Roma-Lazio, Di Francesco contro Inzaghi: un derby tra due idee diverse di calcio

Serie A

Dario Saltari (in collaborazione con "l'Ultimo Uomo")

Di Francesco e Inzaghi hanno stili di gioco agli antipodi e questo aggiunge ulteriore interesse a un derby fondamentale per la corsa delle due romane verso i primi posti della classifica

Erano anni che la rivalità cittadina tra Roma e Lazio non si rispecchiava in maniera così profonda e radicata nello stile dei due rispettivi allenatori: entrambi giocatori simbolo delle due rispettive squadre, Di Francesco e Inzaghi oltre che dai colori sono divisi soprattutto dal loro modo, quasi agli antipodi, di concepire il calcio. Il primo costruisce le sue squadre sulla convinzione che un’identità di gioco netta e definita esalti le qualità di tutti i giocatori, e che solo la meticolosa applicazione in partita dei concetti studiati in allenamento possa portare al risultato finale. Il secondo ha idee più fluide, costruisce lo stile e la strategia della sua squadra a partire dal talento individuale dei giocatori a disposizione, apportando piccoli aggiustamenti in relazione agli avversari, di volta in volta.

Di riflesso, anche Roma e Lazio sono due squadre molto diverse, quasi all’opposto di quello che lo spettro calcistico contemporaneo può offrire. La squadra di Di Francesco ha un gioco molto chiaro: il modulo è sempre lo stesso, il 4-3-3 (con alcuni rari momenti in cui scivola in un 4-2-3-1), il pressing è sempre alto (a cui rinuncia solo a partita in corso) e la linea di difesa a ridosso di quella di centrocampo. Un gioco che si sviluppa con verticalizzazioni immediate dopo il recupero del pallone e l’attacco dei corridoi laterali, dove la Roma sfrutta la formazione dei triangoli tra terzino, mezzala e ala, con automatismi che Di Francesco sta piano piano facendo assorbire ai suoi giocatori.

Il gioco della squadra di Inzaghi, invece, è molto meno leggibile: il modulo cambia a seconda degli uomini a disposizione (quest’anno la Lazio ha alternato il 3-4-2-1 al 3-4-1-2, ma l’anno scorso ha giocato spesso anche col 4-3-3), il gioco corto posizionale viene alternato a quello lungo in transizione e il pressing alto viene usato solo in alcuni momenti di partita, soprattutto quando l’avversario è in difficoltà nella gestione del possesso basso o sulle rimesse dal fondo. La Lazio sa anche difendersi con un baricentro basso, scendendo fin dentro la propria area, per giocare poi sulle progressioni di Immobile in spazi aperti o sull’invincibilità nei duelli aerei di Milinkovic-Savic.

Quindi, questo derby ha un interesse tattico che si aggiunge alla rivalità sempre molto accesa, o agli interessi di classifica che quest’anno vede entrambe le romane a ridosso delle prime posizioni. Roma-Lazio è uno scontro diretto tra due squadre che puntano ad entrare in Champions League, ma sarà anche la partita tra due squadre che sembrano fatte l’una per l’altra: i pregi e i difetti dell’una sembrano fatti apposta per agevolare i punti di forza e di debolezza dell’altra.

Le speranze della Roma

Contro il Chelsea, la Roma ha dimostrato di saper mettere in grande difficoltà una squadra che costruisce il gioco in maniera lenta e ragionata dal basso, con un pentagono di impostazione (i tre centrali difensivi, più i due mediani). In quella partita, la squadra di Di Francesco era riuscita a isolare il blocco basso dal resto della squadra, costringendo un portiere non abilissimo coi piedi, come Curtois, a prendere scelte difficili. Con la Lazio, che abbassa spesso Luis Alberto accanto a Leiva per facilitare la prima costruzione, potrebbe accadere lo stesso, considerando che né Bastos né Radu sono abilissimi a gestire il possesso sotto pressione.

Cosa succede con il pressing alto della Roma quando la difesa avversaria sbaglia.

La Roma potrebbe mettere in crisi la Lazio anche sulle fasce: la squadra di Inzaghi, in fase di difesa posizionale, tende ad abbassare molto gli esterni sulla linea di difesa, per seguire le ali o i terzini avversari, disponendosi di fatto con un 5-3-2 molto compatto verticalmente. Con soli tre uomini a coprire l’ampiezza a centrocampo, la Lazio però fa fatica a schermare gli spazi di mezzo contro le squadre che sanno muovere velocemente la palla sulle catene di fascia, risalendo il campo prima che il blocco biancoceleste si scivolato sul lato come successo ad esempio contro il Napoli.

