Il 'Massimo' della Premier: il Chelsea italiano

7^ puntata
Massimo Marianella

Massimo Marianella

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Tutti considerano il Chelsea il club più 'italiano' della Premier, ma pochi sanno che l'origine di questo appellativo non ha nulla a che vedere coi connazionali che in campo e in panchina hanno giocato e vinto coi Blues. Tutto nasce da un... ristorante! 

E’ il club più centrale del panorama calcistico londinese. Chelsea è un elegante quartiere nel cuore di Londra a due passi dal Tamigi, separato da una piacevole camminata da Buckingham Palace e Piccadilly Circus. Il club di Stamford Bridge è espressione di tutto questo. Un stadio antico, un passato legato ad un mondo di artisti e Bohemien che popolavano il quartiere e oggi parte di un mondo benestante con case miliardarie e un ambiente elegante.

Chelsky

I Blues sono calcisticamente considerati i nuovi ricchi della Premier sia economicamente che nel palmares ed è vero. La foto reale degli ultimi 15 anni, ma anche frutto di un percorso che però ha avuto una storia e una dignità importante negli anni. Vero che senza la forza economica di Abramovich i trionfi dell’era moderna non sarebbero stati possibili, ma forse quell’azzurro della maglia è anche un segno del destino che storicamente lega il Chelsea al nostro Paese. La definizione “Chelsky” ci sta (più correttamente dovrebbe essere Chelskov), ma probabilmente senza gli italiani a tutti i livelli non sarebbe mai esistita. Si perché se è arrivata la proprietà russa lo si deve anche ad un manager italiano, se la squadra poi ha vinto titoli e trofei lo si deve a molti italiani tra campo e panchina e se tanti giocatori importanti sono arrivati e rimasti a Stamford Bridge lo si deve ad un paio di agenti italiani stimati da quella società.

Ranieri e Zola ai tempi del Chelsea (2003)
Ranieri e Zola ai tempi del Chelsea (2003) - ©Getty

La partita della svolta

Abromovich ha investito nel club, da quando arrivato a Stamford Bridge nell’estate del 2003, una cifra globale superiore al miliardo e mezzo di sterline e in questo periodo i Blues hanno sollevato ben 18 trofei (dei 29 in totale della storia del club) ma il suo “Roman Empire” sarebbe potuto essere calcisticamente altrove se non fosse stato per una partita. Maggio 2003 nel sud ovest di Londra arriva il Liverpool. In panchina a Stamford Bridge c’è Ranieri e sa che quella partita potrebbe essere fondamentale per il futuro del club. Ken Bates è costretto a vendere e in tribuna c’è un possibile acquirente.

11 maggio 2003: Zola e Gudjohnsen festeggiano la vittoria col Liverpool e la qualificazione in Champions; Ken Bates (a sinistra) festeggia anche altro...
11 maggio 2003: Zola e Gudjohnsen festeggiano la vittoria col Liverpool e la qualificazione in Champions; Ken Bates (a sinistra) festeggia anche altro...

Con una straordinaria prestazione in rimonta e il gol decisivo di Gronkjaer il Chelsea vince quella partita 2-1 e si conquista l’accesso alla Champions League della stagione successiva e con quello anche qualcosa di più importante però perché l’oligarca russo in tribuna voleva entrare nel calcio ed era tentato dal Chelsea per tanti motivi (la sua storia, era un club di Londra, giocava in Premier League) ma aveva altre opzioni in giro per l’Europa e una di queste in Italia, la Lazio. Uno dei discriminanti era però per lui la vetrina europea immediata, la Champions League e quella vittoria fu l’ultimo tassello che fece materializzare nella sua mente lo stemma del Chelsea.

23 agosto 2003: la prima di Roman Abramovich a Stamford Bridge
23 agosto 2003: la prima di Roman Abramovich a Stamford Bridge - ©Getty

Gli italiani in campo e in panca

Ranieri con quella vittoria aveva regalato a sé stesso un percorso prestigioso nella più importante competizione per club che, eliminando anche l’Arsenal, lo avrebbe portato sino alla semifinale e principalmente al club un futuro straordinario. Di italiani importanti però nella storia del Chelsea ce ne sono stati anche prima di lui e molti avrebbero vinto dopo. In totale sono stati 17 i calciatori del nostro paese a vestire la maglia dei Blues cui forse mentalmente si potrebbero aggiungere anche quelli come Crespo, Gullit, Mutu, Shevchenko, Veron che venivano dal nostro campionato e un pochino ci rappresentavano calcisticamente. Ovvio che in copertina tra tutti vada Gianfranco Zola cui il Chelsea ha perfino ritirato l’unico numero della sua storia: il suo 25. Magic Box ha giocato 311 partite segnando 80 gol e vincendo da protagonista assoluto ben 6 trofei ma soprattutto ha incantato dipingendo calcio e trasformandosi nel nostro miglior ambasciatore calcistico all’estero. Grande anche Roberto DI Matteo che prima avrebbe siglato tante finali con i suoi gol poi condotto dalla panchina la squadra al più improbabile e al tempo stesso sognato dei trionfi: la Champions League. Più o meno il percorso di Gianluca Vialli decisivo all’inizio da giocatore soprattutto per iniziare il cambio di dimensione del club mentale, pratico e trasformare quindi la percezione dei Blues nel mondo, poi per i 5 trionfi in panchina. Alla fine però sul muro davanti allo stadio c’anche la sua foto in una sorta di Hall of Fame del Club perché le sue statistiche da attaccante recitano 88 partite e 40 gol.

Gullit con Vialli nel giorno della presentazione (1996)
Gullit con Vialli nel giorno della presentazione (1996)

Carlo Cudicini è stato uno dei migliori portieri, numeri alla mano, della storia del club, fino ad arrivare ad oggi con “italiani di passaporto” come Jorginho ed Emerson protagonisti dell’ultimo trofeo del club l’Europa League di Baku. Più dei giocatori però sono addirittura i nostri Manager che hanno lasciato il segno e le coppe. Perché non solo Ranieri, Vialli o Di Matteo hanno avuto successo a livelli diversi, ma dopo di loro si dividono un posto di rilievo Ancelotti con il Double del 2010 e Conte anche lui con Titolo ed FA Cup anche se non nello stesso anno. Due condottieri nostrani che hanno riscritto la storia e il palmares del club. Nel caso di Antonio Conte poi anche con un calcio diverso, pensato, pratico e spettacolare con la difesa a 3 e due esterni molto dinamici.

Di Matteo, Ancelotti e Ranieri
Di Matteo, Ancelotti e Ranieri - ©Getty

“La famiglia” italiana

Curioso però ricordare come il Chelsea FC abbia avuto un cuore italiano prima ancora dell’arrivo di allenatori e giocatori. Un ristorante, ma non uno dei tanti ristoranti italiani all’estero. Un punto di riferimento (allora) glamour per il mondo del calcio londinese. “La Famiglia” al 7 di Langton St, una traversa di King’s Rd, è stato negli anni settanta il ritrovo, in settimana o dopo le partite, dei grandi giocatori del Chelsea di allora (Harris, Bonetti, Osgood, Houseman, Baldwin, Hollins) ma anche di campioni di altre squadre, uno su tutti George Best, quando giocavano a Londra. Oggi è molto meno di moda per gli esponenti della Premier, ma c’è ancora e potrebbe all’italiana raccontare tanta storia inglese del Chelsea FC.

Il ristorante "La Famiglia"
Il ristorante "La Famiglia"

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