalla Bulgaria e per due volte dagli olandesi. Posizione numero 25 nel ranking FIFA, 11 qualificazioni complessive ai Mondiali con il miglior piazzamento (finalista) risalente a 60 anni fa nell’edizione casalinga. Tuttavia la rassegna iridata manca dal 2006 e resta un dichiarato obiettivo dalle parti di Stoccolma. Non mancano le armi a partire dalla folta colonia di "italiani": c'è l'ex Genoa e capitano Granqvist, vecchia conoscenza in Serie A come Ekdal, campionato che invece accoglie i vari Rohden, Krafth, Helander e Armenteros.

Precedenti

Sono 23 gli incroci totali tra Italia e Svezia considerando tutte le competizioni: 11 successi azzurri, 6 pareggi e altrettante vittorie scandinave. Le due avversarie ai playoff non si sono mai sfidate in gare di qualificazione alla Coppa del Mondo: 2, invece, le partite nella fase finale dei Mondiali con un’affermazione per parte (svedesi nel 1950 e italiani nel 1970). Svezia che non batte l’Italia dal 1998 in amichevole a Goteborg, da allora 4 successi azzurri e un pareggio. Purtroppo indimenticabile il tacco di Ibra a Euro 2004 a precedere il "biscotto" con i cugini danesi, sgarbo vendicato nell’ultima edizione degli Europei: il gol di Éder spalancò le porte degli ottavi per la Nazionale di Conte e anticipò il divorzio di Ibra dalla sua selezione.

Il CT

Svedese classe 1962, Jan Andersson ha raccolto il testimone da Erik Hamren al termine degli Europei in Francia. Ex calciatore di medio livello e con un passato nella pallamano, ha esclusivamente allenato in patria con il trionfo in campionato alla guida del Norrkoping nel 2015. Successo che gli ha spalancato le porte della Nazionale, gruppo traghettato ad un passo dalla rassegna mondiale senza l’immenso talento di Zlatan Ibrahimovic. Di fatto un accesso al playoff guadagnato con un turno d’anticipo, d’altronde l’Olanda avrebbe dovuto schiantarlo ad Amsterdam con 7 gol di scarto. Risorse limitate ma una mentalità da big, quella che ha portato la Svezia di "Janne" a piegare la Francia nella sfida al vertice a testimonianza della pericolosità negli scontri diretti. Approccio fisico e ordinato per i suoi uomini, gruppo che difetta piuttosto in estro e qualità individuali finora colmati alla grande da Andersson.

La stella

Seconda giovinezza per Marcus Berg, 8 gol nel girone nonostante l’esilio dorato negli Emirati Arabi Uniti, buono anche l’impatto realizzativo del partner Toivonen così come dei difensori Lustig e Granqvist (tutti a quota 3 reti). Il valore aggiunto è tuttavia Emil Forsberg, 25enne del Lipsia, esterno sinistro di classe e fantasia: 6 reti in 29 presenze in Nazionale a giustificare l’abilità al tiro e negli inserimenti, doti di secondo piano rispetto al piatto forte della casa. Insuperabile in chiave assist, Forsberg ha servito 22 passaggi vincenti nell’ultima Bundesliga propiziando l’ottimo 2° posto centrato dal club di proprietà della Red Bull. In un gruppo che difetta per iniziative individuali di qualità, il centrocampista svezzato in patria da Sundsvall e Malmoe rappresenta la pedina più pericolosa per gli uomini di Ventura: praticamente un regista di fascia, lui che si affacciò ad alti livelli anche nell'hockey. Il Lipsia lo acquistò nel gennaio 2015 per 2 milioni di euro gettando le basi per la scalata in Bundes: oggi ne vale 22 e gode di estimatori in tutta Europa. Chi ricorda l'interesse del Milan?

Come gioca

Scordatevi spettacolo e verve tattica, tesi smentita solo dal comodo 8-0 rifilato al Lussemburgo per blindare il 2° posto nel girone. La Svezia targata Andersson vara un gioco di stampo britannico: 4-4-2 votato al lancio lungo per due punte forti fisicamente (Berg e Toivonen), esterni accentrati (Forsberg e Durmaz o all’occorrenza Claesson) e costanti verticalizzazioni alla riconquista del pallone. Approccio che predilige le vie centrali, terzini di spinta chiamati al cross sistematico a sfruttare le abilità aeree degli attaccanti. Corsa, centimetri e trame ben definite, scelte comunque efficaci quelle del ct scandinavo che libera da compiti specifici il solo Forsberg, unico creativo in rosa. La Svezia è piuttosto vulnerabile in fase di non possesso mostrando incertezze e fragilità: difesa solida, vero, ma la coppia Lindelof-Granqvist lamenta lentezza e scarsa predisposizione alla copertura delle linee. Attenzione ai cambi di gioco, altra falla già accusata dagli scandinavi nella fase di qualificazione. Un’avversaria dalla limpida identità seppure con limiti evidenti, tecnicamente di medio livello ma estremamente organizzata, vanto che piuttosto ha evidenziato la confusione dell’Italia negli ultimi impegni.

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