La coperta troppo corta del centrocampo della Lazio con il 3-5-2: se Parolo e Milinkovic-Savic si allargano le ricezioni tra le linee rimangono scoperte.

Pur non avendo la fluidità nel palleggio della squadra di Sarri, la Roma cerca comunque di allargare le maglie del centrocampo avversario portando in fascia le due mezzali, mentre le ali si accentrano proprio negli spazi di mezzo (la Roma ha mostrato alcune variazioni sul tema interessanti, con le mezzali pronte a ricevere nel mezzo spazio di riferimento e gli esterni d’attacco come riferimento largo). La Lazio, quindi, si potrebbe ritrovare nella scomoda situazione di scegliere tra lasciar ricevere Perotti e El Shaarawy tra le linee oppure far uscire aggressivamente Radu e Bastos nei mezzi spazi (come fatto contro il Napoli per contrastare le ricezioni di Insigne) con il rischio, però, di lasciare De Vrij in un pericoloso uno contro uno con Dzeko.

Le speranze della Lazio

Anche la Lazio ha diverse frecce al suo arco. Innanzitutto, può giocare sul rischio che la Roma si assume nel tenere costantemente la difesa con i piedi sulla linea del centrocampo, con uno dei giocatori più veloci e più abili ad attaccare la profondità di tutta la Serie A (ovviamente, si parla di Immobile). La squadra di Di Francesco è abile nel mandare spesso gli attaccanti in fuorigioco, costringendo le squadre avversarie a transizioni complesse, ma a volte concede occasioni pericolose (come all’inizio della partita di ritorno contro il Chelsea, o come successo nel primo tempo contro la Fiorentina). Lasciare anche solo un’occasione del genere a Ciro Immobile - che dovrebbe essere della partita nonostante alcuni problemi fisici - potrebbe risultare fatale.

Quando il fuorigioco della Roma non funziona, c'è solo un recupero miracoloso di Manolas tra l'attaccante avversario e il gol. 

Ma la Lazio, quando riesce ad attaccare posizionalmente, è anche molto brava nell’occupare i corridoi verticali del campo, mandando Milinkovic-Savic e Parolo nei mezzi spazi, mentre Immobile abbassa la linea difensiva andando in profondità e i due esterni (al derby probabilmente Marusic e Lulic) attaccano l’ampiezza. La Roma fa comunque spesso fatica a schermare lo spazio tra le linee, in particolare negli spazi ai lati del centrocampista centrale. La somma delle due cose potrebbe rivelarsi mortale per la difesa della Roma, che in passato ha già dimostrato di soffrire particolarmente l’agilità di Immobile e la fisicità nei duelli aerei di Milinkovic-Savic.

I due uomini chiave della Lazio in fase d’attacco, però, potrebbero rivelarsi Luis Alberto e De Vrij. Quando la squadra di Inzaghi non riesce a trovare gli uomini tra le linee, infatti, il trequartista spagnolo si butta a sua volta alle spalle del centrocampo avversario per mandare in tilt il sistema di marcature. De Vrij, invece, è fondamentale in impostazione, quando le squadre avversarie riescono a schermare Lucas Leiva e la Lazio deve quindi far salire in progressione uno dei centrali: in quei casi è proprio il difensore olandese che si prende le maggiori responsabilità creative.

La salita di Luis Alberto e De Vrij sovraccarica il sistema di marcaure della Juventus, che è già in potenziale 4 contro 3 in difesa.

In questo senso, Dzeko sarà condannato a un lavoro extra, oltre a quello mastodontico che già svolge sia in fase di possesso che di non possesso, per tenere in piedi la stabilità difensiva della Roma, cercando di isolare Leiva e contemporaneamente far ragionare il meno possibile De Vrij.

In ogni caso, comunque, sarà interessante vedere scontrarsi in campo due squadre così diverse e allo stesso tempo così in forma: la Roma viene da 4 vittorie consecutive, la Lazio da 6. Una vittoria dell’una o dell’altra non rinfocolerebbe soltanto la perenne diatriba sulla supremazia cittadina, ma darebbe ulteriore sicurezza ai rispettivi allenatori nella forza delle proprie idee. Forse per la prima volta, il derby non si gioca solo per i tre punti ma anche per dimostrare la superiorità di un’idea di calcio su un’altra.

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