Il 'Massimo' della Premier: Newcastle

3^ puntata
Massimo Marianella

Massimo Marianella

In vista del ritorno in campo della Premier League, Massimo Marianella ci racconta partite, personaggi, aneddoti e luoghi che hanno fatto la storia del calcio inglese. Lo sapevate che a Newcastle si respira un po' l'atmosfera del Sud America...?

CORONAVIRUS, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI LIVE

Non è facile provare a convincere oggi un ragazzo della grandezza del Newcastle. L’ultimo campionato della massima divisione inglese vinto nel 1927, l’ultimo trofeo - neanche particolarmente sexy al giorno d’oggi - la Coppa delle Fiere sollevata nel 1969 (che poi, di lì a tre anni però, sarebbe diventata la Coppa Uefa). Sono più di 50 anni che questo meraviglioso club del nord dell’Inghilterra non vince nulla, ma delusioni, polemiche, retrocessioni e tante illusioni non hanno mai affievolito la cosa più importante nello sport come nella vita di tutti…

La fiamma della passione

Lì nel Tyneside è coinvolgente in maniera unica. Lo puoi leggere, sentire nei racconti, ma finché non arrivi in città è difficile rendersene davvero conto. Per me è stato lo stesso. Metà anni 90, arrivai lì per la prima volta per una telecronaca di un match contro il Liverpool e fu un impatto incredibile. Prendo il taxi per andare al centro di allenamento per la conferenza stampa e il tassista aveva la maglia di Les Ferdinand, entro in un negozio della zona dello shopping e la commessa ha tatuaggio con lo stemma della squadra. Un caffè in centro? Ovviamente me lo porta al tavolo un ragazzo col cappellino dei Magpies. Una simbiosi tra città e squadra che avrei ritrovato solo in America a Green Bay per i Packers.

Un tifoso della Gallowgate End mostra orgoglioso il suo tatuaggio
Un tifoso della Gallowgate End mostra orgoglioso il suo tatuaggio - ©Getty

La chiesa al centro del villaggio

Un calore che ti coinvolge e che quasi d’inerzia ti porta al St James Park che oltre a raccontarti storia da fuori ed avere un tifo assordante dentro è anche lo stadio più centrale che abbia mai visto. Pensate, per interderci, ad uno stadio a Roma tra Piazza Venezia e il Colosseo o a Milano tra il Duomo e San Babila. Il paragone storico e di fascino architettonico è ovviamente blasfemo, ma logisticamente rende l’idea. Anzi a ripensarci non potrebbe esserci simbologia più forte di una squadra al centro della città.

newcastle stadio
Il St James Park e il centro di Newcastle visti dall'alto - ©Getty

Quante sterline in "fuorigioco"...

Newcastle che ama un team che da troppo tempo dimenticato come si fa a vincere, che odia da anni il suo proprietario (forse ancor per poco) Mike Ashley, ma che sogna come poche. Ai primi del 900 i Megpies vengono accreditati di avere praticamente inventato col difensore irlandese McCracken l’uso della trappola del fuorigioco, quindi hanno reso più epico il fascino della FA Cup poi però si sono distinti per aver sprecato forse più sterline e talento di tutti nell’era moderna con i vari Gascoigne, Waddle, Shearer, Beardsley, Keegan, Ginola e Ferdinand che hanno vestito il bianconero senza una medaglia vera.

Da sinistra in alto: Keegan, Waddle, Gascoigne, LIneker e Ginola
Da sinistra in alto: Keegan, Waddle, Gascoigne, LIneker e Ginola

Inghilterra o Sud America?

C’è però da quelle parti un incredibile equilibrio tra mito e presente che autoalimenta le speranze ed elimina (quasi tutte) le negatività. Un sentimento quasi sudamericano nel freddo nord dell’Inghilterra. Una squadra per cui scelte di sentimento più che da tante altre parti le hanno fatte non solo i tifosi, ma anche i giocatori pur di esibirsi davanti alla Gallowgate End del St James Park. Da Bob McColl, una delle prime stelle della storia del calcio scozzese ed oggi nella Scottish Football Hall of Fame, che nel 1901 chiese di giocare gratis per 3 stagioni (e per uno scozzese un gesto non Gallowgate End del St James Park da poco) pur di assaporare quell’atmosfera, a Sir Bobby Robson che non avrebbe mai considerato completa la sua carriera se non si fosse seduto su quella panchina, al gesto d’amore di Shearer che, da vero Geordie, ha preso il rischio di non vincere più quando era all’apice in Europa e lo volevano tutti soprattutto il Manchester United, pur di vestire la maglia dei suoi sogni: la 9 del Newcastle.

La celebre esultanza di Shearer
La celebre esultanza di Shearer - ©Getty

The "Nine"

Economicamente Shearer non lo ha fatto gratis come McColl, ma come palmares sì. I suoi 206 gol hanno riscritto il libro dei record del club, ma se non sono serviti a riaprire la bacheca societaria dei trofei hanno certo impreziosito il mito di quella maglia. Oggi se andate al St James Park, anche nei giorni in cui non si gioca in tanti affollano il “Nine”. Uno sports bar ristorante alle spalle ovviamente della Gallowgate End che è anche col nome un omaggio alla storia di chi ha portato sulle spalle quel numero. Da Gallagher a Len White, da Milburn a MacDonald per arrivare a Shearer passando anche attraverso i gol di Andy Cole e Les Ferdinand.

I tifosi del Newcastle all'esterno del Nine
I tifosi del Newcastle all'esterno del Nine

La sera si trasforma in un cocktail bar, quasi un altro locale notturno di una delle città più divertenti e animate d’Inghilterra. Uscendo da lì le statue di Shearer, Robson e Milburn che contornano lo stadio e vegliano sulla città controllano pure che l’entusiasmo e l’amore per i Magpies vadano sempre a braccetto con l’incrollabile speranza.

A sx la statua di Milburn, in alto a dx quella di Shearer, in basso a dx Robson
A sx la statua di Milburn, in alto a dx quella di Shearer, in basso a dx Robson - ©Getty

Arriva sempre primo

Ricevi live da SkySport le breaking news sui principali eventi sportivi. Per accettare le notifiche devi dare il consenso nel successivo popup.

Ricevi le notifiche