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Dario Saltari e Federico Principi

In Serie A continua la volata Scudetto e la corsa all'Europa, mentre all'estero ci sono derby importanti e sfide tra alcune delle principali protagoniste della Champions League

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Sassuolo-Napoli: motiva di più la voglia di vincere lo Scudetto o la paura di non salvarsi?

Anche se in posizioni di classifica opposte, Sassuolo e Napoli sono nella stessa condizione mentale: devono fare punti, possibilmente devono vincere, e devono anche sperare che le dirette concorrenti rallentino la loro corsa. La squadra di Giuseppe Iachini è appena a 3 punti dalla zona retrocessione e ogni giornata passata senza ottenere un risultato utile equivale a una crepa sulla sottile lastra di ghiaccio su cui si regge la sua permanenza in Serie A. Allo stesso modo, il Napoli deve riuscire a tenere il ritmo infernale imposto dalla Juventus, in modo da tenere viva la speranza in quello che sarebbe uno scudetto epocale, soprattutto in vista dello scontro diretto che si terrà il prossimo 22 aprile.

La pressione mentale sulle due squadre sembra essere l’unica variabile in grado di poter cambiare gli equilibri, in un incontro che sulla carta sembra essere già scritto. Il Sassuolo viene da un periodo nerissimo, in cui ha vinto solo una delle ultime 10 partite e raccolto appena 4 punti. La squadra di Iachini ha ottenuto una vittoria insperata all’ultima giornata contro l’Udinese, abbandonando il 4-3-3 per sistemarsi a specchio con un 3-5-2 in cui Politano affiancava Babacar sul fronte d’attacco. Un esperimento che col Napoli, probabilmente, verrà accantonato, visto il ritorno di Berardi dalla squalifica.

L’annata interlocutoria di Berardi (che, con 2.12 passaggi chiave ogni 90 minuti rimane il principale fuoco creativo della squadra neroverde) è uno dei principali temi della stagione del Sassuolo e qualunque considerazione tattica non può prescindere dalla creazione di un contesto ideale per far tornare il suo talento a brillare.

In questo senso, il 4-3-3 in cui è esploso con Di Francesco sembra ancora il sistema migliorare per aiutarlo a tornare ai livelli degli anni scorsi. Di lui ha parlato anche lo stesso Iachini, in un’intervista al Corriere dello Sport di qualche giorno fa: «Si è mangiato dei gol, anche di fronte al portiere. Deve insistere perché ha le possibilità e la forza per tornare l’attaccante del passato, uno da Nazionale».

Per il Napoli invece la sfida principale consisterà nel mantenere alta l’intensità in quello scambio tennistico che è diventata la sfida Scudetto con la Juventus, anche eprché questa settimana è la squadra di Sarri ad avere sulla racchetta il colpo più facile (la Juventus gioca con il Milan, partita di cui scriveremo in un articolo a parte domani). Gli azzurri sembrano aver perso quella freddezza da grande squadra che aveva contraddistinto la prima parte della sua stagione, sembrano più emotivi, più propensi a perdere l'equilibrio quando le cose non vanno come previsto, come anche la difficile vittoria contro il Genoa ha dimostrato.

Sarri, per quanto può sembrare incredibile, da quando è a Napoli non ha mai vinto al Mapei Stadium. Anzi, la sua esperienza sulla panchina azzurra iniziò proprio con una sconfitta contro il Sassuolo. Batterlo domani in attesa del big match serale tra Juventus e Milan, potrebbe rappresentare anche solo simbolicamente una nuova iniezione di fiducia in vista della volata finale per il campionato.

Bologna-Roma: la corsa alla Champions non ammette errori

Bologna-Roma questa settimana è la partita più interessante tra quelle che coinvolgono le squadre in corsa per il terzo e il quarto posto di questa Serie A, che, è utile ricordarlo per chi si fosse interessato al campionato solo adesso, garantiscono l’accesso diretto alla prossima Champions League. Mentre Lazio e Inter ospitano rispettivamente l’ultima e la penultima in classifica (Benevento e Verona), la squadra di Di Francesco sarà impegnata contro un avversario di più alto livello, anche s il Bologna non sta attraversando un grande periodo di forma (ha vinto solo 3 delle ultime 10 partite) e non ha nemmeno grandi stimoli di classifica.

Perfettamente a metà tra la zona retrocessione e quella Europa League, ormai troppo lontana da entrambe, nelle ultime settimane il Bologna sta comunque cercando di arginare almeno la spirale negativa in cui era pericolosamente entrata.

A partire da Bologna-Genoa dello scorso 24 febbraio, Donadoni ha deciso di abbandonare il 4-3-3 per adottare un più prudente 3-5-2. Il Bologna adesso è una squadra più reattiva, meno ambiziosa forse, ma sicuramente più solida: dal cambio di modulo, infatti, ha subito solamente tre gol, mettendo molto in difficoltà Atalanta e Lazio nonostante l’unico punto conquistato in queste due partite.

