Il Milan di Gattuso riparte da grinta e senso di appartenenza

Serie A
Gattuso, prima vittoria sulla panchina del Milan (Foto Getty)

Il nuovo allenatore ha individuato le basi su cui ricostruire i rossoneri: determinazione e spirito di sacrificio. Perché la maglia del Milan "va conquistata, non deve essere un punto di arrivo". Ieri contro il Bologna i primi segnali. Il gioco poi sarà solo una piacevola conseguenza

Il Milan rivede la luce. Dopo un periodo pieno di ombre e inquietudini, è arrivata ieri sera una vittoria di straordinaria importanza contro il Bologna. Tre punti fondamentali non tanto per la partita in sé, ma come simbolo di ripartenza e rinascita. Un nuovo percorso introdotto da Rino Gattuso che ha ottenuto il primo successo da allenatore rossonero interpretando la gara con la stessa vivacità e grinta che trasmetteva in campo da giocatore. La via probabilmente più immediata per interrompere la serie negativa di risultati e ottenere tempo per pensare con calma al gioco. Un punto di partenza da non sottovalutare perché la maglia del Milan va sudata e meritata: “Quando vedevo calciare Albertini, Maldini o altri giocatori dicevo ‘che cosa ci sto a fare qua?’ – racconta lo stesso Gattuso sorridente nel post partita -. Quando sono arrivato a Milanello vedevo le foto dei giocatori con i trofei in mano. I primi tre anni rosicavo perché non avevo vinto niente, avevo un bruciore allo stomaco. Pensavo ‘prima di andare via voglio lasciare qualcosa anch’io, voglio una foto mia’. Poi per fortuna mi è andata bene, ne ho lasciata più di una ma il mio obiettivo era quello”.

Cambiare la mentalità degli attuali giocatori rossoneri. Un pensiero condiviso anche da una storica bandiera rossonera come Albertini che allo Sky Calcio Club spiega: “Gattuso ha parlato del senso di appartenenza, quello che abbiamo provato noi. Quello che vedo io adesso è che il Milan è diventato un punto di arrivo e non di partenza. I giovani qui arrivano e non si mettono in discussione. Siccome vesti la maglia rossonera e hai un contratto oneroso credi di essere forte. Invece il palcoscenico di San Siro deve essere un trampolino per fare ancora qualcosa di più, se tu giochi bene nel Milan diventa poi quello il tuo palcoscenico nel mondo. La responsabilità in questo momento deve essere dei calciatori. Devono mettersi a disposizione, dare qualcosa in più. È presto per giudicare Rino. Ha sicuramente meno esperienza di Montella, ma più temperamento”.

L'attacco con il doppio centravanti

Grinta, determinazione e intensità. Concetti che devono essere imprescindibili per un Milan che non ha ancora definito la sua precisa idea di gioco, sia dal punto di vista puramente estetico che in quello tattico. “Io sto lavorando sullo spirito di sacrificio. Devo innescare quest’idea in tutti i miei uomini, altrimenti diventa più complicato tutto il resto” dice Gattuso dopo il ritorno al successo a San Siro 81 giorni dopo. Spirito che si sta iniziando a vedere in campo, come sottolineato anche da Mauro al Club: “I passi in avanti sono i 7 uomini presenti in area di rigore a difendere in quell’azione che poi porta al pareggio di Verdi. Tutti sono corsi dietro per recuperare e proteggere la porta. Poi è andata male però le intenzioni erano quelle giuste”. Marchegiani si sofferma invece sull’aspetto tattico e in particolare alle modifiche operate dall’allenatore rossonero nel secondo tempo: “Mi è piaciuto come ha cambiato la squadra, modificando modulo: 3 difensori, due esterni e una seconda punta vicino a Kalinic che, nell’azione del 2° gol, ha permesso a Bonaventura di avere lo spazio per colpire”.

Attacco che al momento rimane il reparto a destare maggiori preoccupazioni, visto che lo score complessivo prodotto da Kalinic, André Silva e Cutrone è di appena sei gol. Il croato è quello che sta deludendo di più. “Io pensavo fosse più bomber – spiega in chiusura Albertini -, invece le difficoltà stanno uscendo fuori. Ha però un attenuante: giocare da solo lì in avanti, in un momento complicato, diventa difficile perché non ti creano gli spazi. Con il cambio di modulo poi cambiano anche i movimenti, a centrocampo ci sono sempre giocatori diversi e per un attaccante credo sia difficile trovare la posizione”. La strada per Gattuso è quindi ancora tutta in salita, ma i primi segnali per ripartire ci sono tutti. Un’ottima base per avvicinarsi a chi davanti corre a velocità doppia.

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