Under e Calhaloglu, "cose turche" per Roma-Milan

Serie A

Domenico Motisi

Da flop del mercato a insostituibili, Cengiz e Hakan hanno in comune anche l’origine turca, il talento e uno stato di forma brillante. Il giallorosso ha portato Di Francesco fuori dalla crisi mentre il rossonero sembra rinato con la cura Gattuso. Due storie diverse ma uniti dalla stessa bandiera, (anche) da loro dipenderà una sfida chiave in ottica Champions

Quando lo scorso ottobre la Roma batté un buon Milan, in pochi avrebbero immaginato che esattamente un girone dopo i due protagonisti più attesi del match all’Olimpico sarebbero stati Cengiz Under e Hakan Calhanoglu. Quella sera, a San Siro, il turco della Roma non giocò neppure un minuto ed era soltanto una riserva costata quasi 15 milioni di euro, il connazionale rossonero – invece – era titolare ma fu espulso all’80mo confermando uno stato di forma pessimo nonché una totale mancanza di identità tattica all’interno della squadra. Nelle ultime partite, però, è cambiato tutto.

Cengiz Under, il "Dybala del Bosforo" pupillo di Erdogan

È arrivato a Roma dall’Istanbul Basaksehir per 13.4 milioni di euro, strappato alla concorrenza di grandi club europei, ma in pochi tra i suoi nuovi tifosi conoscevano Cengiz Under. Eppure il ragazzino classe 1997, che viene presentato a Trigoria con il soprannome di "Dybala del Bosforo", in patria è tutt’altro che uno sconosciuto. Il suo primo tifoso è un certo Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia e molto vicino alla proprietà del Basaksehir. Quando il giovane Cengiz firma per il club giallorosso, una delle prime telefonate è proprio quella di Erdogan: "L’intera nazione è con te, rendici orgogliosi", avrebbe detto il leader politico al talento di casa. In realtà, Under non fa nulla per ripagare la fiducia e l’appoggio nazionale, almeno fino alla trasferta di Verona del 4 febbraio quando segna il gol decisivo per una vittoria scaccia crisi. Arrivano così una doppietta al Benevento l’11 febbraio e un’altra rete a Udine la giornata successiva. In Champions è suo il gol contro lo Shakhtar che aveva illuso i giallorossi prima della rimonta degli ucraini. Riassumendo, sono cinque gol nelle ultime cinque partite: il paragone con Paulo Dybala non è più così assurdo ed Eusebio Di Francesco sembra non poter più fare a meno del suo sinistro.

Hakan Calhanoglu, il capolavoro di Gattuso

Se Under è arrivato a Roma come un mancino di talento ma poco conosciuto, Calhanoglu è atterrato a Milano vantando uno dei piedi destri più educati e conosciuti d’Europa. La fama delle sue punizioni lo precedeva e al momento della firma, i tifosi rossoneri sognavano già con le sue traiettorie impossibili. Ad accomunarlo al connazionale in giallorosso, però, c’è una la prima parte di stagione in cui Hakan è il più classico degli oggetti misteriosi: Vincenzo Montella non trova una collocazione tattica al turco che da parte sua fatica ad ambientarsi, sente il peso della maglia numero 10 e del prezzo pagato dal Milan al Bayer Leverkusen per portarlo a San Siro (oltre 20 milioni di euro). Fatto sta che per vedere sprazzi del vero Calhanoglu bisogna aspettare l’arrivo di Gattuso che non ha mai risparmiato elogi nei confronti del suo giocatore: "In pochi calciano come lui, ha doti balistiche impressionati", disse poco dopo aver sostituito Montella sulla panchina rossonera. Complimenti ricambiati dal fantasista che – pungendo tra le righe il suo ex allenatore – ha pubblicamente dichiarato: "Con Gattuso ho ritrovato il mio ruolo, lui è un grande". Adesso Hakan è uno dei titolarissimi nell'attacco a tre di Ringhio e con Jack Bonaventura forma un asse sinistro di centrocampo-attacco tutto tecnica e qualità.

Diversamente turchi, futuro della nazionale di Lucescu

Dopo il terzo posto al Mondiale di Giappone-Corea del 2002, la Turchia ha collezionato delusioni su delusioni: nessun’altra qualificazione alla Coppa del mondo e un solo torneo internazionale degno di nota, l’Europeo del 2008 concluso in semifinale. La nuova nazionale, guidata da Mircea Lucescu, ha fallito l’appuntamento di Russia 2018 ma riparte proprio dal talento dei giovani Calhanoglu (classe 1994) e Under (nato nel 1997). Due potenziali crack, turchi sì ma con un background del tutto diverso: Cengiz è nato nella provincia di Balıkesir, una zona a metà tra il Mar Egeo e il Mar di Marmara. Prima di arrivare a Roma non aveva mai lasciato la Turchia e proprio al suo Paese è estremamente legato, come dimostra la sua esultanza con il saluto militare (pare in onore dei soldati turchi morti durante l’attacco su Afrin. Un gesto che si dice sia stato molto apprezzato dal governo turco). Al contrario di Under, Calhanoglu è nato in Germania (non che sia una novità per un ragazzo dal nome e dal passaporto turco), a Mannheim, città nota perché lì è nata anche Steffi Graf. Proprio in Germania Hakan ha iniziato la sua carriera e - calcisticamente - non era mai uscito da quei confini prima di raggiungere Milano. Il campionato turco l’ha soltanto sfiorato quando a 17 anni firmò un contratto con il Trabzonspor salvo poi decidere di restare al Karlsruhe che ne deteneva il cartellino (vicenda che gli costerà quattro mesi di squalifica nel 2017). In nazionale Under e Calhanoglu hanno giocato insieme soltanto in un paio d’occasioni, senza brillare particolarmente, ma vista la compatibilità tattica e il bagaglio tecnico che si portano dietro, non è difficile immaginare due degli undici titolari nei prossimi match della Turchia.

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