Serie A, Barak-Fofana-Jankto-De Paul: il poker d'assi dell'Udinese

Serie A

Fabrizio Moretto

I quattro abbinano quantità e qualità e sono la forza trainante dell'Udinese, protagonista ieri con una grande vittoria a San Siro contro l'Inter. 22.25 la loro età media, Oddo ha nel suo mazzo le carte giuste per riportare i bianconeri ai livelli europei raggiunti con Guidolin e Di Natale

De Paul, Fofana, Jankto e Barak. Sono loro il tesoro dell'Udinese. Quattro nomi che, nonostante l'età, rappresentano la base solida dei bianconeri, gli elementi giusti su cui rifondare un progetto crollato dopo che, appena qualche stagione fa, i friulani occupavano stabilmente piazzamenti da Champions/Europa League. Nel successo maturato ieri contro l'Inter sono stati nuovamente loro i protagonisti. I giocatori in grado di frenare le scorribande nerazzurre con il loro pressing ordinato e costante, e di far male alla difesa di Spalletti con inserimenti puntuali e letali. Ciò che fa ben sperare ulteriormente Pozzo e l'allenatore Oddo, approdato sulla panchina friulana lo scorso 21 novembre, è la crescita esponenziale che ha ognuno di loro. 22.25 è infatti la loro età media, una statistica impressionante che valorizza il lavoro di Gerolin e Carnevale, rispettivamente direttore sportivo e responsabile scouting dell'Udinese.

Fofana: i paragoni con Yaya Touré e il grande approccio con la Serie A

Il primo a uscire alla ribalta è stato Seko Fofana. Paragonato per fisico e movenze a Yaya Touré, viene notato a 18 anni dal Manchester City che decide di prelevarlo dalla squadra B del Lorient. Con le riserve dei Citizens mostra subito le sue qualità, ma in Premier League per lui non c'è spazio. Prima il prestito al Fulham e al Bastia, poi il passaggio all'Udinese che lo acquista per 3,5 milioni. "Sono dovuto andare via per cercare continuità - racconta Fofana -. Ma sono stato fortunato a crescere nel City. Ho potuto imparare tanto da tutti i campioni che c'erano, da Aguero, da Silva, da Touré". Gerolin punta su di lui e Fofana, nonostante l'andamento altalenante dell'Udinese, ha un approccio perfetto con il campionato italiano. I primi passi in Serie A contro Roma e Empoli, poi 5 panchine consecutive, fino ad arrivare al 15 ottobre, match sul campo della Juventus. L'Udinese perde, ma Fofana impressiona tutti e da quel momento si prende una maglia da titolare che nessuno riuscirà più a toglierli. Due settimane dopo il francese di origini ivoriane fa un autentico show a Palermo, realizzando due gol, uno più bello dell'altro, che gli valgono grandi titoli sul giornale. L'Udinese continua a balbettare, ma lui non smette di crescere e reggere da solo il centrocampo di Delneri. Un fisico imponente a cui abbina tanta qualità che gli consentono di andare in rete anche contro Cagliari e Atalanta. Il suo nome finisce ben presto sui radar delle grandi squadra ma, nonostante il valore sia già quintuplicato, non è ancora il momento di lasciare Udine. Mette la sua firma, inutile al fine del risultato, anche contro il Sassuolo. Poi nella sfida casalinga contro la Juventus si chiude il primo cerchio della sua esperienza friulana. All'andata aveva conquistato in maniera definitiva una maglia da titolare, al ritorno subisce un duro intervento di Alex Sandro che gli rimedia la frattura del perone. Stagione finita e tanti saluti. Fofana lavora tanto in estate e si ripresenta da titolare alla prima del nuovo campionato contro il Chievo. Ha bisogno ancora di tempo per ritrovare la giusta condizione, ma con il tempo si rivede il giocatore ammirato la scorsa stagione e nel poker rifilato alla Sampdoria riesce anche a sbloccarsi dal punto di vista realizzativo. Ora è completamente recuperato e sarà un'ardua impresa per gli avversari contenere il suo talento.

De Paul: la partenza shock a Valencia, la nostalgia di casa e il mito Riquelme

A mettere in ginocchio l'Inter ieri pomeriggio ci ha pensato Rodrigo De Paul, bravo a non farsi ipnotizzare dal dischetto da un para-rigori come Handanovic. Classe 1994, De Paul è uno di quei classici giocatori la cui crescita è stata spesso frenata dalla discontinuità. Argentino di passaporto italiano, muove i primi passi nel calcio che conta nel 2012, quando il Racing Avellaneda lo fa esordire in prima squadra. In due stagioni totalizza 54 presenze e 6 gol. In uno di questi fa impazzire i tifosi che lo iniziano a chiamare "El Pollo" per via del suo fisico. La Juventus ci fa un pensierino, ma alla fine va al Valencia che sborsa per lui 6,5 milioni. L'inizio in Spagna non può essere dei peggiori. Fa il suo esordio da subentrante a Siviglia e dopo appena un minuto dal suo ingresso in campo viene espulso. In Liga riesce comunque ad accumulare 34 presenze, ma non convincono la dirigenza che decide così di metterlo in lista cessioni. La nostalgia di casa si fa sentire e così fa ritorno al Racing per qualche mese. L'estate scorsa l'approdo a Udine. Anche qui l'accoglienza non è delle migliori. La maglia numero 10 di Di Natale sulle sue spalle fa storcere il naso a qualcuno, ma lui non si fa fermare dalle malelingue. Vuole far vedere che dal suo idolo Riquelme ha imparato qualcosa e così, testa bassa, decide di ricominciare la seconda parte della sua giovanissima carriera. Inizia bene, ma poi comincia a perdersi dopo l'esonero di Iachini che gli aveva dato grande fiducia. Passa qualche mese in chiaroscuro fino a quando, a gennaio, decide che è il momento di far cambiare idea a Delneri. La svolta vera arriva nella gara di San Siro contro il Milan. De Paul realizza il primo gol in Italia e con una grande prestazione contribuisce alla vittoria dei suoi. La rete lo galvanizza e gli danno quello stimolo di cui aveva tanto bisogno. Da quel momento in poi infatti le sue prestazioni si mantengono sempre oltre la sufficienza e rientra in maniera decisiva in quasi tutti i gol realizzati dall'Udinese. Acquisisce la tanto attesa continuità, ma chiude la stagione nel peggiore dei modi, facendosi espellere l'ultima giornata sul campo dell'Inter. Parte con un assist invece nel campionato attuale e man mano che acquisisce ritmo diventa imprescindibile per la sua squadra. Nell'arco di 40 giorni firma 3 gol e 4 assist, poi un leggero calo che spingono il nuovo allenatore, Oddo, a collocarlo in panchina. Contro l'Inter torna dal primo minuto e risulta decisivo nella prima sconfitta in campionato per i nerazzurri. Oddo può sorridere perché sa di poter contare sul suo trequartista.

