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24 gennaio 2018

Calciomercato Inter, come utilizzare il talento di Rafinha

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Raf

Il brasiliano arrivato in prestito dal Barcellona non gioca da tempo ma ha già mostrato qualità interessanti. Che tipo di giocatore è?

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In un calciomercato di gennaio particolarmente magro, dove i colpi più clamorosi nel nostro campionato sembrano essere più in uscita che in entrata, l’acquisto più interessante finora, passato un po’ sotto traccia, è quello di Rafinha Alcantara da parte dell'Inter. Non gioca a calcio da quasi un anno, per un infortunio al menisco dell’aprile del 2017, e oggi sembra un giocatore da ricostruire, ma prima di cominciare a essere tormentato dai problemi fisici era ritenuto da molti uno dei migliori giovani talenti del calcio mondiale. Nel 2012 era stato inserito da Don Balon nella famosa lista dei giocatori nati dopo il 1991 da tenere d'occhio. La lista comprendeva giocatori che nel frattempo si sono affermati - come il fratello Thiago Alcantara, Thibaut Courtois o Christian Eriksen - ma anche giovani spariti dai nostri radar, per un motivo o l’altro - Ola John, Lazar Markovic o Hachim Mastour. A differenza dei nomi più tristemente decaduti della lista, Rafinha ha fatto abbastanza nel calcio per dirci che le aspettative su di lui erano più che legittime: il suo valore ideale è dimostrato anche dalla cifra che il Barcellona ha fissato per il suo eventuale riscatto, 35 milioni più tre di bonus.

Un conto, però, è il giocatore che Rafinha è idealmente, un altro è il giocatore che è da poco sbarcato a Milano e che appena arrivato ha dichiarato: «La Serie A è un ottimo campionato. Sono molto felice, mio padre mi ha parlato della serie A e mi ha spiegato alcune cose», facendo riferimento al padre Mazinho, che negli anni ’90 ha giocato nella massima serie italiane con le maglie del Lecce e della Fiorentina. Spalletti si è mostrato scettico: «Non si può chiedere a qualcuno che non gioca da un anno e mezzo di metterci a posto le cose. Siamo noi che dovremo aiutare lui, non viceversa».

Il tecnico non ha avuto nessuna diplomazia, e in conferenza ha ripetuto l’esigenza di comprare “un centrocampista forte”, oltre a Rafinha, che evidente non considera parte della categoria. Ma allora cosa ha spinto l’Inter a comprare Rafinha?

Un giocatore ordinato, in una squadra disordinata

L’ultima partita ufficiale di livello giocata da Rafinha coincide con l’incredibile rimonta del Barcellona sul Paris Saint Germain. Sembra trascorsa un’era geologica, ma in quell’occasione Rafinha, giocando da esterno largo a destra del 3-4-3 col rombo del Barça, era stato fondamentale nella rimonta. Assicurava ampiezza allargando la difesa avversaria, allargando lo spazio di ricezione di Rakitic e facilitando le corse di Messi in verticale. Con Neymar dalla parte opposta del campo, il compito di Rafinha era soprattutto tattico: tenere una posizione larga, entrare dentro al campo in conduzione e cambiare gioco verso Neymar che sbilanciava a sinistra il peso creativo di quel Barcellona.

In quella posizione Raffina ha giocato la sua ultima stagione da titolare, in cui il suo peso era stato rilevante per gli equilibri di una squadra di primo livello. Lo aveva fatto grazie a delle qualità non scontate per un trequartista brasiliano cresciuto nel Barcellona: non tanto per le sue doti tecniche col pallone quanto per la sua abilità nelle letture di gioco e per la precisione con cui eseguiva i compiti tattici.

Questo non significa che Rafinha non sia un giocatore dall’alto livello tecnico. Possiede un ottimo primo controllo e una grande sensibilità con il piede sinistro, che però in una squadra come il Barcellona non bastavano per diventare un fulcro creativo della squadra. Rafinha si è preso il suo spazio soprattutto perché è un giocatore ordinato, con un grande senso della pulizia del gioco. Fa parte di quella categoria di giocatori che esprimono la loro vocazione nella ripetizione ossessiva di gesti semplici. Quando giocava largo a destra nel Barcellona, prima di ricevere Rafinha si metteva con il corpo in obliquo orientato verso il centro del campo. Il primo controllo lo eseguiva spesso con la suola, come a calcetto, e poi rientrava verso il centro accorciando verso i compagni e cercando una soluzione poco complessa. Non usando affatto il piede destro, Rafinha non poteva esprimere molte soluzioni creative da esterno destro, e comunque non possiede lo spunto in velocità sui primi passi per saltare l’uomo con continuità. Quindi cercava subito il supporto dei compagni.

Il suo era un gioco fatto di dribbling conservativi, convergendo verso il centro e proteggendo palla, sempre a testa alta per cercare una soluzione intelligente. Quando correva verso la porta lo faceva più senza palla, attaccando dal lato debole, che col pallone. La sua presenza era fondamentale per creare un lato forte di costruzione, costruito su giocatori associativi e isolare dalla parte opposta Neymar.

Il fatto che l’ultima sua stagione da titolare sia stata giocata in un ruolo così peculiare, in un sistema così peculiare, rende ancora più difficile valutare che tipo di impatto potrà avere sul campionato italiano. Quello che è chiaro è però che Rafinha è un giocatore che gioca più col cervello che con i piedi, una rarità in una squadra che ama esprimersi sempre con le marce alte come l’Inter.

