Accadde oggi: la punizione di Asprilla che stese il Milan degli Invincibili

Serie A

Vanni Spinella

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Il 21 marzo del 1993 un gol del colombiano a San Siro mise fine alla striscia da record dei rossoneri: 58 gare senza sconfitta. Tra eccessi, donne, pistole e gol indimenticabili, la carriera di un attaccante che a modo suo ha segnato gli Anni Novanta

Il presidente Berlusconi aveva annunciato che la sconfitta sarebbe stata festeggiata con un giro di campo. Non andò esattamente così, ma ci fu comunque un lungo applauso di tutto San Siro a salutare il Milan che usciva finalmente sconfitto dal campo. Diciamo finalmente perché non se ne poteva più, gli avversari ma anche gli stessi rossoneri, di quella striscia di imbattibilità che si allungava settimana dopo settimana, finendo per diventare più un peso che un piacere. L’impressione netta è che si trattò quasi di una liberazione, per alcuni. Volevate il record? Eccolo. Fissato a 58 partite di fila senza una sconfitta. Ora provate a batterlo, se vi riesce. Ma adesso che finalmente abbiamo perso, lasciateci in pace. Niente più maniaci del primato, pronti ad aggiornare la statistica ad ogni triplice fischio; ma anche niente più gufi appollaiati, in attesa che gli Invincibili ricadessero sulla Terra. In tutto ciò, grazie Tino.

Sì, perché salutati gli eroi rossoneri, è il momento di celebrarne il carnefice: Faustino, detto Tino, Asprilla. È lui il personaggio del giorno, quel 21 marzo 1993, capace di fermare l’orologio del record con una punizione gentile che neanche ti saresti aspettato da un tipo del genere. Non che il colombiano non avesse la tecnica necessaria per indirizzare un piazzato nel sette, tutt’altro. Solo che non te lo vedi proprio, lui così ghepardesco nelle movenze, imprevedibile nelle giocate e imprendibile quando era davvero in giornata, segnare nella situazione più zen che il calcio possa concepire: la punizione dal limite con barriera, quella che di solito calciano a giro i numeri 10, quella che si insacca solo con una traiettoria felpata, morbida, silenziosa.

Da Parma a Parma

Asprilla era fatto per correre, passare tra mille avversari ondeggiando con il corpo, il busto quasi immobile mentre le gambe sotto mulinavano a tutta velocità, quando si lanciava negli spazi. Eppure, quel pomeriggio a San Siro dal suo piede vien fuori una traiettoria fluida come i suoi movimenti, come se la grazia e la leggerezza che lo contraddistinguevano le avesse trasferite al pallone con un tocco magico. Palla all’incrocio, SebaRossi che si allunga ma nulla può, Milan 0 Parma 1. Al minuto 58 il cammino degli Invincibili si arresta dopo 58 turni, un’eternità nel calcio: era iniziato il 26 maggio 1991, 0-0 a San Siro proprio contro il Parma nel giorno dell’addio a Sacchi che partiva per la sua avventura in Nazionale. È anche il primo gol subìto dal Milan di Capello su punizione diretta. In fondo bastava poco, no?

Una capriola per festeggiare (all’epoca la chiamavamo proprio così, capriola “alla Asprilla”), un posticino nella storia. Chiuderà la stagione, la sua prima nel Parma di Scala, con 7 gol in campionato e 4 in Coppa delle Coppe, con doppietta decisiva nella semifinale di ritorno al Calderon contro l’Atletico Madrid, quella che proietta i gialloblu a Wembley. Il Parma vincerà la coppa (3-1 all’Anversa), ma in finale Asprilla non c’è, infortunato. E qui si apre il grande capitolo dedicato alle follie di “Tiramolla”.

Pistole e canne da pesca

Per mettere insieme tutte le sue imprese, dentro ma soprattutto fuori dal campo, servirebbero almeno dieci vite, e anche piuttosto spericolate, a chiunque altro. Come quando - la finale di Wembley la saltò proprio per questo motivo - tornò da un viaggio in Colombia con dei tagli al piede e raccontò di essersi ferito con i cocci di una bottiglia in piscina. La verità è che un autobus gli aveva tagliato la strada, lui era sceso dall’auto accecato dalla rabbia e con un calcio aveva sfondato una porta del bus: constatazione amichevole a modo suo.

O come quando si presentò in campo per l’allenamento (allora giocava in Cile) con la pistola, la sua (seconda) grande passione, intimando ai compagni di scappare. Un giornalista assistette alla scena e scrisse che Asprilla voleva sparare a tutti, mentre si trattava solo di una bravata e “i compagni e l’allenatore avevano capito la battuta”. Leggenda (da lui smentita) narra che sparò persino al suo cavallo, per sbaglio. E poi c’è quella volta in cui andò in vacanza in Sardegna nella casa di Zola, con Grun e Apolloni: lo portarono a pescare e lui sfasciò tutte le canne da pesca dell’amico, ma giura che si trattò di un incidente, niente scoppi di rabbia in quel caso. Lui aveva solo lanciato l’amo, le lenze però erano tutte ingarbugliate e per disfare i nodi… beh, avete capito, combinò un casino.

