Bologna, Verdi show su punizione: "Imparai in taverna! Io, il Milan, il 9"

Serie A
Simone Verdi, attaccante del Bologna (Getty)

Il talento rossoblù si racconta sulla Repubblica, dalle punizioni al numero di maglia: " Papà, portiere dilettante, costruì nella tavernetta un campetto, finiti i compiti correvo a giocare con mio fratello. Ho imparato lì! Il 9? Amo i numeri piccoli, poi nasco punta centrale. A Bologna sto benissimo"

Verdi show, due gol su punizione... con entrambi i piedi. Mai successo in Serie A,  tant'è che sabato ha scritto un nuovo record col Bologna. Prima col sinistro, poi col destro. E peccato per il risultato, 2-3 col Crotone grazie alla doppietta di Budimir. Ma Verdi entra nella storia: "Ho imparato in tavernetta con mio fratello, dopo i compiti andavo a giocare sempre lì". Calciando punizioni già da piccolo, a 10 anni e insieme al fratello che oggi gioca in Promozione: "Anche se lui col sinistro non sale neanche l'autobus". Schermaglie di famiglia, Verdi è in Serie A: "A Bologna sto benissimo, amo il 9 perché nasco punta centrale". Le sue parole alla Repubblica. 

"Ecco il perché delle punizioni..."

"Mangio e scrivo con la destra, ma da bambino sono stato lasciato libero. Papà, portiere dilettante, costruì nella tavernetta un campetto, finiti i compiti correvo a giocare con mio fratello, abbiamo rotto lo stesso vetro quattro volte... Un rigore? Lo tiro di destro. Una punizione? Dipende dalla posizione. Nella mia testa, non c’è distinzione. È un vantaggio sui difensori, che non sanno su quale lato portarmi. E per questo io sento che devo dare di più". Sul rapporto col fratello: "Non saprei. Mio fratello Mattia, che gioca in Promozione, il sinistro lo usa per scendere dal letto. Credo che per un destro non sia difficile affinare il piede debole, se ci lavora su. Per i mancini è diverso invece. Oggi penso a Hernanes e Pedro, ambidestri".

Gli inizi, fino alla chiamata del Milan...

Nasco a Broni, ma sono di Travacò Siccomario, colline pavesi. Papà Roberto lavora al centro elaborazione dati in banca, mamma Simona è casalinga. Si sono separati che ero piccolo, e anche questo ha rafforzato il legame con mio fratello, di due anni più grande: sulla schiena ho un tatuaggio con il suo numero, il 5. Si è laureato martedì in Scienze Motorie con una tesi sul calciatore moderno usando me come esempio. Comincio a giocare seguendo lui all’Audax. Ho 4 anni, non ho l’età, mio padre convince i dirigenti. A 8 vado al Piacenza, un bus mi prende a scuola e mi riaccompagna dopo l’allenamento. Ma gli altri bambini mi escludono, mi fanno sentire fuori luogo. Un giorno torno a casa piangendo, mio padre mi ricorda che il calcio è un divertimento, e io riparto dall’Audax. A 11 faccio due provini, Milan e Inter. Scelgo il Milan".

"Futuro? Resto qui, tranquilli"

Sul passato rossonero: "Non dimostrai di essere da Milan. Al Toro ero troppo giovane, non ancora pronto alla vita da calciatore. A Empoli Sarri ha creduto in me come trequartista. All’Eibar in Spagna ho giocato poco ma imparato tanto. A Carpi ero forse quello con più qualità, ma l’allenatore puntava su altri tipi di giocatori per salvarsi. Oggi ho un rapporto speciale con Donadoni, mi fa sentire la sua fiducia ogni giorno. Forse un po’ si rivede in me, ma lui era un gigante. Bologna è una piazza storicamente importante, ha vinto sette scudetti ma la gente ti lascia tranquillo, è sempre pronta a incitarti. Per la prima volta ho un legame così bello con il pubblico. Tranquillizzo tutti: ho un contratto fino al 2021, intendo onorarlo".

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