Genoa-Milan, svolte dalla panchina: Gattuso, chi "Balla" a Marassi?

Serie A

Luca Cassia

Ballardini e Gattuso, allenatori della rinascita in campionato per Genoa e Milan (Foto Getty)
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Domenica alle 18.00 è sfida a Marassi tra squadre rigenerate dal cambio in panchina: subentrato a Juric, Ballardini sta centrando l'obiettivo salvezza per la terza volta al Genoa grazie alla difesa blindata. Reparto bunker anche per Rino, erede di Montella reduce dallo stop contro l'Arsenal eppure imbattuto nel 2018 in Serie A

SERIE A, LE PROBABILI FORMAZIONI

Cambiare in corso d’opera? A volte paga, eccome. Prendete le novità di novembre in casa Genoa e Milan, squadre in ginocchio al capolinea delle gestioni targate Juric e Montella. Se Ballardini aveva già fatto miracoli sulla panchina rossoblù, l’era Gattuso ha riportato entusiasmo e risultati nell’ambiente rossonero. Certo, l’ultimo scivolone causato dall’Arsenal complica e non poco l’avventura in Europa League, tuttavia la scalata in campionato risponde a numeri da big assoluta. Spazio quindi al confronto di domenica a Marassi sospeso tra l’allerta meteo e statistiche significative, d’altronde va in scena il duello tra cooperative del gol agli antipodi nonché tra squadre che condividono una difesa di ferro quasi insuperabile nel gioco aereo. Numeri ritoccati dall’avvento dei nuovi allenatori mai avversari in Serie A, certo è che "Balla" convive con il tabù rossonero: solo un successo in 10 precedenti, risalente ai tempi del Palermo nel 2008, a fronte di 8 ko.

Ballardini-Genoa, atto III

La terza avventura di Ballardini al Genoa, già guidato alla salvezza nel 2010 e nel 2013 subentrando rispettivamente a Gasperini e Delneri, prese il via all’indomani del derby perso da Ivan Juric. I rossoblù occupavano il penultimo posto a braccetto con il Verona, 6 punti raccolti in 12 partite dall’allievo del Gasp esonerato per la seconda volta dopo il breve interregno di Mandorlini nella scorsa stagione. Tra spettri e mugugni l’aggiustatore romagnolo inizia una scalata esaltante: 0.5 la media punti del suo predecessore triplicata dal "Balla" (1.71 a partita), votato al 3-5-2 a differenza del collega. Dal baratro della classifica al rassicurante +9 sul Crotone terzultimo, 24 punti conquistati in 14 gare a stravolgere il destino del Grifone. Dal suo avvento il calendario archivia subito tre gare utili vincendo contro Crotone e Verona, dirette concorrenti intervallate dall’1-1 imposto alla Roma. Sorpreso a domicilio dall’Atalanta, Ballardini blinda la difesa per 4 turni uscendo indenne dalle trasferte contro Fiorentina e Torino superando inoltre Benevento e Sassuolo. Perin sulle orme di Da Pozzo, portiere imbattuto per 360’ come non accadeva dal Genoa targato 1963/64. Al doppio stop di misura contro Juventus e Udinese seguono tre vittorie di fila nel segno di Laxalt (decisivo contro Lazio e Chievo ai titoli di coda) e Pandev in gol da ex contro l’Inter, lui che ai ferri corti con la Lazio venne accantonato proprio dall’attuale allenatore. Contro i nerazzurri ecco l’unico trionfo a referto senza il minimo scarto, exploit seguito dalla sconfitta di Bologna e dal rinvio del match contro il Cagliari.

