Milan-Inter, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Federico Aquè

derby

Nelle ultime partite l'Inter ha trovato l'XI ideale ed è tornata brillante, il Milan dovrà contare sulla qualità di Suso, Bonaventura e Calhanoglu.

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MILAN-INTER DA HAPPY HOUR: IL DERBY DEI GIOVANI

Un mese fa il Milan si affacciava al derby avendo messo in fila 13 risultati utili consecutivi, con una difesa che aveva subito un solo gol in 8 partite. Nelle ultime due partite che precedevano il derby aveva battuto la Roma in trasferta e pochi giorni dopo aveva conquistato la finale di Coppa Italia superando ai rigori la Lazio. Era, insomma, una squadra nel periodo migliore della sua stagione. L’Inter, al contrario, aveva vinto appena due volte nelle undici partite prima del derby, contro il Bologna e il Benevento: concedeva gol con una regolarità che tradiva le sicurezze difensive costruite nella prima parte del campionato, i suoi giocatori migliori erano alle prese con un infortunio (Icardi) o stavano attraversando un periodo di preoccupante involuzione (Perisic) e rimanevano irrisolti i quesiti tattici (la ricerca ossessiva del cross, innanzitutto, e la difficoltà a trovare un trequartista affidabile) che ne inaridivano la manovra. La squadra di Luciano Spalletti era nel peggior momento della stagione e, dopo essere scivolata al quarto posto, con una sconfitta avrebbe dato ulteriore credibilità alle speranze di rimonta del Milan, che avrebbe accorciato il distacco a 4 punti.

Quel derby non si è giocato come segno di rispetto e dolore per la perdita di Davide Astori, e oggi gli stati di forma di Milan e Inter sembrano essersi ribaltati. Il calendario ha imposto ai rossoneri di alzare il livello, ma le risposte arrivate dalle sfide contro l’Arsenal e la Juventus sono state ambigue. Nonostante alcuni segnali incoraggianti nelle prestazioni, il conto alle fine è stato di tre sconfitte. Di più: nelle ultime cinque partite il Milan ha vinto solo due volte, all’ultimo secondo contro il Genoa e in rimonta contro il Chievo. La solidità difensiva raggiunta con Gattuso non ha retto contro gli avversari di livello superiore: a parte la gara col Genoa, la difesa ha sempre subito gol.

L’Inter, da parte sua, non subisce gol da quattro partite, e alla ritrovata solidità ha aggiunto la freschezza offensiva che nelle ultime due giornate le ha permesso di segnare cinque gol alla Sampdoria e tre al Verona. Icardi e Perisic, che si sono divisi gli ultimi otto gol nerazzurri (6 l’argentino, 2 il croato), vivono un momento di forma eccezionale e Spalletti sembra aver trovato la quadratura abbassando Brozovic a centrocampo e inserendo Rafinha sulla trequarti (da tre partite la formazione iniziale non cambia).

Milan e Inter si sono sfidate già due volte in questa stagione: all’andata in campionato i rossoneri giocavano con la difesa a 3 e Suso da seconda punta dietro André Silva, un esperimento che non era servito né a difendere meglio l’area di rigore né a rendere più fluida la manovra. L’Inter aveva vinto la partita seguendo il classico copione: passando dalle fasce con Perisic e Candreva e contando sull’infallibilità di Icardi in area di rigore. I cambi offensivi di Montella nel secondo tempo, con Suso arretrato a mezzala, avevano permesso al Milan di rendersi più pericoloso, ma allo stesso tempo avevano creato il contesto ideale per l’Inter, che poteva attaccare in campo aperto esaltando i suoi portatori di palla.

Dopo aver esonerato Montella e promosso Gattuso, il Milan ha affrontato di nuovo l’Inter nei quarti di Coppa Italia. Gattuso si è preoccupato innanzitutto di non concedere spazi in cui far correre i giocatori più pericolosi dell’Inter, con una gara di attesa nella propria metà campo che sacrificava la brillantezza della manovra per non aprire spazi nello schieramento e allungare il campo da difendere in transizione. L’Inter aveva mostrato grandi difficoltà ad attaccare a difesa schierata ed era stata punita da un gol di Cutrone nei tempi supplementari.

