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"Berna", il ritorno: dalla sciarpa di Baggio ai fischietti per Salah, così Firenze ha accolto gli ex idoli

Serie A

Francesco Giambertone

Acquistato dalla Juventus in estate per 40 milioni di euro, l'ex fantasista della Fiorentina torna al Franchi da "nemico": si prevedono molti fischi, come fu per Salah e Cuadrado. Ma non per tutti il bentornato fu così duro: ecco cosa successe a Toldo, Rui Costa, Batistuta e al Divin Codino...

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Prima dell'arrivo dei social network, per vedere che effetto avrebbe fatto il ritorno a Firenze di un ex idolo bisognava aspettare la partita. Di una cosa si poteva star certi: l'Artemio Franchi non sarebbe rimasto indifferente. Avrebbero lanciato sciarpe e inneggiato all'amore che fu, o lo avrebbero subissato di fischi e pernacchie? Oggi, per sapere se a Federico Bernardeschi toccherà una bolgia infernale o una valle di lacrime nostalgiche, basta farsi un giro sul suo profilo Instagram. A leggere certi commenti ai suoi post l'impressione è che nello stadio della Fiorentina non troverà ad accoglierlo un gruppo di vecchi amici. Perché, come tanti altri prima di lui, il “Berna” quest'estate ha compiuto insieme due dei peccati capitali per i tifosi viola: lasciare Firenze, e lasciarla per la Juventus. Per quelli come lui al Franchi non c'è perdono, a meno che...

La sciarpa di Baggio

L'unico a compiere il miracolo di trasformare i fischi in applausi, come l'acqua in vino, fu il Divin codino. La cessione alla Juventus nell'estate del '90 dopo 5 anni alla Fiorentina (94 presenze e 39 reti) aveva sollevato le folle contro la proprietà più che col giocatore, e scosso l'animo sensibile di Roby. Quando nell'aprile del '91 la sua Juve si presentò a Firenze, Baggio in campo era un fantasma: rifiutò di battere un calcio di rigore perché – si giustificò timidamente – “il portiere mi conosceva”. In realtà era troppa l'agitazione nel cuore. Così lo batté De Agostini, sbagliando. Baggio fu sostituito tra i fischi. Mentre usciva dal campo gli piovve una sciarpa viola dagli spalti davanti ai piedi. Poteva ignorarla, invece la raccolse e la portò con sé per tutto il cammino verso gli spogliatoi, tramutando gli insulti in un grido d'amore di tutto lo stadio: il miracolo era compiuto.

Francesco Toldo "uno di noi"

Non ebbe bisogno di tanto Francesco Toldo, che dopo 8 anni alla Fiorentina nella primavera 2001 salutò in lacrime i suoi tifosi per un mese intero: cominciò a maggio, piangendo come un bambino dopo la gara con l'Atalanta, e finì il 17 giugno, portato in trionfo dai compagni sotto la Ferrovia e la Fiesole, dopo aver scritto una lettera “di arrivederci e non di addio” rivolta ai tifosi sul giornalino dello stadio. Toldo era sicuro di andare al Barcellona per 55 miliardi, l'affare era chiuso, mancavano solo le firme. Finché Cecchi Gori non decise che quei soldi li voleva tutti subito e non a rate, così l'accordo saltò. “Quell'estate mentre ero in vacanza con mia moglie – raccontò poi il portiere – scoprii dalla tv che io e Rui Costa eravamo stati venduti al Parma per 140 miliardi. Telefonai al presidente e gli dissi che io a Parma non ci andavo: sarei partito solo per una grande”. Arrivò Moratti offrendo la stessa cifra dei catalani e Toldo andò all'Inter, nel triangolo che portò Frey al Parma e Buffon alla Juve. Un bel giro. Quando Toldo tornò a Firenze quasi un anno dopo trovò una Fiorentina semi-distrutta: la squadra era quasi in B, la Fiesole disertata dai tifosi in protesta con Cecchi Gori. Entrarono al 38° della ripresa, giusto in tempo per salutare Toldo sotto la curva a fine gara con un lunghissimo applauso e un coro: “Francesco uno di noi”.

La maglia di Rui Costa, lo striscione per Bati. E Chiesa...

Più o meno la stessa accoglienza ricca d'amore che avrebbero riservato qualche mese dopo a Manuel Rui Costa, passato per una vagonata di miliardi al Milan, e ripresentatosi a Firenze senza giocare: era infortunato. Più che la partita, si ricorda la passerella del portoghese sotto la curva assediato da telecamere e fotografi. Non si vergognò di mettersi al collo una sciarpa viola e di sventolare la sua vecchia maglia numero 10, lui che dopo l'addio di Batistuta era pure stato capitano. Quelle 277 partite, e quei 49 gol, a Firenze li ricordano ancora con una sola parola: “Grazie”. L'anno prima, al Franchi, avevano dovuto sopportare anche il più doloroso dei ritorni: Batigol in maglia giallorossa nello stadio che l'aveva consacrato a Re Leone. Dopo il gol e le lacrime dell'andata a Roma, “dai tifosi viola – disse Batistuta – accetterò qualsiasi accoglienza. Firenze continua ad essere la mia casa. Se mi chiameranno, andrò sotto la loro curva come ho fatto all’Olimpico”. Per lui furono fischi, parecchi, misti a tanti applausi e a uno striscione: “Bati, grazie per 9 anni di vita”. Ma i tifosi fiorentini forse firmerebbero per rivivere una serata con la trama di quel pomeriggio, quando l'ex idolo di casa fu oscurato da una doppietta del nuovo beniamino. Chi? Enrico Chiesa, il papà di Federico.

I fischietti per Salah

Quel che spera Bernardeschi, forse, è una serata tipo quella di Momo Salah, ripassato da Firenze con la maglia della Roma e bombardato dal frastuono di migliaia di fischi e fischietti già dal riscaldamento. Spiacevoli, certo, ma dopo 6 minuti di partita l'egiziano – che aveva “tradito” la Viola dopo appena 6 mesi, pur avendo un accordo per 18 – aveva già seguito alla perfezione la regola non scritta del gol dell'ex: se ce n'è uno in campo, segnerà di sicuro. Sinistro a giro dei suoi e 1-0 per la Roma. Prima di inchinarsi a ringraziare Allah, l'esterno più veloce della Serie A alzò le mani in segno di scuse verso i tifosi: non le accettarono, e anzi esultarono quando Momo fu espulso nel finale. Al Federico bianconero prima di stasera potrebbe spiegare qualcosa anche Cuadrado, un altro che – insieme al portiere Neto - non fu proprio coccolato dal tifo fiorentino quando si ripresentò con la maglia a strisce. Qualche anno prima tirarono più di qualche insulto anche a Felipe Melo, prima di scoprire che l'affare l'avevano fatto loro mandando a Torino un pacco da 25 milioni di euro. Un pericolo che Bernardeschi non corre. Ma un paio di tappi, per sicurezza, potrebbero servire anche a lui.