Palermo-Atalanta: salvezza, Europa e plusvalenze

Serie A

Domenico Motisi

PalAta_Getty

Obiettivi diversi per le due squadre che si affrontano al Barbera: i rosanero cercano punti per evitare una retrocessione che qualche giornata fa sembrava già scritta, i nerazzurri non nascondono più il sogno Europa League. Lontani in classifica, vicini nella capacità di valorizzare (seppur con filosofie differenti) i propri giovani per poi cederli a peso d’oro 

Se volessimo confrontare il rendimento in campionato, il risultato sarebbe impietoso: i rosanero stanno disputando la loro peggior stagione da quando Zamparini è presidente, sono terzultimi in classifica a otto punti dalla zona salvezza e hanno vinto contro il Crotone durante l’ultima giornata la loro prima partita in casa. I bergamaschi, al contrario, rappresentano la sorpresa della Serie A, occupano - meritatamente - il quinto posto a pari merito con l’Inter e hanno fatto vedere un calcio bello ed efficace grazie al lavoro di Gasperini e al talento di giocatori come Papu Gómez. Ciò che invece è possibile paragonare tra le due società è la capacità di valorizzare e cedere i propri gioielli ottenendo plusvalenze importanti.

Due filosofie diverse – Italiani prodotti della "cantera" atalantina, stranieri arrivati da sconosciuti e venduti ai migliori club d’Europa per il Palermo. Almeno nell’ultimo decennio, la differenza tra i due club nelle rispettive politiche di autofinanziamento sono state evidenti. I nerazzurri possono vantare storicamente uno dei migliori vivai d’Italia: un settore giovanile che in passato ha prodotto i vari Donadoni, Morfeo, Montolivo e Pazzini ma che non ha smesso di sfornare talenti, basti pensare ai più recenti Bonaventura e Gabbiadini o agli ultimi gioielli Gagliardini e Caldara. Tutti cresciuti nell’Atalanta e poi venduti a peso d’oro. Diversa la strategia del Palermo: i rosanero hanno sì vinto il campionato primavera nel 2009, ma in quell’occasione la stella della squadra era un promettentissimo straniero di nome Abel Hernández. Erano dieci i ragazzi palermitani sugli undici titolari ma fu il gol dell’uruguagio a stendere la Juventus in finale. Non a caso, La Joya (sì, questo soprannome prima di appartenere a Dybala era di proprietà di Hernández) fu poi l’unico di quella Primavera ad essere impiegato stabilmente in prima squadra prima di essere ceduto per 12 milioni di euro all’Hull City nel 2014. Un settore giovanile in crescita quello del Palermo che spesso riesce a portare le varie selezioni alle finali nazionali e che vede in La Gumina, Bentivegna e Lo Faso gli ultimi talenti emergenti, eppure sono gli stranieri - per lo più i sudamericani - a riempire le casse della società. 

Da Dybala a Gagliardini – Adesso se li godono i tifosi di Juventus e Inter ma prima di passare ai top team della Serie A, Dybala e Gagliardini hanno fatto le fortune di Palermo e Atalanta. I due ragazzi – classe 1993 il primo, 1994 il secondo – sono gli esempi più rappresentativi del modus operandi dei loro ex club. L’argentino, infatti, era relativamente sconosciuto. In patria si parlava parecchio di lui tant’è che Zamparini ha dovuto spendere ben 12 milioni di euro per strapparlo all’Istituto de Cordoba (club di Serie B argentina). Con il senno di poi ha avuto ragione il presidente che ha sempre definito Paulo un rischio calcolato visto il talento di cui è dotato. “U picciriddu” (il bambino), come lo chiamavano a Palermo, ha portato nelle casse rosanero 32 milioni di euro più gli 8 di bonus. Tuttavia, non è suo il record di plusvalenza del club siciliano. Questo appartiene ad un altro argentino: Javier Pastore, arrivato anche lui per una cifra non indifferente (7 milioni di euro) dall’Huracán e poi ceduto al Paris Saint Germain per 42 milioni di euro. Chi invece non rischia mai fidandosi del proprio vivaio è l’Atalanta. Se Dybala rappresenta la filosofia del Palermo, Gagliardini è l’emblema di quella atalantina. Bergamasco doc, ha fatto tutta la trafila del settore giovanile (con cui ha vinto il campionato giovanissimi nazionali nel 2008), va in prestito a Cesena, La Spezia e Vicenza prima di essere riportato all’Atalanta dove esplode definitivamente prima di passare per più di 20 milioni di euro all’Inter. 

Chi saranno i prossimi? – La domanda è piuttosto semplice. Le prossime plusvalenze di Palermo e Atalanta saranno con ogni probabilità Nestorovski e Kessie. Il macedone è l’unica nota positiva – almeno fino a questo momento – per i rosanero. Con i suoi gol (sono già nove) sta alimentando da solo le speranze salvezza dei siciliani. Per quanto riguarda l’Atalanta, venduti Gagliardini e Caldara, resta da piazzare il terzo gioiello che si è messo in mostra in questa stagione: Franck Kessie. Per l’ivoriano difficilmente basteranno meno di 25 milioni di euro. Al Barbera, Palermo e Atalanta si giocano una fetta di futuro. I rosanero, visto anche l’impegno di San Siro dell’Empoli, diretta concorrente per la salvezza, non possono permettersi passi falsi mentre gli ospiti – che proprio dopo la sconfitta interna contro il Palermo all’andata hanno cambiato marcia – sono già salvi da un pezzo e, fatta eccezione per Gagliardini, sono riusciti a trattenere almeno fino al termine della stagione tutti i big. La classifica parla chiaro: l’Europa è possibile. Comunque vada il campionato di Palermo e Atalanta, quando sarà il momento di chiudere il bilancio stagionale Zamparini, ma ancor di più Percassi, non potranno fare altro che sorridere. 

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