Paulo Dybala, altro scudetto per l’idolo dei bimbi

Serie A

Claudio Barbieri

Paulo Dybala ha conquistato il secondo scudetto con la maglia della Juventus
dybala

Il sesto titolo consecutivo della Juventus porta la firma del campione argentino, di gran lunga il calciatore bianconero più amato dalle giovani generazioni. Tra giocate spettacolari, il fenomeno #dybalamask e tanta solidarietà, ecco perché Paulo è venerato dai baby juventini di tutto il mondo

La crescita di Paulo Dybala non si misura solo con i numeri. Certo, i 10 gol (compreso quello dello scudetto con il Crotone) e 8 assist che hanno trascinato la Juve al sesto titolo di fila, il secondo per l’argentino da quando è sbarcato a Torino, non sono male. Così come i quasi 9 milioni di followers spalmati sui tre principali social network o il rinnovo di contratto fino al 2022 a cifre da top player. C’è un indicatore però, sopra gli altri, che rivela la popolarità di quello che, per molti, è considerato l’erede di Leo Messi: l’amore incondizionato da parte dei bambini, per cui Dybala è l’idolo assoluto e incontestato. 

In Sicilia fu 'U Picciriddu'

Provate ad andare allo Stadium e vi accorgerete come il 90 percento dei bambini presenti indossi una maglia numero 21. Entrate in una classe di una scuola primaria e fate un sondaggio: "Qual è il vostro calciatore preferito?". La risposta sarà un coro quasi unanime, visto che esistono ancora ammiratori di Messi e CR7: "Paulo Dybala". Sono tanti i fattori che hanno contribuito all’esplosione del fenomeno di Cordoba: la giovane età (classe 1993), il fisico umano (177 cm per 73 kg), il viso pulito e sorridente come quello di un bambino. A Palermo ci avevano visto lungo e, non a caso, appena sbarcato dall’Argentina, lo avevano soprannominato ‘U Picciriddu’. Passano gli anni, ma Dybala sembra non invecchiare mai…

Quel sinistro magico

Per impressionare un bambino serve anche altro. Non bastano infatti un sorriso contagioso e la faccia da bravo ragazzo. Dybala ha conquistato la nuova generazione del tifo bianconero a suon di giocate. Non parliamo solo dei gol, già 40 in due stagioni a Torino e nemmeno degli assist (17). Quello che impressiona di Paulo è il modo di giocare, apparentemente semplice, con quel pallone attaccato alla punta del piede sinistro, capace di inventare magie ad ogni tocco. Al bambino poco importa se Allegri lo schiera da seconda punta o da trequartista nel 4-2-3-1 che ha fatto le fortune bianconere: quello che interessa è vedere cosa estrarrà dal cilindro il mago con il numero 21 sulle spalle. Una maglia pesante, indossata in passato da Zidane e Pirlo, che Dybala non sta certo facendo rimpiangere.

ll fenomeno #dybalamask

Lo scorso 11 gennaio, Dybala segna al 22’ del primo tempo il gol dell’1-0 della Juventus nella sfida valida per gli ottavi di Coppa Italia contro l’Atalanta. L’argentino apre pollice e indice della mano sinistra e li porta sotto gli occhi. In poche settimane, Paulo si ripete contro Lazio e Milan: tanto basta per scatenare sui social una nuova mania, la #dybalamask, hashtag divenuto virale in poche ore e che ha mandato in delirio mezzo mondo. L’alone di mistero, creato dall’argentino sul significato del gesto, ha contribuito a ingigantire il fenomeno. I più scatenati nell’imitazione della Dybala mask? Ovviamente i bambini, da Torino all’Indonesia, passando per Argentina, Sudafrica, Giappone, Germania e Stati Uniti. La maschera del gladiatore Dybala è diventato così il simbolo più utilizzato dai tifosi bianconeri, uno status che contraddistingue questa stagione fin qui trionfale.    

Paulo, cuore d'oro

Dybala ha perso il padre, malato di tumore, quando aveva appena 15 anni. Un momento terribile, in cui il fenomeno di Cordoba ha rischiato di mollare il calcio a causa dell’insostenibile lutto. Nonostante i 23 anni compiuti lo scorso novembre, Dybala è molto più maturo dei ragazzi della sua età, proprio a causa di questi drammatici trascorsi. La prematura perdita di papà Adolfo, a cui il bianconero dedica ogni gol, lo ha sensibilizzato nei confronti di quei piccoli che, come lui, hanno vissuto una tragedia. Negli ultimi mesi, Dybala ha telefonato a due bambini superstiti della valanga di Rigopiano (uno dei quali rimasto orfano di entrambi i genitori), invitandoli allo Stadium. A Pasqua si è recato all’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino per incontrare i piccoli malati e aprire con loro le uova di cioccolato, mentre poche settimane fa si è speso sui social, insieme ad altri campioni come Totti e Immobile, per la campagna #Everychildismychild, che sensibilizza l’opinione pubblica sulla guerra in Siria e sulla strage di bambini vittime di bombardamenti. Iniziative da Pallone d’Oro…

La responsabilità di essere idolo 

Non è così semplice come si può pensare fare breccia nel cuore di un tifoso bambino. Non ci sono riusciti tanti campioni che hanno fatto la storia del calcio e della Juventus. In tempi recenti, viene in mente solo un certo Alessandro Del Piero, che nel 1993 si rivelò al pubblico bianconero con tutto il suo talento cristallino, la faccia da bravo ragazzo e quel piede destro da infarto. Quel campioncino venuto da Padova sotto l’ala di Giampiero Boniperti, arrivato poco più che maggiorenne a Torino, diventò uomo e fenomeno con la maglia della Juventus sulle spalle, facendo crescere con lui una generazione di bambini, oggi adulti e padri di famiglia. Oltre a gol (287), presenze (697) e trofei (14), Alex è stato un esempio con il suo comportamento encomiabile, che lo ha reso un vero modello per i più giovani. Il passaggio di consegne fra Del Piero e Dybala, sfida social sui calci di punizione a parte, passa anche da qui. 

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