Juve&Inter capitalismi contro: è guerra dei mondi

Serie A

Paolo Pagani

Juve e Inter significano due città, ma anche due universi: il capitalismo industriale italiano nato con la Fiat a Torino nel '900 e l'aggressiva finanzia globale cinese. Modelli diversi o c'è qualche somiglianza? Ecco come il big match di domenica può disegnare il prossimo futuro

Due squadre, due città, anzi no: due mondi. La Juve, Torino, capitale industriale italiana e manifatturiera del ‘900. E l’Inter, più che Milano ormai Nanchino e la Cina, capitale ed emblema finanziari globali del nuovo millennio produttivo:  si somigliano?


Xi Jinping, Segretario generale del Partito Comunista cinese dal 15 novembre 2012, è l’araldo della globalizzazione economica. E Suning Commerce Group specchia il suo business bicontinentale in questa parola d’ordine strategica: 1600 negozi di elettronica in 700 città, un possente e redditizio portale di e-commerce, ora anche il 68,55% dell’Inter che fu dei Moratti, ramo petrolio.

La Torino di Edmondo De Amicis, per lo più un agglomerato di grandi case annerite dai fumi della ferrovia e dal frastuono dell’industria pesante nascente è invece lo sfondo di una parabola aziendale che ispirerà celebri parole di uno statista pragmatico come Winston Churchill: “Per molti un’impresa privata è una belva feroce da ammazzare; per altri una mucca da mungere. Pochi la considerano per quello che è realmente: un robusto cavallo che tira un carro molto pesante”.

Dietro allo sviluppo di Inter e Juventus spuntano due modelli economici diversissimi, che solo la velocità del presente sta avvicinando, a più di un secolo dalla fatica delle ciminiere e dalle catene di montaggio fordiste lungo il Po. Perché Fiat, nata nel 1899 con un capitale liquido di 890mila lire e trasformata in Fca dal capo azienda Sergio Marchionne, è difatti solo in parte patrimonio industriale italiano: una Società di diritto olandese che paga le tasse in Gran Bretagna. Ma da là si era partiti. Dal capitalismo familiare, e il bianco e nero seppiato è il colore sociale, non soltanto un formato fotografico vintage.

L’elettrizzante boom asiatico, che per esistere e crescere ha bisogno di export sui mercati mondiali, è impersonale. E’ un sistema-Paese alla conquista del mondo. E quando arriverà, la seconda stella dell’Inter (per ora sono 18 gli scudetti) sarà rossa. Come impone la Lunga Marcia dell’imprenditoria planetaria, che dalla dimensione piccolo borghese della Topolino di Valletta in 100 anni ha prodotto il colossale capitalismo sportivo di Stato.

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