Un mito mai sfatato

A Parma, in realtà, fu lui ad abboccare all’amo di Petra Scharbach, attrice hard tedesca che dopo il suo arrivo nella Bassa iniziò a frequentare il Tardini. “Siamo usciti un paio di volte, ora lui mi telefona continuamente”, raccontò all’epoca la ragazza. “Vorrei spiegare a Scala e a Tanzi che non è colpa mia se lui non segna più”. Se ne tornò in Colombia, invece, la moglie di Tino, Catalina, ufficialmente perché soffriva troppo il freddo, ma in realtà non fu difficile fare due più due. Idolo dello spogliatoio, in quegli anni si fantasticava sulle sue doti: i compagni dicevano di non aver mai visto uno come lui in doccia, e non si riferivano alle doti canore. La copertina di una rivista colombiana, per cui posò nudo salvo poi pentirsene anni dopo (“Fu un errore: non c’era niente di nuovo da mostrare”), levò ogni dubbio.

Atterraggio e debutto

C’è anche l’Asprilla giocatore però, quello che “nel 1993 ero il migliore del mondo, ma il Pallone d’Oro lo vinci solo se vai in una big come il Milan, il Barcellona o il Real Madrid”. Finì invece al Newcastle, dopo 4 stagioni (e 25 gol) con il Parma, per colpa di Capello. Gli facevano la corte Inter, Borussia Dortmund, Real Madrid, Atletico Madrid, ma Calisto Tanzi, che stravedeva per lui, rispondeva a tutti di no; poi però il presidente fece firmare un pre-contratto a Capello, che stava lasciando il Milan, e Tino era nella lista dei non-graditi a Don Fabio (vendetta tremenda vendetta?). Il Newcastle colse l’attimo e si fece sotto, a gennaio del 1996 l’affare andò in porto, mentre Capello a Parma non arrivò mai, preferendo la proposta del Real Madrid.

Qualche capriola in Premier e poi il ritorno a Parma: eppure l’avventura inglese era partita come meglio non poteva immaginarsi. Tino era appena arrivato dall’Italia con un jet privato, tappa in hotel per il pranzo accompagnato da un bel bicchiere di vino (“perché in Italia ero abituato così”) e a quel punto Kevin Keegan lo invita a vedere la partita dei suoi nuovi compagni, contro il Middlesbrough. “Poi Keegan mi ha detto ‘Cambiati per ogni evenienza’, poi ‘Riscaldati’, poi ‘Dai, entra’”, quando il Newcastle è sotto 1-0 e bisogna inventarsi qualcosa. Passano 6 minuti ed ecco quello che KKK cercava. Asprilla accelera sulla fascia sinistra e punta l’avversario sfidandolo, poi rallenta la corsa, quasi si ferma. Finta il cross col sinistro e torna sul destro, il suo marcatore abbocca ma fa in tempo a tornare sui suoi passi, ed è lì che Tino lo aspetta per chiudere definitivamente la questione: finta il cross una seconda volta, stavolta col destro, poi con la celebre giocata alla Cruijff, ma meno secca, più dinoccolata, si riporta la palla sul sinistro e stavolta con un metro di vantaggio scodella davvero, una traiettoria morbida come quella ammirata da SebaRossi che consente a Watson di pareggiare comodamente. Cinque minuti dopo Les Ferdinand conclude la rimonta, ma l’uomo del giorno è Tino Asprilla.

Inspiegabilmente, il Newcastle primo in classifica con 12 punti di vantaggio sul Manchester United riuscirà a perdere il titolo, e Asprilla per il fatto di essere l’unica variabile inserita in corsa in quella macchina perfetta verrà additato come uno dei responsabili, complice la scarsa vena in zona gol (solo 3 gol nelle 14 partite che giocò). L’anno seguente, con Kenny Dalglish in panchina, Asprilla è nuovamente protagonista di un’altra partita magica, al debutto in Champions dei Magpies: il 17 settembre 1997 ospitano il Barcellona, finisce 3-2 e Tino fa tripletta in 48’ (la prima su rigore e due di testa); quando Luis Enrique e Figo si risvegliano è ormai troppo tardi. Non doveva neanche giocarla, perché - tanto per cambiare - si era presentato in ritardo.

Le dimensioni contano

Tormentato anche il rapporto con la Nazionale. Eroe assoluto nel 1993, quando una sua doppietta contribuì a stendere l’Argentina, storico 5-0 al Monumental che qualificava la Colombia al Mondiale americano, finito tragicamente con l’assassinio di Andres Escobar. Cacciato dal ritiro, durante il Mondiale, nel 1998 per una storia di sostituzioni non gradite, fughe notturne e offese al Ct Hernan Dario Gomez, accusato di favoritismi: secondo Asprilla, anche Valderrama sarebbe rientrato all’alba, ma al Gullit biondo verrebbe perdonato tutto…

E oggi? Non ci si annoia di certo, a seguire le sue avventure. Lasciato il calcio nel 2004, ha declinato l’offerta di girare un film porno, ha partecipato a un reality in Colombia e a un altro in India, è diventato proprietario di uno zuccherificio, ha prodotto e lanciato una sua marca di preservativi, “El Tino”, accompagnata dallo slogan “Le dimensioni contano”. Parola di quello che ha dato un taglio alla più lunga striscia di imbattibilità che il calcio italiano ricordi.

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