Napoli-Inter, da Icardi a Mertens: quanti intrecci di mercato

Serie A

Luca Cassia

Icardi e Hamsik, Perisic e Mertens: ve li immaginate nel big match a maglie invertite? (Foto Getty)

Sabato è sfida al vertice al San Paolo, big match dai tanti intrecci di mercato. Maurito erede di Higuain al Napoli, affare sfumato come l'arrivo di Perisic dal Wolfsburg. E l'Inter? Il giovane Hamsik piaceva a Moratti, Dries brillava invece tra i desideri della nuova proprietà Suning. Oggi sono tutti intoccabili

Immancabili gli intrecci di mercato, una costante pure nella sfida più sentita. Avversarie sabato nel big match della 9^ giornata, Napoli e Inter si aggrappano agli uomini chiave nell’incrocio che vale la leadership in Serie A. Allo specchio i toscani Sarri e Spalletti, l’attacco atomico contro la difesa bunker, l’imbattibilità condivisa in campionato così come l’avvio di stagione a premiare vecchie e nuove certezze. Due le lunghezze di differenza al vertice, chance unica per annunciare la fuga oppure ribaltare le gerarchie di testa. Una vetrina riservata anche ai protagonisti accostati ai rivali nell’incrocio al San Paolo, classiche sliding doors tra rumors e trattative poi sfumate prima della chiusura. Già, perché se tutte le operazioni fossero andate in porto non parleremmo di Icardi eroe nel derby oppure di un’ala come Mertens convertita in un '9' letale. Riuscite a immaginarli a maglie invertite?

Icardi post Higuain? Addio Perisic

Re nerazzurro nel derby, exploit che ha aggiornato il suo bilancio a 87 gol in 154 gare superando Eto’o e Milito per media realizzativa, Mauro Icardi si è confermato bomber e leader pure con l’avvento di Spalletti. Da non trascurare la carta d’identità del centravanti argentino, oggi 24enne eppure corteggiato poco più che maggiorenne anche dal Napoli. Archiviata la stagione 2012/13, la prima chiusa in doppia cifra con la maglia della Sampdoria, De Laurentiis si fiondò sull’attaccante incassando il sorpasso dell’Inter che lo blindò per 13 milioni di euro. Un desiderio mai sopito per ADL, d’altronde all’addio di Higuain fu proprio Icardi a tornare prepotentemente d’attualità: connazionale del Pipita, erede designato con sei anni in meno all’anagrafe, indizi di pari passo con il braccio di ferro per il rinnovo contrattuale all’Inter. Aggiungiamo pure la stima del giocatore verso Sarri, allenatore che "l’avrebbe portato a segnare 40 gol" come Mauro spiegò a Ulisse Savini, intermediario dell’operazione. Al tavolo c’era anche Wanda Nara, moglie e agente dell’argentino, sedotta dalla proposta di un futuro nel cinema nelle produzioni di De Laurentiis. Una maglia da protagonista nella città che fu del "nemico" Maradona? Non proprio: dopo tre summit e i 'no' di Suning, il gioco al rialzo spinse l’Inter ad accettare le condizioni della famiglia Icardi nonostante i 60 milioni di euro messi sul piatto dal Napoli. Ritocco all’ingaggio e permanenza in nerazzurro prolungata fino al 2021 a spingere Milik sulla strada del San Paolo. Sfortunato il polacco, irresistibile Mertens grazie alla felice intuizione di Sarri. Tutti contenti, no?

Alle spalle di Icardi per gol (3) ma non per assist (4) figura Ivan Perisic, pedina che ha inaugurato al meglio la terza stagione in maglia nerazzurra. Lo premiano i numeri e le prestazioni di sacrificio, lui che per continuità ha faticato a prendersi l’Inter dal suo arrivo nonostante un saldo comunque positivo (23 reti in 87 presenze). Affare da 19 milioni di euro quello che lo portò da Thohir nell’agosto 2015, tuttavia l’interesse azzurro nacque ben prima. Già adocchiato dagli azzurri ai tempi del Bruges, l’esterno croato venne monitorato durante i Mondiali in Brasile e a distanza ravvicinata nella successiva Europa League quando segnò al San Paolo. Oggetto di contatti sempre più frequenti, lo stesso Perisic spiegò le similitudini tra la sua Spalato e Napoli ovvero una destinazione che avrebbe accolto con favore in futuro. Le avance dell’ex ds Bigon e la resistenza del Wolfsburg trovarono l’epilogo tra la differenza economica e l’infortunio alla spalla accusato dalll’ex Hajduk Spalato: "L’operazione era seria ma sfumò nel momento in cui il mio stop venne stimato sui 3-4 mesi. In realtà tornai dopo 6 settimane". Un altro napoletano mancato eppure avvistato a Capri e in città la scorsa estate: nessun indizio di mercato, d'altronde sembrava ad un passo dallo United di Mourinho. Poi il rinnovo fino al 2022 e un ingaggio a livello di Icardi (vicino ai 4.5 milioni) hanno ribadito la sua centralità nella nuova Inter di Spalletti.

