A tutto Zeman: "Cassano a Pescara? Mai dire mai"

Serie A
Zdenek Zeman, allenatore del Pescara (Getty)
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Nel corso di una lunga intervista a 'La Gazzetta dello Sport' l'allenatore ha toccato numerosi temi: passato e presente, Roma e Foggia, Verratti e Totti, i gradoni e il calcio in Cina. E sulla salvezza: "Finché l’aritmetica non ci condanna, dobbiamo sperare. D’altra parte ci sperano pure Crotone e Palermo"

Un ritorno in grande stile quello sulla panchina del Pescara, Zdenek Zeman è tornato ad allenare la formazione biancazzurra con cui anni fa aveva incantato tutta Italia e non solo. La salvezza rimane molto difficile, per rimanere in Serie A la squadra abruzzese dovrebbe "fare un campionato come quello della Juventus", ha detto lo stesso boemo dopo il 5-0 al Genoa. Domenica il Pescara andrà in casa del Chievo per provare a vincere ancora: "Finché l’aritmetica non ci condanna dobbiamo sperare", ha detto nel corso di una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Tanti i temi toccati, dal passato al presente, dalla Roma al Napoli, da Cassano a Verratti.

Sul presente al Pescara -
"Non cominciamo a parlare di sudore, dei sacchi pieni di sabbia. Io sono per i gradoni, altri sono per l’elastico. Continuo a sostenere che nel calcio si lavora molto meno che in tanti altri sport. E, quanto alla preparazione che seguo personalmente, non mi risulta che qualche mio giocatore, in questi anni, sia morto per la fatica. Certo, ormai, puntando quasi tutti sul possesso palla, pochi allenatori si preoccupano più della preparazione. La vittoria con Genoa? Il calcio è semplice. Il mio calcio è ancora più semplice - ha raccontato - quando sono arrivato ho passato solo i concetti di base, evidentemente i calciatori sono stati bravi a capirmi e a mettere in pratica tutto sul campo. Magari ora viene il difficile, dovrò cominciare a entrare più nei dettagli. Ho già allenato Caprari e Verre a Roma ma è meglio non caricarli troppo. Magari si cullano poi sul fatto che conoscono bene il mio calcio e si distraggono. Anche i nuovi mi hanno dato l’impressione di essere disponibili, pronti a seguirmi".

Salvezza e problemi del calcio italiano -
"Finché l’aritmetica non ci condanna, dobbiamo sperare di restare in Serie A. D’altra parte, sperano pure Crotone e Palermo. Come per lo scudetto, pur favoritissima la Juventus, possono ancora crederci Roma e Napoli. Ma è giusto non fare confusione. Anche per me, è importante raggiungere il risultato. Solo che considero fondamentale arrivarci attraverso il gioco, il sacrificio negli allenamenti e soprattutto senza imbrogli. Il calcio italiano malato di doping e scommesse? Spero che la lotta prosegua, c’è la volontà di debellare queste piaghe, che finiscono per influenzare i risultati. Dove girano tanti soldi, purtroppo si muovono molte persone che non agiscono correttamente, pur di perseguire i loro interessi. La partita che mi ha aperto gli occhi è Avellino-Messina e non dico altro".

"Cassano a Pescara? Mai dire mai" - Se ho mai sperato di vincere lo scudetto? Certo. Alla guida di Lazio e Roma ero convinto di riuscire a lottare sino in fondo. Comunque, al di là dell’esperienza in tre squadre dove non ho raggiunto l’obiettivo prefissato, ovunque ho lavorato sono andato sempre ben oltre le aspettative di società e ambienti. Quali sono stati i calciatori che hanno inciso di più? Signori, poi Nesta, che arrivava dal settore giovanile, e Verratti, che ha avuto uno straordinario exploit. Verratti? Saprà scegliere. Lo vedrei benissimo nel Barcellona, anche se nel Psg e a Parigi sta vivendo una splendida avventura". E Cassano? "Ha ragione quando dice che in A giocano tante ‘pippe’ ma non lui. Considerata la sua tecnica, pochi reggono il confronto con lui. Ma Cassano e Balotelli sono responsabili del loro destino: se hanno ottenuto meno di quanto potevano, la colpa è solo loro. Io allenatore di Cassano? Dovrei capire quanto posso ottenere da un giocatore come lui. Ma nella vita, mai dire mai".

Sul calcio estero -
"Io in Cina? Mah, non mi ci vedo. Qualche procuratore me l’ha proposto, però ho bisogno di lavorare in un certo modo con i calciatori. E in Cina non potrei creare il rapporto giusto con i giocatori. Per arrivare lì, poi, bisogna essere nel giro dei procuratori. Mi sono ispirato al Kovacs e il suo Ajax, ora mi intriga il Barcellona. Anche se della Premier League mi piace il clima, come se la giocano. Prima Ranieri e ora Conte lì hanno fatto grandi cose".

Sul passato -
"Il presidente a cui sono più legato è Casillo. Tra i tanti impegni che aveva, in quel Foggia lasciava fare a me e al ds Pavone. Si creò un rapporto stretto tra noi. A Messina invece mi proposero un contratto pluriennale, però preferii passare al Foggia. Più che un tradimento, si trattò di una scelta al termine di un vincolo annuale tra me e il club. Quel Foggi si è arricchito molto con le cessioni dei giocatori valorizzati da me, in tempi e valutazioni diversi, così anche la Roma, che piazzò bene Lamela, Marquinhos e Osvaldo. L'attaccante più forte che ho avuto? Tanti, non faccio nomi. Parlerei piuttosto dei difensori che con me sono arrivati nelle nazionali: Negro, Favalli, Nesta e Chamot".

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