Montella: "Juve, il Milan può batterti ancora"

Serie A
Vincenzo Montella, allenatore del Milan (Getty)
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Nella lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport l’allenatore rossonero ha toccato numerosi temi: "Non ho ancora parlato di rinnovo, se c’è comunione d’intenti puoi ripartire dallo stesso posto. Ringrazierò sempre Berlusconi, contento della stagione e della crescita del gruppo. Allenare la Juve? Perché no?"

Mancano poche ore alla sfida contro la Juventus, il Milan di Vincenzo Montella è pronto ad affrontare i bianconeri ancora una volta in questa stagione. Nell’anticipo dello Juventus Stadium i rossoneri proveranno a fermare nuovamente la corsa della squadra di Allegri - come accaduto già all’andata e in Supercoppa - mentre sul fronte societario continuano i lavori per arrivare al closing. Delle vicende di campo, del futuro (suo e della squadra) e non solo ha parlato l’allenatore del Milan a La Gazzetta dello Sport, in una lunga intervista. Queste le sue parole.

Sul futuro -
"Mi piacerebbe restare in rossonero e aprire un ciclo vincente - ha detto - l’importante è avere la possibilità di crescere insieme. Vorrei aiutare la squadra a migliorare e vincere ancora, tutto dipende dalla condivisione degli obiettivi e dal sapersi rinnovare. Non è questione di restare un anno, tre, cinque, dieci e nemmeno di cicli da aprire o chiudere. Tutta teoria: se c’è comunione d’intenti puoi ripartire dallo stesso posto. Alla Fiorentina avevo un contratto, io e la mia famiglia stavamo benissimo eppure sentii che era il momento di fermarsi. Rinnovo con i cinesi? Dipende dalla società, a ognuno il suo lavoro. La domanda non mi è ancora stata fatta. Nel caso, risponderei cercando di capire gli obiettivi, la valutazione che danno della rosa e quello che vogliono da me. Un’avventura all'estero? Certe città mi piacciono più di altre, Londra ad esempio".

Su Berlusconi - Parlando poi del suo rapporto con il presidente, Montella aggiunge: "Per quanto riguarda Berlusconi, credo sinceramente che il presidente mi stimi. E ho già detto che per avermi fatto allenare la squadra di cui sono tifoso lo ringrazierò sempre. Conosce il calcio, parlare con lui è piacevole: ascolto i suoi suggerimenti anche se a volte non collimano con i miei. Capita che per vincere si possa anche non avere il controllo totale: se ce l’hai e poi non finalizzi diventa un boomerang. Lui vorrebbe magari Suso seconda punta o De Sciglio centrale ma in generale abbiamo pensieri vicini. So stare al mio posto e non sono io che vado a cercare Berlusconi: mi rapporto quotidianamente con Galliani, che è un grande dirigente di cui nessun allenatore, e non può essere un caso, si è mai lamentato. Ultima chiamata? Prima mi chiamava più spesso, ora meno. Ma il mio rispetto è lo stesso, anche se nelle ultime settimane non ci siamo sentiti".

Sugli obiettivi della stagione -
"Intorno al risultato gira molto, ma non tutto - ha aggiunto - penso sia più giusta una valutazione complessiva che, esempio, possa prescindere dall’arrivo al sesto o settimo posto. Il mio giudizio è già positivo, sono contento della crescita e dell’atteggiamento della squadra. Arrivare anche un solo punto sopra l’Inter, che hanno fatto grandi investimenti, mi farebbe piacere. Ma non mi valuto in rapporto agli altri, solo rispetto a quanto faccio con la mia squadra. Mi auguro semmai che il derby riguardi presto zone più alte della classifica. Per l’Europa ci sono più competitor: anche l’Atalanta durerà fino alla fine. Champions? Recuperare posizioni lassù è difficile, ma l’ambizione bisogna sempre porsela. Magari se allo Stadium…".

Verso la Juventus -
"Non ci sottovalutano più, ma che i bianconeri siano quasi imbattibili lo dice il campionato. Sarà una partita chiave: decideranno approccio, interpretazione e agonismo che, da parte nostra, dovranno essere sopra la media. Contro la Juve abbiamo vissuto i due momenti più belli della stagione: la vittoria di Doha e quella dell’andata. Stavolta il risultato servirà ancora di più per la classifica. Se allenerei in futuro la Juve? Perché no? Un professionista non deve precludersi niente. Magari allenare la Lazio sarebbe più complicato".

Sogni di mercato - "Fabregas tecnicamente è fortissimo - ha detto Montella ipotizzando le eventuali mosse del Milan cinese - ma se io avessi 150 milioni ricomprerei i miei, a cui devo tutto. Ognuno è stato utile a modo suo. Per me sono loro i migliori del mondo. Penso che si possano fare buone cose anche senza un grande budget, prendendo giocatori adeguati e funzionali. Che titolo scelto per la vicenda del closing? Opening. Ma qui funziona tutto, quindi non ci sono alibi. C'è la grande organizzazione che ho sempre immaginato. La cosa più critica è stata ricostruire la convinzione dei giocatori, anche se Mihajlovic ha fatto un buonissimo lavoro. Se fosse rimasto avrei allenato il Milan in Europa. Il confronto con l'Inter? Loro hanno fatto grandi investimenti. Arrivare anche un punto sopra loro mi farebbe piacere. Mi auguro che il derby riguardi zone più alte della classifica".

Sui metodi di lavoro e sulla squadra -
"Con i giocatori sono sempre trasparente. Mai ipocrita o falso. Qualche bugia bianca, senza inganno, ogni tanto ci può stare. Bacca? Quando è uscito arrabbiato ce l'aveva quasi sempre con se stesso. Le cene di gruppo se non rappresentano una forzatura, sono piacevoli. Locatelli e Donnarumma? Gigio è più maturo, Locatelli ha avuto un grande rendimento ed una lieve flessione è normale. Ha grande equilibrio. Tra gli altri giovani vedo Calabria e Romagnoli. Pasalic è il prototipo del centrocampista moderno. Deulofeu si è inserito in fretta. E poi c'è Suso. Niang? Forse è più adatto al calcio inglese. Magari tornerà più forte. Non credo più ai vecchi metodi con i quali sono stato allenato io, niente gradini, e poi su tecnica e tattica non si inventa nulla. Yoga, alimentazione e sonno sono fondamentali. Il Mental Coach? Io mi rivolto a più di uno. A Milanello passo 7-8 ore ed ho scoperto l'importanza di staccare. L'allenatore più bravo che ho avuto? Spalletti, mi ha aperto la mente".

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