Coronavirus, dalla Premier League alla Bundesliga: tappe diverse per la ripresa

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Ghilda Pensante

Germania e Inghilterra lavorano per provare a ripartire: l’ufficialità della ripresa della Bundesliga potrebbe arrivare il 23 aprile, per poi tornare in campo forse già nel fine settimana dell’8 maggio a porte chiuse. Anche in Austria il ritorno alle gare è ormai quasi sicuro. Per la Premier League, la speranza è giocare a metà giugno

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Di certezze sulla ripartenza del calcio in Europa ancora non ce ne sono, ma in Germania, e non solo, il quadro comincia a comporsi. L’ufficialità della ripresa del campionato potrebbe arrivare il 23 aprile, quando è prevista l’assemblea generale della Bundesliga. Si scenderà in campo nel fine settimana dell’8 maggio, oppure in quello successivo. Lo si farà a porte chiuse, unica evidenza, ma i nodi da sciogliere sono tanti.

 

Il senato di Brema, per esempio, al momento vieta lo svolgimento di incontri anche senza pubblico. Va trovata quindi in tempi rapidi un’uniformità di idee e di azione da parte delle diverse regioni. C’è un altro fronte sul quale la lega tedesca si è invece già mossa compatta: la donazione alla cittadinanza di un numero di tamponi pari a quelli ai quali verranno sottoposti i calciatori. Una replica concreta alle questioni etiche sollevate dall’opinione pubblica sul dispendio economico necessario a riavviare un mondo, quello del fussball, considerato di per sé molto privilegiato.

 

Anche nella vicina Austria il ritorno alle gare ufficiali è ormai quasi sicuro. Nella giornata di giovedì sarà stabilito quando ricomincerà la massima serie locale, e dalla prossima settimana le squadre potranno tutte allenarsi, sebbene a piccoli gruppi e seguendo un rigido protocollo di sicurezza.

 

In Inghilterra i piani sono meno definiti. Per la Premier League, la speranza è ripartire a metà giugno, ma di come provare a farlo – considerando anche la situazione sanitaria tutt’oggi molto seria e in costante evoluzione – si discuterà quando la lega inglese tornerà a riunirsi venerdì 17 aprile. Per il momento a occupare le pagine dei tabloid e dei quotidiani più autorevoli è soprattutto l’impatto che lo stop di almeno tre mesi e l’eventuale ripartenza a porte chiuse avrà sui club di Premier – e non solo su quelli – dal punto di vista finanziario. E i tifosi, che il calcio lo seguono e lo sostengono, si sono da subito detti contrari al ricorso da parte delle società alla cassa integrazione per pagare il "background staff", l’insieme dei lavoratori che operano dietro le quinte. Il Bournemouth è stata la terza società a fare un passo indietro sull’uso degli ammortizzatori sociali. Dopo il Liverpool e il Tottenham, anche le Cherries hanno cambiato idea, annunciando che sarà la società a occuparsi di tutti i dipendenti per questo lungo periodo senza campionato. L’allenatore del Bournemouth, Eddie Howe, è stato il primo manager in Premier a optare per un taglio volontario del proprio stipendio. Un piccolo ma significativo gesto lungo una strada ancora molto in salita.

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