Sassuolo, seduta pomeridiana: differenziato per 2

Serie A
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La partita contro il Milan si avvicina, i neroverdi continuano a lavorare in vista del prossimo impegno di campionato. E Defrel si racconta: "Trezeguet il mio idolo, amo passeggiare per Parigi senza essere riconosciuto. Razzismo? Chi mi fa il verso della scimmia non merita attenzione"

Allenamento pomeridiano - Continua la marcia di avvicinamento del Sassuolo alla partita contro il Milan di Montella, programma domenica al Mapei Stadium. Anche quest'oggi i calciatori neroverdi si sono ritrovati allo Stadio Ricci per la seduta di allenamento programmata. La squadra ha svolto torello, attivazione con la palla, esercitazioni tecnico tattiche e partita a tutto campo. Ancora lavoro differenziato per Luca Antei e Pol Lirola. Domani per i neroverdi altro allenamento pomeridiano a porte chiuse. Storicamente, le partite tra i rossoneri e il Sassuolo - nella casa degli emiliani - hanno spesso sorriso alla squadra allenata da Eusebio Di Francesco: nella stagione 2013-2014, la prima dei neroverdi in Serie A, finì 4-3 con un poker di Domenico Berardi che spinse poi il Milan ad esonerare Massimiliano Allegri. Risultato simile l'anno successivo quando il 3-2 finale vide ancora Berardi protagonista come tre gol. L'anno scorso infine, il 2-0 firmato Duncan e Sansone segnò il cammino sulla panchina rossonera di Sinisa Mihajlovic. Ora un nuovo appuntamento da affrontare massimo per il Sassuolo, che vuol dare continuità alla bella vittoria in rimonta a Udine e intende raggiungere presto la parte sinistra della classifica per mettersi definitivamente alle spalle un inizio di stagione complicato.

L’attaccante a La Repubblica - Tra i protagonisti dell'ultima partita contro i bianconeri c'è stato sicuramente Gregoire Defrel, che nel corso dell’intervista a La Repubblica ha affrontato numerosi temi: "Dopo il secondo gol contro l’Udinese ho fatto finta di sparare con le dita; è un'esultanza inventata dai miei amici di Parigi, che vengono spesso a trovarmi. Loro sono i miei fratelli, giochiamo al far west. Soltanto per questo ho deciso di festeggiare così dopo una rete anche se ora la faccio meno spesso da quando sono stato criticato. Il 92 che portò sulla mia maglia è il numero del dipartimento di Hauts-de-Seine, sono cresciuto fra bambini di religioni diverse, senza problemi di convivenza. Sono diventato calciatore imparando a giocare in strada a Chatillon, su un campo di sabbia a due minuti da casa. Facevo il campionato dei quartieri, due allenamenti e una partita alla settimana. Il mio amico Doukara, che ha giocato in Italia e ora è al Leeds, parlò di me al suo procuratore Malick Ba che oggi non c'è più, è stato il mio primo agente. Mi propose un provino in Italia con altri cinque ragazzi, ma io non volevo andarci: a casa mi sentivo già un campione, avevo tutto. Mi convinse mio padre. Presi una borsa e poche cose, dissi a tutti che sarei tornato dopo tre giorni, ne ero convinto".

Un inizio difficile -
"Il Monza mi scartò, il Parma neanche voleva farmi fare il provino. Pesavo 85 chili, ero impresentabile. Giocai una partitella d'estate con 40 gradi, dopo cinque minuti chiesi il cambio, ero scoppiato. Ma il responsabile del vivaio, Francesco Palmieri, che poi avrei ritrovato qui al Sassuolo, aveva notato un paio di giocate nell'uno contro uno: mi chiese di restare e ovviamente mi mise a dieta. Intanto i compagni mi prestavano i vestiti, non parlavo una parola d'italiano, non avevo il computer, niente, aspettavo che mio padre mi portasse una valigia. Il primo anno guadagnavo 250 euro al mese più vitto e alloggio. Il secondo, 800, e alla fine Colomba mi fece debuttare in A, a Cagliari. Quando ero in prestito a Foggia non arrivavano gli stipendi, la piazza contestava. Non era la vita che volevo e avrei voluto tornare a casa. Però ho tenuto duro e arrivò il Cesena. Il Sassuolo, poi, è stata la migliore scelta che potessi fare".

Dieta, idoli e passatempi preferiti -
E ancora, tra le altre curiosità: "Ero abituato a mangiare di tutto dopo gli allenamenti, nessuno mi aveva insegnato l'importanza dell'alimentazione per un calciatore. Un giorno a Cesena Bisoli mi chiese cosa mangiassi di solito, io risposi: 'Tortelli, pollo al curry, salse'. Lo spogliatoio scoppiò a ridere. Da allora, pasta in bianco e bresaola. Il difensore più duro da affrontare? Chiellini è uno molto tosto. Il mio idolo è sempre stato Trezeguet. Non bado a quelle tifoserie che a volte mi fanno il verso della scimmia, non meritano la minima attenzione. Che cosa mi piace fare? Quando posso volo a Parigi a prendere un gelato sugli Champs-Élysées. È bello passeggiare fra la folla senza essere riconosciuti".

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