Come scrivevamo qui, e anche qui, l’Inter è una squadra dall’identità ambigua, che ancora deve decidere in che modo interpretare le partite. Da una parte sembra dare il meglio di sé quando si esprime ad alti ritmi, cercando di attaccare nella maniera più diretta e verticale possibile; dall’altra però prova spesso a gestire palla per avere un maggiore controllo sulla partita. Finora sembra oscillare fra queste due identità in maniera ambigua.

Spalletti per ora non sembra aver deciso. Nella sua carriera ha più volte dimostrato di provare a risolvere i problemi collettivi attraverso soluzioni individuali. Quest’anno l’unica compensazione al disordine dell’Inter è la presenza in campo di Borja Valero, che con la sua raffinata arte negli smarcamenti mette di volta in volta una pezza alle distanze che si smagliano fra i giocatori nerazzurri. Rafinha sarebbe un altro giocatore di controllo, che agli strappi palla al piede preferisce il palleggio, che agli spazi ampi da mangiare preferisce quelli stretti da cui divincolarsi.

Non è chiaro però se questo è quello di cui aveva bisogno Spalletti, che oltretutto ha un’idea molto fisica del gioco e sembra aver messo in disparte un giocatore dalle caratteristiche per certi versi simili a quelle di Rafinha, cioè Joao Mario, che sembra vicino alla Premier League.

Dove far giocare Rafinha

Rispetto al portoghese, però, Rafinha ha dimostrato un’adattabilità tattica superiore a situazioni diverse. Al Barcellona ha giocato in diversi ruoli, quasi tutti in cui doveva fare da bilancino tattico ai giocatori più talentuosi attorno a lui. Quando ha giocato da mezzala - sia a destra che a sinistra - non lo ha fatto né da regista né da creatore di gioco. Potrebbe essere definito un facilitatore, simile a Borja Valero, ma ha comunque una verticalità superiore a quella dello spagnolo, oltre che un dinamismo - anche nel contributo difensivo - completamente diverso.

Nel Celta Vigo allenato da Luis Enrique ha giocato sia da mezzala che da esterno largo a destra di una specie di 4-1-4-1. Rafinha aveva ventun anni, era un giocatore ancora indefinito, tutto da plasmare,  che aveva giocato con Luis Enrique già nel Barcellona B, e che ha espresso quell’anno forse il suo calcio migliore. Sicuramente a livello statistico: 4 gol e 7 assist, con una media di 2 passaggi chiave (quelli che portano al tiro un compagno) per partita. Nell’ultimo quarto di campo Rafinha non è certo un giocatore che vive di illuminazioni, ma è comunque abbastanza creativo e sensibile nell’ultimo passaggio per cercare la rifinitura. È verosimile che Spalletti lo possa impiegare nel suo triangolo di centrocampo, in una posizione non troppo rigida.

«A me piacciono questi centrocampisti che ruotano di continuo, che sanno farsi trovare intorno alla palla. (…) Il centrocampo che ruota e cambia posizione di continuo diventa meno marcabile e diventa una squadra più in movimento», ha detto l'uomo più famoso tra quelli nati a Certaldo - dopo Boccaccio.

Rafinha è proprio quel tipo di centrocampista che può ruotare da una casella e l’altra del centrocampo, generando armonia con i suoi tempi di scarico e corsa. Il brasiliano potrebbe agire da mezzala in un 4-3-3, smarcandosi per ricevere nel mezzo spazio di destra e allargarsi sulla destra per dialogare con Candreva. Anche senza palla Rafinha e Candreva potrebbero decidere di scambiarsi la posizione, con Candreva che si accentra e Rafinha che taglia verso l’esterno per ricevere largo. Anche se restano dei dubbi sulle capacità associative di Candreva, che rimane un giocatore che ama giocare sempre in isolamento e a una vola velocità.

Nell’ultima parte di campo Rafinha aggiunge qualità nell’ultimo passaggio, ma anche un buon istinto ad inserirsi oltre la linea avversaria, una delle qualità maggiormente apprezzate da Spalletti, e che hanno reso Vecino quasi insostituibile. Nella sua ultima stagione da titolare Rafinha ha segnato 6 gol in 18 presenze, inserendosi in area quelle volte che Neymar che puntava l’uomo in isolamento sulla fascia opposta. Un suo movimento tipico è quello di tagliare al limite dell’area per ricevere lo scarico e concludere in porta.

Più difficile che Spalletti lo schieri sull'esterno, dove l’Inter fa molto affidamento su giocatori verticali e diretti, che possano strappare di continuo verso la porta avversaria. Anche se non è escluso che le difficoltà offensive dell’Inter possano essere risolte mescolando più in profondità gli equilibri - e a questo proposito va ricordato che Joao Mario ha giocato al posto di Candreva contro la Fiorentina e dalla sua capacità associativa ne ha gudagnato anche Joa Cancelo.

Il suo inserimento dipenderà molto dal contesto della singola partita e dalla strategia generale con cui l'Inter vuole affrontare la seconda parte di campionato: se Spalletti vorrà accelerare, rinunciando definitivamente a un’idea di controllo e favorendo l’impiego di giocatori entropici e verticali come Candreva e Brozovic; o se invece vorrà  rallentare, trasformando l’Inter in una squadra che tiene di più il pallone, schierando contemporanemante in campo centrocampisti d’ordine come Borja Valero e Rafinha.

Sullo sfondo di tutte queste riflessioni c’è ovviamente la condizione fisica di Rafinha, che non gioca da troppo tempo, non ha ritmo partita e che è costretto a inserirsi in un contesto completamente nuovo in un momento delicato della stagione. Spalletti in passato ha dimostrato di non voler concedere tempo a nessuno, chissà se considererà il talento di Rafinha abbastanza importante da fare un’eccezione.

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