Con il 3-5-2 il Bologna non solo copre meglio lo spazio tra centrocampo e difesa con le uscite aggressive dei centrali sui mezzi spazi, ma dà anche maggiori responsabilità creative a Verdi, che sembra molto a suo agio tra le linee avversarie da trequartista classico.

La Roma, quindi, avrà un buon test per mettere alla prova sia i suoi problemi nello schermare le ricezioni nei mezzi spazi tra le linee sia le sue inefficienze offensive. Nonostante abbia ritrovato una certa continuità di risultati dopo un periodo nero, infatti, la squadra di Di Francesco continua ad avere problemi a creare occasioni da gol con continuità senza l’apporto delle proprie individualità migliori.

La Roma continua ad avere un’identità piuttosto rigida, in cui solo alcuni giocatori riescono ad esprimersi al meglio: nell’ultima partita contro il Crotone, ad esempio, è stato Pellegrini, cresciuto con Di Francesco a Sassuolo, a rendere più fluide le verticalizzazioni volute dall’allenatore abruzzese. Con il suo movimento tra le linee ha sbloccato l’azione che ha portato allo 0-1 di El Shaarawy.

Contro il Bologna, la Roma dovrà continuare la sua corsa verso la qualificazione alla prossima Champions League, nella speranza che i suoi giocatori migliori le diano una mano a non perdere punti nei confronti delle dirette concorrenti.

Atalanta-Udinese: chi vuole l'Europa League?

Non appena uscita dai sedicesimi di Europa League con diversi rimpianti, l’Atalanta è ripiombata in piena lotta per tornare ad esserci, anche il prossimo anno, nella seconda coppa europea. Dopo aver perso qualche punto di troppo quando erano ancora coinvolti in impegni internazionali infrasettimanali, gli orobici nelle ultime 3 partite hanno ottenuto 6 punti, fermandosi soltanto a Torino contro la Juventus. L’Atalanta è al settimo posto a pari punti con la Sampdoria e 3 lunghezze sopra la Fiorentina: per proseguire verso questa prestigiosissima conferma, l’Atalanta affronterà questo sabato una delle squadre rivelazione della stagione, l’Udinese di Oddo, che però è piombata in un periodo buio, con 5 sconfitte nelle ultime 5 partite.

La sfida sarà anche un’occasione per vedere all’opera squadre impostate con princìpi di gioco differenti: contro la verticalità del 3-5-2 dell’Udinese, l’Atalanta cercherà in ogni modo di sfruttare la scarsa copertura dell’ampiezza del modulo di Oddo per attivare le combinazioni delle catene laterali di Gasperini con relativi cambi di fronte.

L’Atalanta potrebbe schierarsi con il 3-4-1-2 almeno in fase difensiva, nel quale (almeno con Gomez a sinistra) nelle fasi di possesso non cambierebbero gli schemi e gli automatismi rispetto a quelli classici del 3-4-3. Senza palla sarà interessante capire se Gasperini lascerà un uomo avversario libero in fase di costruzione, mantenendo superiorità numerica sui due attaccanti dell’Udinese disposti in verticale, o se invece attaccherà uomo-contro-uomo ogni elemento della costruzione bassa. Nel primo caso l’Atalanta si disporrà con un 3-4-1-2, con il trequartista a schermare il mediano Hallfredsson (titolare al posto dell’infortunato Behrami) e le due punte orientate su due dei tre difensori centrali, lasciando libero quello del lato debole. Nel secondo caso l’avanzamento in pressing del trequartista richiederebbe una scalata in avanti di uno dei due mediani proprio su Hallfredsson e in generale un atteggiamento molto più aggressivo.

Contro l’Udinese dovrebbero giocare Ilicic sulla trequarti e Cristante più arretrato, ma questo era il modo di pressare a uomo contro un’altra squadra schierata con il 3-5-2, il Bologna. Nel caso il trequartista abbandoni il mediano avversario per alzarsi sul centrale, uno dei due mediani dell’Atalanta (qui De Roon e Freuler) scalerebbe in avanti.

La prima delle due soluzioni è forse quella più consigliabile per l’Atalanta, in virtù del fatto che è una strategia meno proattiva di recupero del pallone. Un pressing troppo sostenuto potrebbe scoprire il fianco alle veloci verticalizzazioni dell’Udinese: non solo, ma anche la presenza di De Paul tra le linee alle spalle della punta (Maxi Lopez o Perica) rischia di disordinare lo schieramento difensivo dell’Atalanta se vengono portati troppi uomini avanti in pressione.

La sensazione, quindi, è che l’Atalanta abbia in mano molte più armi e soluzioni e, soprattutto, una solidità psicologica non intaccata dalla delusione europea. Per l’Udinese non è la partita migliore per ricominciare a fare punti, ma senza dubbio i bianconeri sono attesi a dare delle risposte importanti soprattutto sul piano della personalità. Altrimenti, prima o poi, a parte considerare le poche motivazioni di classifica, bisognerà chiedersi costa è successo davvero alla squadra di Oddo.

