Serie A: Napoli-Juventus, non è una sfida impari

Serie A

Massimo Corcione

Il Napoli è imprevedibile ed efficace, ma sempre uguale a se stesso. La Juventus può cambiare faccia e forma. Così si riparte nel 2018, l’anno che comunque potrà rinnovare il calcio e le sue gerarchie. Una staffetta in testa al sistema è tuttora ipotizzabile, ed è il grande tema del futuro girone di ritorno

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Un Napoli contro due o cento Juventus: letta così, la grande sfida del girone di ritorno in serie A nasce impari. Eppure finora, da agosto fino a quest’ultimo giorno del 2017, il campionato è stato incantato soprattutto dalla stella napoletana. Le ragioni non risiedono solo nei numeri, che pure forniscono argomenti molto eloquenti: 48 punti non sono semplicisticamente uno in più di quelli raccolti dagli scudettati di lunghissimo corso, ma soprattutto sette più della sorpresa Inter e nove più della collaudatissima Roma. Visto dal campo, il dominio è stato anche più clamoroso e la distanza tra la gioiosa macchina da guerra progettata da Sarri e le altre squadre (esclusa la Juventus) è ancora più evidente.

Nonostante tutto, ieri sera al Club di Caressa, Massimo Mauro è stato l’unico a stimare alla pari il duello tra azzurri e bianconeri, mentre Bergomi e Marchegiani hanno ancora accordato ai campioni in carica un leggerissimo vantaggio. Possibile che nel giudizio abbia pesato tanto poco il primo posto provvisorio detenuto da Insigne e c. per quasi tutto il girone? Come se il limite risiedesse nella limitata duttilità degli schemi tattici della squadra. Il Napoli è straordinariamente efficace, ma sempre uguale a se stesso. Imprevedibile e identico: la forza è anche il suo limite, un splendido paradosso insomma.

La Juventus, invece, può cambiare faccia e forma, proprio com’è accaduto ieri a Verona, quando partita e risultato sono stati ribaltati completamente durante l’intervallo. Allegri si è confermato lo stratega più mutevole che ci sia in giro ed ha risistemato lo schieramento: così Dybala è tornato protagonista e goleador, il gioco è radicalmente mutato e il Verona è stato costretto a una inevitabile resa.

Accade, può accadere se hai in panchina gente che ti fa rinnovare la pelle. Questa è la differenza vera tra Napoli e Juventus. E pensare che il prossimo calciomercato possa annullare le distanze è pratica illusionistica. Il Napoli resterà com’è ora, e Inglese o un terzino non sconvolgeranno gli equilibri, la Juventus manterrà il proprio aspetto cangiante, potendo esaltare la natura trasformistica che ne rafforza la potenza, in Italia e in Europa. Ma si riprende con il Napoli in testa e la Juve a inseguire, e questo è un dato certo.

Così si riparte nel 2018, l’anno che comunque potrà rinnovare il calcio e le sue gerarchie. Una staffetta in testa al sistema è tuttora ipotizzabile, ed è il grande tema del futuro girone di ritorno. Per la qualificazione in Champions League il massimo del mistero avvolge il derby Roma-Lazio. Il Milan non diventerà l’invincibile armada che in estate in tanti avevano ipotizzato, né finirà invischiato nelle sabbie mobili della bassa classifica. Per la salvezza è meglio non azzardare previsioni, la lezione del Crotone è ancora troppo viva per avventurarsi in premature sentenze. Per puntare, meglio aspettare le trattative di mercato. Almeno rigenereranno i sogni e per qualche settimana tutti si sentiranno più forti: una volta le chiamavano le cure ricostituenti.

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