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Serie A, il Festival di 'Saremo': altri sette talenti da primo premio

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Marco Salami

Finisce un Festival e ne inizia un altro, quello dei ‘Saremo’… famosi. Giovani e italiani: sette talenti in gara che hanno in mano il futuro del nostro calcio. Ad ognuno la sua canzone: Belotti e il mancato matrimonio col Milan: Non è l’inferno. Replay di Samuele Bersani per Di Francesco. Salirò per Gagliardini e l’Inter. Mentre Perin è L’uomo volante

IL FESTIVAL DI 'SAREMO', GLI ALTRI 8 IN GARA

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Sabato di Sanremo, domenica di Serie A. Quasi da manuale il weekend per il telespettatore italiano incollato alla tv. Il sessantottesimo Festival della canzone è finito, quello del pallone è appena oltre il suo giro di boa. Giornata numero 24, e in campo sono in dodici, per sei partite. Tra loro anche quelli del “Saremo… famosi”. Una lettera ’N’ in meno e lo sguardo proiettato verso il futuro di chi avrà in mano il gioco del calcio. Giovani e italiani, e tutti nati dal 1991 in poi: Florenzi, Belotti, Berardi, Gagliardini, Perin, Di Francesco e Barella. Chi tra i pali, chi in mezzo al campo, oppure in attacco, per trovare un gol che manca da tempo. Nella domenica di Serie A sono loro che potrebbero giocarsi la categoria Giovani di un Festival giocato su un rettangolo verde. L’obiettivo è solo uno: crescere, migliorare, esattamente con un cantante sul palco. In quella che è ancora l’alba del fallimento Mondiale sono infatti loro alcune delle speranze del futuro della Nazionale italiana. Ad ognuno quindi la propria canzone, di quelle che vinsero il Festival di Sanremo negli anni passati, come un’istantanea sulla carriera, e il momento attuale del talento in gara. 

Alessandro Florenzi - Un grande amore e niente più 

Che ci sia dell’amore, quello grande e incondizionato, che lega Alessandro Florenzi alla sua città di nascita è quasi un dato scontato: Roma, Roma, Roma, come cantava Antonello Venditti, che però Sanremo non lo ha mai vinto. Ma in fondo, quello che lega il capitano del futuro ai giallorossi è anche Un grande amore e niente più, canzone che invece vinse per davvero l’edizione 1973, con la voce di Peppino di Capri a mettere le parole in musica. E a Roma sarà proprio Florenzi a raccogliere quel sentimento sul campo. Dopo Totti, De Rossi; e dopo De Rossi proprio lui, che di presenze nella Roma ne ha già oltre 200, con 25 gol segnati. Bandiera e futuro, per un giocatore che può fare la fascia su tutta la sua lunghezza, dal terzino all’ala, e giocare anche in mezzo al centrocampo. Quest’anno 20 partite disputate, e una sola rete contro il Milan. Con De Rossi out ha portato proprio Florenzi la fascia di capitano al braccio in tutte le ultime cinque partite: con grande passione… e niente più.

Andrea Belotti - Non è l’inferno

No, non è stato l’inferno la sua casa - intesa però come quella del “diavolo”, e dunque Milan e San Siro - non almeno per Andrea Belotti. In estate un corteggiamento lungo, lunghissimo, da parte dei rossoneri per un attaccante esploso nella scorsa stagione con la bellezza di 26 gol messi a segno (solo 3 meno del Dzeko capocannoniere assoluto). Lui, detto il Gallo, milanista da bambino e che quella maglia forse l’avrebbe voluta indossare per davvero. Poi la valutazione di 100 milioni, Milan contento dei colpi André Silva-Kalinic e niente affare: Non è l’inferno il suo destino, titolo con cui Emma vinse Sanremo nel 2012. Matrimonio saltato e quest’anno le statistiche sono decisamente cambiate: 3 gol nelle prime cinque giornate tra agosto e settembre 2017, e Belotti sembrava il solito Belotti, un vero goleador, ma poi… un solo gol nelle seguenti dodici (con anche sei partite saltate per infortunio). L’ultimo a metà dicembre contro il Napoli. Una crisi, netta, con un presente infernale, quello sì, ma figlio dell’astinenza da gol.

Domenico Berardi - Si può dare di più

Il trio che nel 1987 vinse il Festival di Sanremo era uno di quelli importanti, partendo anche soltanto dai nomi: Morandi, Tozzi, Ruggeri, Si può dare di più. Come un tridente offensivo messo in campo per vincere il primo premio. Lo stesso tridente dove è anche abituato - sul campo - a giocare Domenico Berardi, largo a destra come ala, uno che ha sicuramente abituato tutti a dare di più. Sicuramente più dei 3 gol messi a segno quest’anno su 19 partite (17 da titolare). Ma anche più dei sette e dei cinque (nonostante gli infortuni) messi a segno nelle ultime due stagioni. Tutto questo anche e soprattutto alla luce di quell’esordio da favola nel suo primo anno in A. Stagione 2013-14: 16 gol, compreso quel poker al Milan che fece saltare la panchina di Allegri. Dunque l’anno seguente, altre 15 reti. Sempre bene ma sempre peggiorando, fino al presente con il Sassuolo che non vince da cinque partite (tre le sconfitte) e con la zona calda che è ancora vicina. Pochi dubbi, nella 24^ giornata di campionato, contro il Cagliari, Berardi può e deve dare di più.