Bayern Monaco-Borussia Dortmund: der klassiker

L’equivalente tedesco del Clasico è una sfida dalla forte tradizione ma allo stesso tempo possiede maggiori connotazioni moderne e contemporanee. In termini di classifica attuale, la sfida vale di più per la posizione del Borussia, che è terzo a un solo punto dallo Schalke 04 e soltanto 3 lunghezze sopra l’Eintrcht Francoforte: i gialloneri hanno avviato un percorso di rinascita dopo l’esonero di Peter Bosz, ma il nuovo allenatore Peter Stöger non ha risolto tutti i problemi del Dortmund, tra i quali la resistenza al pressing avversario.

Già l’Atalanta, soprattutto al Westfalenstadion, aveva messo in difficoltà il Borussia con un pressing sistematico a uomo, specialmente nel primo tempo, costringendo i gialloneri ad affidarsi solamente ai lanci lunghi o alle transizioni per rendersi pericolosi. L’eliminazione dall’Europa League è arrivata per mano del Red Bull Salisburgo, un’altra squadra dal pressing eseguito con princìpi diversi ma con efficacia addirittura maggiore.

Per questo motivo non è difficile pensare che il Bayern decida di impostare la partita attaccando costantemente alto la costruzione del Borussia. La caratteristica dello schieramento di Stöger, partendo dal 4-2-3-1, è quella di ruotare i due mediani in verticale per permettere a Weigl di fungere da playmaker e all’altro mediano - Dahoud o Gonzalo Castro - di sganciarsi tra le linee o di inserirsi. Per questo motivo dalle indiscrezioni sembra che il Bayern si vada a schierare anch’esso con il 4-2-3-1: il trequartista - probabilmente Müller - si andrebbe ad accollare la responsabilità di schermare Weigl, mentre i due mediani - Vidal e Javi Martinez sono favoriti - dovrebbero coprire gli smarcamenti tra le linee del trequartista Götze e, appunto, gli inserimenti del secondo mediano del Borussia.

Uno dei temi più caldi della partita sarà anche lo stato di forma di Batshuayi, apparso in condizioni estremamente brillanti e dal rendimento completo in tutte le fasi di gioco. La sua lotta contro Boateng e Hummels dovrà essere uno dei momenti di passaggio della sua maturazione e della sua definitiva presa di coscienza, per cominciare a rendersi protagonista in partite così prestigiose a livello europeo.

Siviglia-Barcellona: antipasto di Champions League

Sì, lo sappiamo che sabato sera alla stessa ora c’è Juventus-Milan, ma non non si può vivere di sola Serie A. Per quelli che vogliono guardare altrove, o magari più avanti, puntando lo sguardo ai prossimi quarti di finale di Champions League, Siviglia-Barcellona rappresenta la partita perfetta.

La partita di per sé non ha grande rilevanza per la classifica perché il Barcellona veleggia tranquillo verso la vittoria della Liga (ha 11 punti sull’Atletico Madrid secondo) mentre il Siviglia, dopo la brutta sconfitta in casa subita dal Valencia, è stato di fatto estromesso dalla corsa alla Champions League, e può al massimo difendere la sua qualificazione in Europa League dalla risalita del Betis (è attualmente sesto a 2 punti dalla squadra andalusa).

La partita, però, diventa interessante per tutti quei tifosi sufficientemente ansiosi che sentano la necessità di controllare lo stato di forma della preossima avversaria della Roma, o che vogliano guardare quella che affronterà il Bayern Monaco. Ovviamente, la partita va bene anche per i fan di Vincenzo Montella.

Tatticamente, sarà soprattutto interessante capire in che modo l’allenatore campano cercherà di fermare Messi, dando per presupposto che Messi si può fermare solo Messi non è al meglio della forma o se non è in serata.

Un Messi danzante che popolerà i vostri incubi (o i vostri sogni, a seconda dei punti di vista) per diversi giorni.

Montella appronterà delle misure specifiche? E, soprattutto, funzioneranno? In caso bisognerà sperare che Di Francesco guardi la partita e possa prendere spunto. Messi, oltretutto, è tornato dalla pausa internazionale in condizioni fisiche non perfette, e si può tenere d'occhio anche Ousmane Dembélé, che sembra ormai del tutto ristabilito dopo gli infortuni muscolari che l’hanno martoriato tra settembre e gennaio, ma è lontano dall'esprimere la sua velocità. 

La partita sarà una gioia per gli occhi anche per tutti i nostalgici della Serie A di questi ultimi anni, dato che con la maglia del Siviglia, tra gli altri, dovrebbero scendere in campo una colonia di giocatori feticcio passati per il campionato italiano come Banega, “El Mudo” Vazquez, Correa e Muriel.

Insomma, se vi servono altre ragioni per guardare una partita di calcio, forse sabato sera potete fare anche qualcosa di completamente diverso