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15 dicembre 2016

Mire...torni in mente, Pjanic sfida il suo passato

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Inedito confronto da avversari allo Stadium tra i giallorossi e il grande ex, passato alla Juventus non senza dissapori. Cinque le stagioni a Roma di Miralem, primo colpo dall'avvento della proprietà americana. Un talento esaltante tra gol e magie strappato da una clausola estiva

Cinque anni d’amore spazzati via da una clausola, formula che farà sospirare pure Napoli nell’afosa estate di mercato bianconera. Quei 32 milioni di euro nella valigia di Marotta calarono un sipario sulla prima campagna acquisti della proprietà statunitense, un trasferimento che ha fatto discutere Roma intera. Pjanic sì o Pjanic no? La passione prima dell’addio, gol d’autore e pollici versi, carezze e veleni. Quante battaglie contro i campioni d’Italia: ora Juventus-Roma è un nuovo capitolo nella vita di Mire, il Pianista che ha sedotto la Capitale giallorossa con una sinfonia da campione. Dolci note ormai destinate al passato.

Inizia la favola - È il 31 agosto 2011 quando Miralem Pjanic diventa il primo grande acquisto della dirigenza americana: alla presidenza c’è Di Benedetto, Baldini è l’artefice del nuovo progetto mentre in panchina siede la scommessa Luis Enrique. Arriva dai francesi del Lione, terza tappa dopo il Lussemburgo e la fama da 17enne al Metz, lui che è scappato dalla Bosnia sconvolta dalla guerra. Il primo tuffo al cuore a novembre, quando segna al Lecce all’Olimpico su assist di Taddei. Gol che alla Roma diventeranno 30 in 185 presenze, 12 dei quali direttamente da calcio piazzato: Juninho Pernambucano il maestro, Mire l’allievo che rifinisce e personalizza uno stile unico. In realtà le prime due stagioni alternano grandi prestazioni a lunghe pause, quest’ultime dettate soprattutto dall’avvento di Zeman che incrina i rapporti con i tifosi. La rinascita passa da Garcia che rimette Pjanic “al centro del villaggio”: 10 vittorie di fila, due secondi posti e una stima ritrovata in campo e in città. Benvoluto dallo spogliatoio, Totti in primis, il jolly bosniaco diventa interprete dominante della Roma tornata ad alti livelli.

Quella clausola - L’ultimo anno in giallorosso, dal punto di vista realizzativo e non solo, è addirittura eccellente: 10 gol e 12 assist (propiziate il 25% delle reti della squadra) oltre al titolo di re delle punizioni in Serie A, un traguardo da record che ammorbidisce il passaggio di consegne tra Garcia e Spalletti fino al terzo posto finale. Impossibile prescindere da Pjanic nemmeno in ottica futura, ma la rottura è dietro l’angolo: la Roma necessita liquidità, Mire comunica alla società la volontà di volersi liberare attraverso la clausola. Irrompe la Juventus che confeziona un nuovo colpo tra le fila della corazzata invincibile da 5 anni in Italia. L’erede di Pirlo sbarca a Torino e apre una breccia nei tifosi della Roma delusi da un addio che non può non fare rumore, contestato per la decisione e per la destinazione. Un clima di distensione nemmeno favorito dalle parole concilianti del bosniaco: “Questa città mi ha fatto diventare uomo e padre. Saluto Roma e chiudo una delle pagine più importanti della mia vita”.

“Pjanic chi?” - In realtà lo stesso bosniaco non ha risparmiato frecciate all’ex squadra, esaltando ad esempio la mentalità vincente della Juventus dove “si sanno gestire le pressioni e nessuno fa mai dichiarazioni a caso”. Oppure ricordando il precedente legato al Psg, club che lo voleva nell’estate del 2014, spento sul nascere da Sabatini. Non aiutano nemmeno le stoccate di papà Fahrudin alla Roma che alza il muro a partire da Spalletti: “Qua sono tutti migliori di lui, compresi i magazzinieri. Strootman e Paredes non lo faranno rimpiangere”. Veleni nemmeno troppo nocivi, tuttavia, come spiega quel “Pjanic chi?” presto ritratto da Strootman dopo la sfida contro il Milan: “È un amico, poco fa scherzava con Nainggolan”. Già, proprio quel Ninja che lo ammoniva in caso di trasferimento alla Juventus (“Guarda che non ti parlo più”). Persino l’amico Dzeko, connazionale il cui nome è condiviso con il figlio di Miralem, lo giustificava: “Mica è andato alla Lazio”. Ecco quindi che il saluto di Pjanic agli ex compagni, impegnati a Torino contro i granata lo scorso settembre, non è passato inosservato per affetto e partecipazione. E proprio a Torino sarà finalmente Pjanic contro la Roma, il presente riflesso nel passato. Perché certi amori vanno oltre la maglia, oltre il cuore.