Hamsik-Moratti, sogno Mertens

Sliding doors pure sulla sponda napoletana, ecco perché il big match ha come denominatore comune gli intrecci di mercato. Prendete Marek Hamsik, capitano e simbolo azzurro dove milita dal 2007: dieci anni in squadra con 465 presenze (a -46 dal leader Bruscolotti) e 114 gol, solo uno in meno dell’iconico Maradona. Centrocampista totale che a Napoli ha affinato il suo talento, lo slovacco brillava non ancora ventenne già ai tempi del Brescia: di lui si accorse l’ex dirigente Pierpaolo Marino non prima dell’Inter che strappò un’opzione per Marekiaro fissata a 5 milioni di euro, poi scaduta e vanificata dall’acquisto dei campani. Scavalcati quindi Roberto Mancini e l’entourage nerazzurro, tuttavia non si arrese Massimo Moratti che telefonò in più occasioni a De Laurentiis: nel 2010 l’allora presidente nerazzurro bussò nuovamente alla porta del Napoli, raccolse l’ennesimo declino nonché una sorta di opzione morale dettata dalla sua perseveranza qualora gli scenari fossero cambiati. In realtà l’avventura di Hamsik in azzurro non è stata compromessa nemmeno dai sondaggi di Juventus e Milan, club quest’ultimo che tramite Raiola imbastì lo scambio con Pato poi respinto dallo stesso Marek. Se De Laurentiis indicava in Milano l’unica destinazione plausibile in caso di partenza, il suo decennio a Napoli ha ribadito una fedeltà rara.

I numeri lo premiano con 24 gol nell’anno solare in Serie A, bilancio da bomber lui che è un '9' adattato grazie alla lungimiranza di Maurizio Sarri. Ai record del Napoli contribuisce ovviamente Dries Mertens, inserito tra i candidati al prossimo Pallone d’Oro a seguito di un’evoluzione tattica nemmeno pronosticabile dal suo arrivo nel 2013: 23 reti da ala nel primo biennio agli ordini di Benitez, addirittura 54 dall’avvento di Sarri con il graduale passaggio a centravanti nel tridente leggero. Un impatto straordinario probabilmente mai emerso lontano da Napoli, così avrà pensato il belga la scorsa primavera per uscire da un intrigo di mercato. Sospeso tra un rinnovo complicato e la tempesta sentimentale con la moglie Kat, l’addio di Mertens agli azzurri sembrava tutt’altro che trascurabile. Già sondato dall’Inter un anno prima complice il dualismo sulla fascia con Insigne, i nerazzurri si fecero avanti nel nome di Suning e di un grande colpo da regalare al club: in questo senso va spiegato l’arrivo in città di Javier Zanetti, chiamato ad alimentare l’interesse di Dries attraverso il prestigio di una società dalla rinnovata progettualità. Operazione presto tramontata dopo il ricco adeguamento (4.5 milioni di euro) fino al 2020, accordo che allontanò l’ombra di Suning e delle piste estere. Curiosamente Napoli e Inter hanno cercato in passato i rispettivi centravanti avversari, artefici di gol a grappoli. In particolare gli azzurri inseguivano Icardi per dimenticare Higuain, ma il vero '9' era già presente in casa.

Altri desideri

Icardi e Perisic da una parte, Hamsik e Mertens dall’altra, poker di nomi ai quali vanno aggiunti altri oggetti d’interesse. Quando la trattativa Icardi-Napoli esulava dalla presenza della dirigenza interista, i nerazzurri pensarono ad Insigne (altro estenuante rinnovo di contratto) come manovra di disturbo. Solo un anno fa i giocatori chiacchierati erano invece Gabbiadini e Ranocchia, entrambi in ritardo nelle gerarchie di Sarri e Pioli eppure destinati in Premier League. Se in precedenza Candreva era sul taccuino della dirigenza azzurra ma si trasferì all’Inter, l’avvento di Suning accese i riflettori anche sul profilo di Koulibaly per rinforzare una difesa che allora faceva acqua. Ricordiamo l'interesse dell’ex direttore sportivo Bigon nei confronti di Brozovic allora in forza alla Dinamo Zagabria, tutt'altro che un mistero come la stima di Sarri per Vecino già allenato ad Empoli: oggi entrambi sono compagni agli ordini di Spalletti. Rumors e trame di mercato, tante ipotesi ma poche ufficialità: non è un caso che dal 2000 gli affari tra Napoli e Inter siano circoscritti ai vari Campagnaro e Pandev, Gargano e Fontana, Moriero e Fresi fino a Robbiati. Sette nomi e poco altro, piuttosto le fantasie dei tifosi vengono solleticate durante le finestre di operazioni. Sogni che stavolta accompagnano la sfida al San Paolo lontano dal tavolo delle trattative.

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