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La disposizione dell'Inter a inizio azione

D’Ambrosio resta di fianco a Miranda, Cancelo si alza, Brozovic si abbassa per raccogliere il pallone dai difensori.

Nei mesi trascorsi dall'ultima sfida, entrambe le squadre si sono evolute. L’Inter continua a essere una squadra brillante soprattutto in campo aperto, ma ha aggiunto opzioni per rompere le linee avversarie e aprirsi spazi in cui avanzare. In difesa a destra si è imposto João Cancelo, che può percorrere molti metri palla al piede e con il suo dribbling è efficace anche in isolamento. Le chiare attitudini offensive del terzino portoghese hanno contribuito a creare un lato forte per la costruzione sulla fascia destra.

Cancelo si alza subito causando lo scivolamento dentro il campo di Candreva, mentre sulla fascia opposta D’Ambrosio resta bloccato per facilitare l’uscita della palla dalla difesa e garantire protezione in caso di errore (come si vede nell'immagine sopra).

L’accumulo di giocatori a destra facilita la risalita del campo palleggiata, creando una zona in cui l’Inter può consolidare il possesso e attirare la pressione per trovare spazi in cui verticalizzare. L’avanzamento di Cancelo serve anche a togliere Candreva dalla sua comfort zone, portandolo a muoversi dentro il campo fino a sconfinare sulla fascia opposta nei momenti in cui si prende maggiori libertà. A sinistra, invece, la distanza che si viene a creare tra D’Ambrosio e Perisic, e la tendenza del croato a muoversi in verticale, rendono più diretta la progressione della manovra. Riempire quello spazio intermedio tocca a Rafinha, punto d’appoggio fondamentale per avanzare palla a terra a sinistra.

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Rafinha completa la catena sinistra

Rafinha si abbassa tra Perisic e D’Ambrosio e completa la catena sulla fascia sinistra.

L’ingresso in squadra di Rafinha sembra aver finalmente risolto il dilemma del trequartista. L’ex Barça ha aggiunto qualità nello stretto e dato maggiore velocità alla manovra, per come sa trovare i buchi nello schieramento avversario e orientarsi col corpo per guardare la porta subito dopo il primo tocco. Oltretutto, sa anche rendersi utile quando si allarga a sinistra lasciando a Perisic lo spazio per tagliare dietro la difesa.

L’abbassamento a centrocampo di Brozovic ha completato il quadro, migliorando la capacità di rompere le linee e di verticalizzare immediatamente saltando una fase di consolidamento del possesso. Oltre a fornire un’alternativa in conduzione per guadagnare metri, il croato ha mostrato una certa sensibilità nel gioco lungo, con la quale riesce a trovare tutti i riferimenti offensivi dell’Inter nella trequarti avversaria. Come Perisic, ad esempio, cui ha servito uno splendido assist in occasione del 2-0 al Verona.

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L'assist di Brozovic per Perisic contro il Verona

Senza pressione, Brozovic salta tutto il Verona con un lancio che bacia il petto di Perisic e si trasforma nel gol del 2-0.

Nei mesi passati dall’ultimo derby anche il possesso del Milan si è fatto più brillante ed equilibrato sui due lati del campo, grazie all’ingresso in squadra di Hakan Calhanoglu come esterno offensivo a sinistra, capace di costruire una grande intesa con Bonaventura e di ammorbidire la dipendenza da Suso e dalle giocate generate dalle sue ricezioni a destra.

Nonostante i miglioramenti, la partita con la Juventus ha però mostrato come lo spagnolo resti il principale fuoco creativo, quello attorno a cui sviluppare i movimenti per avanzare sul campo, specie quando le squadre avversarie puntano a ostruire la risalita palleggiata del campo e non si alzano per aggredire la costruzione bassa. Le iniziative di Suso e le connessioni create dal suo lato con Kessié e Calabria sono la prima soluzione di cui si serve il Milan per aprire lo schieramento avversario e avanzare palla a terra.

