Né Germania né Spagna: Immobile, profeta in patria

Serie A
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Il bomber della Lazio è attualmente in testa alla classifica marcatori in Italia, ma ha segnato più di tutti anche in Europa. Una media superiore pure a quella di Torino quando fu capocannoniere ma che, per diversi motivi, non ha saputo confermare quando ha lasciato la Serie A per Dortmund e Siviglia

Chissà se è più grande il rimpianto di Immobile, che non è riuscito a confermare all’estero il valore espresso in Italia, oppure quello di Borussia Dortmund e Siviglia, che vedono soltanto adesso ciò di cui è veramente capace il centravanti della nazionale. Di certo c’è che l’unico senza rimpianti è Claudio Lotito: il presidente della Lazio si gode il suo bomber da 14 gol in 11 partite (uno ogni 70) minuti e comprato per meno di 10 milioni di euro. 

Incomprensioni tedesche

Quando il Bayern Monaco decide acquistare Robert Lewandowski e quindi privare il principale avversario in Bundes del suo miglior giocatore, i gialloneri decidono di investire 18.5 milioni di euro sul capocannoniere della Serie A: Ciro Immobile. Il ragazzo di Torre Annunziata era reduce da una stagione più che positiva al Torino dove aveva segnato 22 gol. In Bundesliga però fa molta fatica: sono appena tre i gol in 24 presenze. Va meglio in Champions (dove segna quattro reti in sei partite) e in Coppa di Germania (con tre centri in altrettanti incontri). Al di là dell’aspetto tecnico, della responsabilità di dover sostituire uno come Lewandowski, dell’alternanza con Aubameyang, Ramos e altri attaccanti, Immobile ha sofferto molto l’ambiente tedesco: “Io e la mia famiglia non siamo stati aiutati, abbiamo sofferto molto. Il tedesco è una lingua impossibile, mi aspettavo che i miei compagni mi aiutassero di più”, dichiarerà successivamente. Pensiero rimandato al mittente da parte della dirigenza del Borussia: “Se ha detto veramente queste cose le trovo dichiarazioni vomitevoli. Un giocatore che offre prestazioni come le sue non dovrebbe criticare club, allenatore e compagni…Gli abbiamo sempre messo a disposizione un insegnante di tedesco, sarebbe anche andato a casa sua ad aiutarlo. Ma bisogna essere disposti a imparare la lingua”. Risultato? Immobile viene spedito a Siviglia dopo appena un anno. 

Delusioni andaluse e riscatto romano

Neppure l’aria spagnola, più simile a quella italiana, riesce però a riportare Immobile ai livelli di Torino. L’attaccante arriva in un Siviglia che ha appena vinto la seconda Europa League consecutiva ma l’avventura dura appena sei mesi. Sono otto le presenze (e due gol) in Liga, tre in Champions senza reti e tre in Coppa del Re (due gol). A gennaio, gli andalusi riscattano Immobile dal Borussia Dortmund ma lo cedono in prestito al Torino nella speranza di rigenerarlo.

Se la Germania era stata fatale dal punto di vista dell’ambiente, della lingua e del rapporto con la squadra, in Spagna Immobile paga la poca fiducia di Unai Emery e l’essere arrivato in un team dove i meccanismi sono quasi automatici e dove praticamente non gioca mai. Terminata la stagione in maglia granata con cinque gol all’attivo, Ciro non viene riscattato dal club che l’aveva reso grande.

L’Italia è sempre l’Italia e così Immobile si trasferisce a Roma, sponda Lazio. Lotito lo acquista a titolo definitivo dal Siviglia e in quel momento la carriera del centravanti prende una svolta: prima stagione da 23 gol, nella seconda – quella appena iniziata – è già a quota 14. La stampa spagnola fa notare come Immobile abbia segnato, almeno fino a questo momento, 13 gol in più di Cristiano Ronaldo, 12 in più rispetto a Griezmann e 11 in più di Luis Suárez. In generale, ha fatto il doppio dei gol di Neymar e uno in più di Messi. Difficile capire se manterrà questa media spaventosa ma è evidente che se c’è un profeta in patria quello è Ciro Immobile.

 

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