Spalletti-Di Francesco, mossa e contromossa: l'analisi tattica

Serie A

Augusto De Bartolo

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Non solo le prodezze dei singoli hanno deciso il match dell'Olimpico, Roma-Inter è stata una partita a scacchi tra due allenatori con idee di gioco molto precise: ha vinto chi ha fatto la mossa più efficace 

Non è stato il match di Luciano Spalletti soltanto da un punto di vista emotivo, dovuto al ritorno all'Olimpico sulla panchina avversaria dopo l'addio, Roma-Inter è stata la gara dell'allenatore nerazzrro soprattutto per il modo in cui l'ha condotta e per gli accorgimenti adottati per disinnescare il 4-3-3 proposto da Di Francesco. Una battaglia tattica in cui, alla fine, si inseriscono sempre le qualità dei singoli, tuttavia, provocate dalle scelte degli allenatori in fase di preparazione di gara ma anche a partita in corso. Vediamo nello specifico come si è sviluppato il match dell'Olimpico.

Inter, gli esterni difensivi per dare massima ampiezza

Appare evidente, nella nuova Inter, un atteggiamento preciso degli esterni di difesa. Nella gara dell'Olimpico, Spalletti ha scelto Nagatomo e D'Ambrosio non avendo ancora alternative pronte. Presto lo saranno Dalbert e Cancelo e agiranno in modo tale da creare conseguenze nello sviluppo offensivo, condizionando l'atteggiamento dei trequartisti esterni, Perisic e Candreva. Nella grafica è vidente come D'Ambrosio sia molto alto nello sviluppo della manovra. Scelta di Spalletti che vuole che siano gli esterni difensivi ad allargare il campo nella fase di costruzione di gioco e che siano loro ad andare sul fondo per mettere in area palloni interessanti.

Dalbert spinge molto più di Nagatomo

Infatti, la decisione del club di ingaggiare Dalbert e Cancelo non è casuale. Il fracese ex Nizza, nei 35 e oltre minuti giocati nel secondo tempo, ha spinto molto più di Nagatomo. Questo ha consentito all'Inter di mettere di nuovo in difficoltà la Roma come non era riuscita a fare nella seconda metà del primo tempo e nella prima metà della ripresa. In proporzione, come si nota dalla grafica, Dalbert gioca meno palloni (minore tempo in campo), in zone più varie del campo ma, soprattutto, tanti sono quelli ricevuti e giocati nell'ultimo terzo di campo.

Perisic e Candreva più vicini a Icardi e alla porta

Una siffatta situazione nella fase di costruzione, con i due esterni difensivi molto alti, consente all'Inter uno sviluppo più efficace nella fase offensiva. Non è più compito di Perisic e Candreva attaccare la linea di fondo per andare al cross diretto verso un'area di rigore poco occupata, come accadeva nella scorsa stagione. Perisic e Candreva tagliano molto di più il campo, ciò consente loro di essere molto più pericolosi quando riescono a ricevere palla dietro la linea dei centrocampisti avversari, ma soprattutto diventano sostegno "corto" per Icardi qualora la prima giocata fosse indirizzata sulla punta centrale. Come si vede dalla grafica Spalletti non snatura le attitudini di Perisic di andare comunque sulla zona esterna del campo, ma gli offre una soluzione in più: quella di venire verso il centro per essere più imprevedibile.

Icardi attacca la profondità ed è più presente in area di rigore

Non che di gol non ne facesse nelle altre stagioni, ma quattro in due giornate sono comunque un segnale preciso, una scelta di Spalletti, conseguenza tattica del disegno studiato per Perisic e Candreva che, accentrando la loro posizione, allungano quella di Icardi. L'argentino ha minori compiti di partecipazione alla manovra, è molto più vicino alla porta e può attaccare la profondità con corse più brevi, restando più lucido nella fase di finalizzazione. La grafica lo evidenzia in maniera molto chiara: palloni giocati tutti, o quasi, nel corridoio centrale del campo, in appoggio, durante la prima costruzione, in finalizzazione negli ultimi 20 metri. Il gol del pareggio ne è un esempio lampante. Candreva attacca la linea difensiva romanista, attrae su di sé Manolas (che invece avrebbe dovuto tenere la posizione vista la presenza di Nainggolan a contrasto con lo stesso Candreva), il greco lascia scoperto uno spazio che Icardi occupa e nel quale la palla filtra: il resto è merito della tecnica dell'attaccante argentino.

La contromossa di Di Francesco: allargare Nainggolan e Strootman. Scelta che ha funzionato ma non è bastata

Per cercare di limitare il dominio che l'Inter ha palesato nel primo quarto di gara (prima del gol di Dzeko per intenderci), Di Francesco ha adottato un accorgimento tattico molto interessante. A un certo punto ha allargato sia Nainggolan (in maniera più netta) che Strootman per sottrarli alla pressione di Borja, Gagliardini e Vecino. Questa decisione ha causato un disordine nella linea di centrocampo dell'Inter costringendo uno dei centrocampisti centrali, soprattutto Gagliardini, ad uscire in una zona di campo più esterna lasciando scoperto un corridoio centrale nel quale spesso Perotti e Defrel sono andati a ricevere palla. Situazione molto evidente in occasione del palo colpito da Nainngolan: Defrel riceve un cross dopo aver stretto molto sul secondo palo, scarica per Nainggolan che è discretamente aperto, tanto quanto basta per evitare la pressione di Gagliardini costretto a uscire su di lui. La stessa cosa era accaduta in occasione del gol di Dzeko: scarico di Defrel per Nainngolan che si accentra, vede il movimento di "fuori linea" (ad allargarsi, per prendere distanza dalla marcatura avversaria) di Dzeko che poi tutto solo riceve e segna. Scelta che, come dicevamo, è stata efficace ma che non è bastata, un po' per sfortuna (tre pali colpiti dalla Roma) e un po' per merito dell'atteggiamento tattico di un'Inter che sembra avere tante soluzioni in più rispetto al passato. 

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