Jankto: la passione per lo Slavia Praga e il primo gol a Buffon

Jakub Jankto. Segnatevi questo nome perché ne sentiremo parlare a lungo. Il collante ideale tra centrocampo e attacco per lo schieramento friulano, una mezz'ala moderna in grado di garantire lo stesso rendimento tra fase difensiva e offensiva. Forse l'unico ad aver mostrato continuamente segni di miglioramento. Cresciuto sulle orme di Rosicky, Jankto a 6 anni decide di recarsi a 300 metri da casa per un provino con lo Slavia Praga, la sua squadra del cuore. Qui fa tutta la trafila fino a quando, 10 anni dopo, l'Udinese lo nota e decide di portarlo in Italia. Si aggrega inizialmente in Primavera, sebbene sia molto apprezzato da Stramaccioni che lo convoca per la prima squadra senza mai mandarlo in campo. Ha bisogno però di fare esperienza e va quindi in prestito all'Ascoli dove, grazie agli insegnamenti di Mengono prima e di Mangia poi, trova continuità e soprattutto la sua collocazione ideale in campo. Nella stagione 2016-17 l'Udinese si convince a tenerlo in rosa e JJ mostra un biglietto da visita niente male. Il 15 ottobre, allo Juventus Stadium, trafigge col suo sinistro mancino Buffon siglando la sua prima rete in Serie A. Jankto si fa apprezzare in particolare per la sua disciplina tattica in campo e, nel frattempo, mette il suo sigillo anche contro l'Inter. Il suo inserimento diventa fondamentale per la rinascita dei bianconeri, in piena crisi nelle prime giornate, ma ciò che impressiona è la sua crescita costante. Non mostra mai segni di esuberanza e continua a lavorare con la testa sulle spalle. Neanche le voci di un forte interessamento del Milan lo sconvolgono. Il ceco si ripresenta infatti nel campionato attuale di nuovo ad alto livello. Il suo gol alla 3^ giornata contro il Genoa vale la prima vittoria dei friulani, poi si ripete con una super doppietta a Crotone. Ora ha addosso gli occhi di tutte le big, con l'Udinese che avrà il difficile compito di trattenerlo.

Barak: la chioma bionda dai gol decisivi 

Il percorso è lo stesso: da Praga a Udine. Pozzo si fa ammaliare dal talento 23enne e a febbraio decide di acquistarlo per 3 milioni. Nonostante l'età, i numeri sono già di alta scuola: 41 presenze e 10 gol. Un talento che non passa inosservato neanche da Karel Jarolim, commissario tecnico della Repubblica Ceca che decide di convocarlo nella Nazionale maggiore. A Barak la parola ansia è sconosciuta e così fa il suo esordio mettendo a segno tre reti contro Danimarca e San Marino. Non bastano per qualificarsi al Mondiale, ma il tempo è tutto dalla sua parte. Inizialmente pare uno dei tanti calciatori provenienti dall'est Europa pieno di talento, ma ancora da sgrezzare. Il prestito sembra la soluzione ideale, ma nel ritiro estivo Barak sorprende tutti: è già pronto. Disputa una mezz'oretta contro la Spal al primo turno, due partite dopo diventa già titolare. Contro il Milan mette in difficoltà da solo tutto il centrocampo rossonero, poi esce tra gli applausi anche dalla sfida con la Roma. Stimato per la sua duttilità in mezzo al terreno di gioco, conferma le sue qualità in zona gol anche in un campionato complicato come quello italiano. La panchina con la Juventus sanno di bocciatura, ma Barak non si butta giù e ritrova il posto da titolare una settimana dopo a Reggio Emilia. L'Udinese batte il Sassuolo e la firma della rete decisiva porta proprio il suo nome. Da qui inizia l'ascesa del talento ceco che mette il suo timbro anche nel 2-1 all'Atalanta. L'arrivo di Oddo lo consacra. Non sfigura contro il Napoli e decide di prendersi definitivamente la scena dal match di Crotone in poi. Fino alla rete di ieri contro l'Inter, decisiva nel mettere a sicuro il successo dei bianconeri. L'Udinese a centrocampo ha una miniera d'oro. A Oddo ora il compito di sgrezzare i suoi diamanti e renderli purissimi.

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