Così come con l’Arsenal, anche contro la Juve la squadra di Gattuso ha faticato a costruire occasioni palleggiando e avanzando con qualità partendo da dietro. Il Milan ha diverse soluzioni per arrivare sulla trequarti iniziando l’azione con i propri difensori (i lanci di Bonucci, le verticalizzazioni di Romagnoli, i cambi di gioco di Rodríguez), ma la sua manovra in zone avanzate resta piuttosto lineare e non riesce a produrre occasioni di qualità, specie contro avversari di alto livello. C’entrano anche le caratteristiche di Suso e Calhanoglu, che non hanno lo “strappo” palla al piede per inclinare il campo dopo il primo dribbling e sono prevedibili nelle scelte quando rientrano sul piede forte.

A Torino il Milan si è reso pericoloso soprattutto quando ha sfruttato le difficoltà in palleggio della Juve e ha attaccato in transizione. In maniera beffarda, i rossoneri hanno subito il gol del 2-1 proprio dopo aver sprecato una ripartenza per un controllo sbagliato di Calhanoglu. La sensazione è che la coperta continui a essere troppo corta: mancano qualità, fiducia e meccanismi per alzare il palleggio nella metà campo avversaria senza sbilanciarsi, e se difende troppo basso il Milan non ha la forza per risalire velocemente tutto il campo.

Ultimamente anche la solidità difensiva sembra essere venuta meno, e la tendenza ad allungarsi ha concesso agli avversari di trovare spazi invitanti sia costruendo dal basso che negli attacchi in transizione. Le rotazioni dei centrocampisti non riescono a proteggere il centro come nel periodo migliore della gestione di Gattuso, e contro la Juventus è bastato concedere uno spiraglio per far arrivare il pallone a Dybala e subire il primo gol.

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Il filtrante di Pjanic per Dybala, che porta in vantaggio la Juve

Kessié si alza su Pjanic, ma non lo disturba, Biglia è attirato da Khedira e con il suo passo laterale apre la linea di passaggio verso Dybala, che si gira in un attimo e supera Donnarumma con il suo tiro da fuori.

La disposizione dell’Inter a inizio azione sembra fatta apposta per suggerire al Milan un atteggiamento prudente e attento al controllo degli spazi. D’Ambrosio infatti potrebbe attirare Suso favorendo le ricezioni alle sue spalle, utilizzate spesso dalle avversarie del Milan per risalire il campo, e la pressione su Brozovic e Gagliardini chiamerebbe fuori posizione le due mezzali in contemporanea, aprendo zone di ricezioni invitanti ai fianchi di Montolivo, che dovrebbe sostituire lo squalificato Biglia.

Anche se la tensione verticale interista consiglia un atteggiamento difensivo accorto, il Milan non può ovviamente rinunciare al palleggio e ai suoi strumenti per manovrare aprendo lo schieramento avversario. La formazione trovata da Spalletti nelle ultime settimane ha reso più semplice difendere aggredendo in avanti, grazie alle porzioni di campo che sono in grado di coprire Brozovic e Gagliardini e alla diligenza con cui Rafinha si sdoppia tra le uscite sul difensore centrale e la schermatura del regista. Se costretta, l’Inter sa comunque ripiegare e difendersi nella propria metà campo, la soluzione classica utilizzata contro le migliori squadre del campionato.

In questo momento, i nerazzurri sembrano avere la forza e la fiducia per giocare una partita aggressiva, hanno ritrovato brillantezza e possono contare su una manovra che può mettere in evidenza i limiti del Milan, oltre che sui mismatch che coinvolgono i suoi giocatori più forti (Icardi e Perisic su tutti). Per la squadra di Gattuso sarà difficile trovare le chiavi per il salto di qualità che è mancato a Torino nonostante le lunghe fasi di possesso concesse dalla Juve. Le speranze di mantenere viva la lotta per la Champions League con una vittoria passano soprattutto da una partita tecnicamente più pulita e da scelte più efficaci dei tre giocatori che determinano la manovra nella metà campo avversaria: Suso, Bonaventura e Calhanoglu.

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