Roberto Gagliardini - Salirò 

Salirà l’Inter in classifica? Come sulle montagne russe, dopo la discesa vertiginosa dal primo posto (+1 sulla seconda) al quarto (-15 dalla prima) in appena due mesi? Ci proverà sicuramente anche Roberto Gagliardini, prendendo come consiglio la canzone con cui nel 2002 Daniele Silvestri vinse il premio della critica al Festival. A lui, centrocampista classe ’94, erano bastati sei mesi in nerazzurro - ma quello dell’Atalanta - per salire di livello. Stessi colori, ma lo stadio era diventato quello di San Siro, quando nel gennaio del 2017 l'Inter lo acquista e Pioli lo manda in campo subito da titolare all’esordio. Contro il Chievo arriverà la vittoria, dunque sette successi in nove partite, prima del tonfo. Otto insuccessi in fila, con sei sconfitte, e addio a ogni qualificazione europea. Quest’anno Gagliardini ha abbassato il minutaggio, 14 volte titolare con Spalletti, che a volte ha scelto Borja Valero-Vecino come coppia di centrocampisti. L’inizio nerazzurro anche quest’anno è stato da urlo, salvo poi un nuovo tonfo, dinamica non nuova in casa Inter. Parola d’ordine? Salire, già contro il Bologna.

Mattia Perin - L’uomo volante 

Vola sì, da palo a palo, nonostante sfiori il metro e novanta di statura. Portiere tutto istinto e reattività quello del Genoa, nonostante appena una sola presenza in Nazionale. Vero, nella porta dell’Italia c’è sempre stato Buffon negli ultimi anni. E la sua eredità è un macigno difficile da sorreggere per molti candidati, tra cui c’era anche lo stesso Perin fino a poco tempo fa. Poi però Donnarumma esplode nel 2015, e il posto sembra assegnato, nonostante ci sia tanta qualità anche in altri portieri. Perin - un po’ uomo volante, come cantava Marco Masini nel 2004 - esordisce in A nel 2012 a Pescara, finendo per essere il portiere più battuto del campionato. Dunque il Genoa, la crescita e un crociato che salta proprio sul più bello nella scorsa stagione. Quest’anno, però, il ritorno, con tanto di fascia da capitano al braccio. Un mix di bravura e responsabilità, per quello che è un altro candidato al Festival, tutto speciale, del ‘Saremo’ famosi.

Federico Di Francesco - Replay 

Difficile non sentirsi sempre e costantemente dentro al replay, come cantava Samuele Bersani, al primo posto secondo la critica al Festival del 2000. Perché è complesso non sentirsi parte di qualcosa di già visto quando sulla schiena porti lo stesso nome di un papà altrettanto calciatore e famoso, campione d’Italia con la Roma appena un anno dopo il successo di Bersani. Federico è un classe 1994, che l’esordio tra i grandi lo ha fatto a 18 anni come il padre: lui nel Pescara (7 presenze), Eusebio nell’Empoli (1 sola). Dunque il passo indietro, tra la B e le serie inferiori per farsi le ossa: Gubbio, Cremonese e Virtus Lanciano, esattamente come il padre tra Empoli e Lucchese. Il ritorno in A per Federico Di Francesco è invece datato 2016, nel Bologna, con 24 presenze e 4 gol nella scorsa stagione. Replay, ancora una volta, col papà Eusebio ad aver fatto ritorno tra i grandi - era il 1995 - a Piacenza: 150 km a dividere passato e presente della famiglia lungo la via Emilia. Quest’anno il piccolo Difra di partite ne ha giocate 14: un gol e un assist, e un futuro ancora da scrivere… fuori o dentro al Replay.

Nicolò Barella - Colpo di fulmine 

Non poteva che esserlo, un Colpo di fulmine: quello tra il Cagliari e un centrocampista come Barella, tra le rivelazioni del campionato in corso. La canzone è quella che vinse Sanremo nel 2008, cantata dal duo Gió Di Tonno e Lola Ponce. Nicolò Barella è il più giovane del gruppo, classe ’97. Un tirocinio a Como in B per sei mesi, dunque il ritorno a Cagliari e già 28 presenze la scorsa stagione. Quest’anno 20 partite e 3 gol, contro Spal, Torino e Milan, dove fa e disfa la partita. Prima il gol del vantaggio, dunque la rimonta dei rossoneri e lui nel finale si fa espellere. Già un rosso in campionato, più 7 gialli, al terzo posto di questa classifica. Peccati di gioventù, niente di grave, e alle 12.30 contro il Sassuolo servirà una grande prestazione, per i tre punti e per trasformare il Colpo di fulmine in qualcosa di ancora più importante.