Gol e lacrime: fine di un incubo per Quagliarella

Serie A

Dopo la gara contro il Cagliari l’attaccante blucerchiato ha parlato dell’episodio che ha turbato la sua vita privata negli ultimi anni: "Ho vissuto un lungo periodo molto difficile, sono state dette tante infamità sul mio addio al Napoli ma non sarei mai andato via da casa mia"

Il ritorno al gol dopo tre mesi, l’esultanza liberatoria e poi un post partita tutto speciale. Fabio Quagliarella segna il suo 101° gol in carriera, il primo della sua seconda vita. Il perché lo spiega lo stesso attaccante dopo il fischio finale della gara contro il Cagliari, terminata 1-1. "Ho vissuto un lungo periodo molto difficile a causa di una situazione che ha coinvolto me e la mia famiglia negli ultimi anni - ha raccontato Quagliarella ai microfoni di Sky Sport - finalmente l’incubo è finito". Gli occhi lucidi, la voce rotta dall’emozione per una storia personale che ha fatto soffrire il calciatore ma che non è mai stata resa pubblica. Quando non puoi parlare o dire la tua e senti tutti dire la loro opinione ma tu devi stare zitto perché ci sono indagini in corso fa male. Non è che da un giorno all’altro ho deciso di andare via da Napoli. Non c’era nessun motivo, la causa era solo e semplicemente questa. Ho tenuto botta, non è stato facile e non auguro a nessuno di passare quello che ho passato", ha continuato il giocatore.

I fatti in questione riguardano un ex agente della Polizia Postale, Raffaele Piccolo, che nei giorni scorsi è stato condannato a 4 quattro anni e 8 mesi di reclusione e al risarcimento danni - oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni - per aver stalkerato proprio Fabio Quagliarella. "Ho vissuto 4-5 anni da incubo - ha spiegato ancora il calciatore, che ha così ammesso di aver dovuto lasciare Napoli e la squadra del suo cuore per questi avvenimenti nel 2010 - sono state dette tante infamità sul mio addio al Napoli ma sono stato zitto perché c’erano delle indagini in corso. Ora posso chiarire: non sarei mai andato via da quella che ho sempre considerato casa mia. Ho ascoltato tante cattiverie per il mio passaggio alla Juventus, la causa è stata semplicemente questa. Ho vissuto male: io e la mia famiglia abbiamo ricevuto minacce di morte e di ogni genere. Venerdì è finito tutto e ho avuto ragione".

"Non poter uscire di casa per il timore di qualche minaccia è stato devastante. E' brutto perché alla fine uno ci mette sempre l’amore nel proprio lavoro. Poi uno viene giudicato da gente che non sa". Durante il processo, poi, Quagliarella aveva raccontato così la sua verità: "De Laurentiis mi ha mandato via  da Napoli solo per le lettere che parlavano dei miei festini a suon di droga con la camorra e di pedofilia. Dopo le calunnie spedite in sede a Castelvolturno il presidente mi disse di andare a vivere in albergo lasciando Castellammare per stare più tranquillo. Prima mi chiamava ogni giorno, poi non mi ha mai più telefonato". Nei giorni scorsi, attraverso un post su Facebook, l’attaccante aveva poi chiuso così la vicenda: "Adesso posso garantirvi che mentalmente sono davvero sereno. Ringrazio tutti quelli che, conoscendomi, non hanno mai dubitato". Il gol contro il Cagliari ha segnato l’inizio della seconda vita di Fabio Quagliarella, l’attaccante ha potuto mettersi alle spalle una volta per tutte gli avvenimenti extra campo che gli avevano tolto serenità. E tornare così a esultare.

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