Grande organizzazione, pragmatismo e tenuta difensiva: 8 reti concesse, rendimento secondo solo alla Juventus nello stesso parziale e quasi immacolato a confronto con i 19 gol incassati nelle prime 12 gare di campionato. Questa è la carta d’identità del nuovo Genoa eretto proprio sul reparto arretrato: trio aggressivo accompagnato da esterni difensivi disciplinati, centrocampo a schermo e due punte non più atipiche. Pochi i gol all’attivo (21, terzultimo attacco) ma resa sicura nella rincorsa alla salvezza. Importanti gli innesti di Hiljemark e Bessa in un centrocampo più qualitativo, prezioso il ricorso di Galabinov nelle vesti di boa tutto chili e centimetri. Se la Sampdoria vola con i gol del 35enne Quagliarella, il coetaneo Pandev è la risposta rossoblù: solo 3 centri personali, vero, ma quando segna il macedone il Genoa ha sempre vinto. Astuzia e malizia per un uomo chiave nelle trame di Ballardini improntate sulla verticalità e un dinamismo ritrovato. Il risultato? Squadra cinica ed efficace, gruppo lontano dai guai con un margine non indifferente dalla zona bollente da gestire fino alla bandiera a scacchi. Curiosamente il nuovo Genoa viaggia meglio in trasferta piuttosto che in casa (14 punti contro 10), trend che precede l’incontro con il Milan altrettanto rigenerato da Gattuso.

Effetto Ringhio

Vietato lasciarsi offuscare dall’ultima uscita in Europa League, 0-2 casalingo con l’Arsenal che compromette il cammino continentale del Milan. Una sconfitta che ha palesato limiti di esperienza contro un’avversaria più navigata, guarda caso Gattuso si definì un "Pulcino" in termini di maturità nel confronto con il veterano Wenger. Eppure i rossoneri si presentavano alla sfida con un’imbattibilità lunga 13 partite in tutte le competizioni sfiorando l’ultimo filotto datato 2008. Perfino il vantaggio di Mkhitaryan ha interrotto a 599’ l’inviolabilità della porta di Donnarumma, altro dato che certifica l’intervento di Rino sulla squadra ereditata a fine novembre da Montella. Irrisorio il bottino raccolto dall’Aeroplanino dopo 14 turni (20 punti e 7° posto) a maggior ragione dopo il mercato estivo, esonero che comporta la nomina di Rino direttamente dalla Primavera. Surreale il 2-2 di Benevento all’esordio, ingannevole il successo contro il Bologna seguito dalle cadute dolorose contro Verona e Atalanta. La svolta riconduce piuttosto al derby di Coppa risolto da Cutrone, enfant prodige dai gol a raffica nella rinascita tra Italia ed Europa. Dal 30 dicembre la marcia in Serie A recita 8 gare utili con 20 punti all’attivo, intervallo che circoscritto al 2018 colloca il Milan alle spalle di Juventus e Bayern Monaco per media punti nella top 5 continentale.

A proposito di medie, i 2 punti conquistati a partita da Gattuso convincono nel parallelo con Montella (1.42) che lamentò pure le amnesie della difesa con 18 gol incassati in 14 giornate. Reparto rinforzato dal suo successore, 12 reti al passivo e 3 clean sheet consecutivi da febbraio. Detto dell’imbattibilità nel girone di ritorno e di una serie positiva infranta dall’Arsenal, i rossoneri non incassavano reti per 6 partite di fila addirittura dal 2006 con Ancelotti in panchina. Per carità, nessun confronto con l’allenatore dai 7 titoli archiviati in rossonero, certo è che Rino ha rosicchiato 11 punti all’ex capolista Inter nell’arco di tre mesi. Tanti i giocatori rilanciati da Calabria a Bonucci, da Biglia a Kessié fino all’evanescente Calhanoglu, pedine conquistate dalla fiducia dell’allenatore fedele al modulo (4-3-3) e all’undici base. Importante lo spazio destinato ai giovani, determinante il lavoro atletico al centro della riscossa rossonera. C’è l’impronta sulla tenuta difensiva nonché su quella offensiva: solo la Roma precede la squadra di Gattuso per la frequenza di conclusioni a partita (19 contro 18). Una mano sulla scacchiera e l’altra sullo spogliatoio: impossibile discutere sulle qualità motivazionali riconosciute nei 13 anni in società con oltre 400 incontri disputati. Un leader riconosciuto, sergente leale e rispettato dalla propria squadra. Non può essere lo sgarbo di Wenger a frenare la scalata del Milan di Gattuso, allenatore a confronto con Ballardini anch’egli protagonista della svolta.

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