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15 novembre 2017

Ulivieri: "Non riconosco più Malagò come mio capo. Ventura non è l'unico colpevole"

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Il presidente dell'AIAC ha parlato così: "Per Ventura vale il contratto di ogni altro allenatore, le nostre poltrone non sono comode. Stiamo lavorando e abbiamo degli impegni. Ancelotti un grande, ma dobbiamo valutare bene ogni aspetto"

Terminata la riunione che ha definitivamente segnato il destino di Gian Piero Ventura sulla panchina della Nazionale italiana, anche Renzo Ulivieri ha parlato della situazione attuale dei vertici del calcio italiano, che vedranno ancora Carlo Tavecchio presidente della Federazione perché "non disponibile a dimettersi". Queste le parole del presidente dell’AIAC: "Il colpevole di tutto non era Ventura, nella maniera più assoluta - ha iniziato a spiegare Ulivieri - perché il discorso riguarda tutti noi e tutto il movimento. L'unica cosa che però credo di poter dire è che il lavoro e le scelte che sono state fatte negli ultimi sei mesi non possono essere la causa della sconfitta contro la Svezia, altrimenti vorrebbe dire osservare le cose con superficialità. Il presidente del CONI ha fatto delle dichiarazioni e lui è il capo dello sport italiano, quindi secondo me con una dichiarazione di questo genere ha dimostrato di essere un capo che io non riconosco più, perché in un momento di difficoltà ha preso una posizione netta".

Sulle parole di Malagò e sulle responsabilità di Ventura

"Ho visto l'intervista tre volte perché non ci credevo - ha aggiunto riferendosi ancora a Malagò - e mi aspettavo ben altre cose da un capo come lui. Tanti hanno fatto le loro considerazioni e noi dovevamo farne altre, abbiamo subito una sconfitta pesantissima e abbiamo capito quello che era il pensiero popolare; abbiamo deciso di fare un percorso lineare. Il consiglio federale chiederà la fiducia e se la otterremo potremo andare avanti a lavorare, altrimenti no. Le poltrone contano quindi più di tutto? Per Ventura vale il contratto di un allenatore, come accade per tutti gli allenatori: è stato esonerato e fino al termine del contratto prenderà quello che gli spetta. Per quanto riguarda noi e le nostre poltrone, posso dire che non sono poltrone comode o che ci rendono di più, sono un lavoro e un impegno".

Sugli obiettivi della FICG e su Ancelotti

E ancora: "Io tempo fa mi incatenavo proprio qui, oggi stiamo portando a termine gli obiettivi primari della nostra associazione, ovvero che ogni squadra abbia un allenatore che sappia insegnare calcio; credo che questo sia il passaggio più importante ma non è una considerazione sindacale. In questi ultimi giorni ho amato i nostri giocatori nella sconfitta così come ho amato il pubblico che fino al 90’ è stato vicino a questi ragazzi che se lo sono meritato. Il nome di Ancelotti per la panchina della Nazionale? È un grande allenatore è un grande uomo, non dobbiamo però fare l'errore di pensare che siamo alla ricerca di un nome che possa tranquillizzare le persone. Dobbiamo lavorare con serenità, valutare e considerare e poi fare le giuste scelte valutando bene tutte le possibilità".

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