Juve, in 10 è meglio. La vittoria del carattere

Serie A

Allegri ringrazia Mandzukic per l'espulsione, evento che ha costretto la squadra a tirare fuori il carattere. Così, in inferiorità numerica, i bianconeri ne fanno 4 e diventano la prima squadra del campionato a vincere una partita in 10. E Buffon elogia il "difensore" Higuain

Lo diceva il saggio Liedholm: “In 10 si gioca meglio che in 11”. Di sicuro si tirano fuori energie nascoste, motivazioni extra che spesso portano a scrivere le imprese più belle. E allora “Grazie, Mandzukic”, aggiunge Allegri come paradossale corollario alla teoria liedholmiana. Il giocatore che si fa espellere non più rimbrottato ma ringraziato davanti a tutti, “perché avevamo bisogno di giocare in dieci e fare una partita di sofferenza”. Per ritrovare l’antico carattere, ricordarsi che le partite non si vincono soltanto in virtù di un maggior tasso tecnico e che quando manca l’invenzione del singolo occorre la volontà del gruppo.

La prima vittoria in 10

Serviva una scossa, probabilmente nessun cambio avrebbe potuto darla meglio di quello “effettuato” da Allegri: fuori Mandzukic, dentro lo spirito guerriero. Ed è curioso che, proprio senza il giocatore che più di tutti incarna quello spirito, gli altri abbiano saputo tirar fuori una prestazione che, in questa stagione, non aveva precedenti.

La Juventus è infatti la prima squadra capace di vincere una partita giocando in 10 contro 11: prima di lei, nelle precedenti 8 giornate, chi si era trovato in inferiorità numerica, non solo non aveva mai vinto, ma addirittura non aveva neanche mai segnato. I bianconeri senza Mandzukic ne hanno fatti 4.

Prima della “rivoluzione guerriera” della squadra di Allegri, la somma dei minuti giocati da tutte le squadre con l’uomo in più faceva 382, nelle prime 8 di campionato. Tredici i gol fatti (su 45 tiri), nessuno preso (subendo solo 6 tiri). Poi in una giornata si ribaltano di colpo statistiche e credenze. A mezzogiorno il Verona diventa la prima squadra del campionato a segnare un gol in inferiorità numerica (trova il 2-2 nel derby, che poi però perderà); il Milan gioca per 65’ senza Bonucci e non prende gol (solo 5 tiri tentati dal Genoa, di cui solo uno nello specchio della porta di Donnarumma); gran finale con la Juventus che in 54’ giocati in 10 fa registrare un parziale di 4-1.

Un Pipita guerriero

Nessun gol degli attaccanti, ancora a secco Higuain, che però è commovente per l’ardore che ci mette nel fare non solo il suo lavoro, ma anche quello del compagno espulso. Lo vedi tornare a centrocampo per ricevere la palla e difenderla in modo da far salire la squadra, lo trovi in fascia a raddoppiare su un avversario, strappa applausi e palloni come un mediano.

I senatori sono i primi ad accorgersene, a capire la portata "dell'impresa". Barzagli sottolinea che “ci sono vittorie e vittorie. Questa è quella che ci serviva per riprendere il nostro cammino”; Chiellini parla di “dimostrazione di forza e di carattere”; Buffon elogia il compagno che si è fatto in due, suggerendo ad Allegri di far girare sui monitor di Vinovo il video della partita di Higuain 24 ore su 24. "Gli scudetti non si vincono con i 6-2 ma con questo spirito di sacrificio". Aggiungete questa massima all'elenco: anche queste sono parole di un "vecchio" saggio.

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