Tutti pazzi per Musa Barrow: chi è l'ultimo talento dell'Atalanta

Serie A

Luca Cassia

Musa Barrow, attaccante gambiano classe 1998, è l'ennesimo enfant prodige nerazzurro (Foto Getty)

Primo gol in Serie A per il 19enne gambiano, ennesimo gioiello emerso dal vivaio bergamasco. Devastante nella Primavera segnando a raffica, cresciuto con il mito di Zidane e un profilo che richiama Aubameyang, Barrow è coetaneo di Cutrone e sta scalando le gerarchie dell'Atalanta a caccia del ritorno in Europa

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Un ragazzo abituato a puntare in alto, non c’è dubbio. Lo scorso novembre mirava il traguardo dei 25 gol con la Primavera dell’Atalanta, asticella alzata a 35 reti il gennaio seguente dopo la doppietta ai pari età della Juventus. Un bottino congelato a quota 23, d’altronde Musa Barrow ancora non sapeva che di lì a breve avrebbe ritrovato non più i coetanei bianconeri bensì la corazzata di Allegri. Doppio spezzone nelle semifinali di Coppa Italia, assaggio in prima squadra dove rapidamente è diventato parte integrante della banda Gasperini a caccia del ritorno in Europa. Non può sorprendere la fiducia concessa dall’allenatore nerazzurro che aveva già attinto dal settore giovanile con Bastoni e Melegoni, Capone e Latte Lath, tutti destinati al calcio dei grandi. Ultimo nell’ordine, il 19enne gambiano si è ritagliato una giornata indimenticabile.

Quattro minuti che cambiano la sua storia, giri di lancette trascorsi dall’ingresso al posto di Petagna nell’intervallo di Benevento-Atalanta. Assist di De Roon e destro vincente, provvisorio 2-0 che inaugura il suo bilancio realizzativo tra i professionisti alla presenza numero 7 in Serie A. Pochi giorni fa solo Handanovic gli aveva negato il gol contro l’Inter, primo tempo a mille all’ora seguito dalla staffetta con Cornelius e da un nuovo passaggio di testimone al Vigorito a premiarne l’esuberanza. Niente male per un 19enne dall’esordio in campionato datato 10 febbraio a Crotone, scampoli di gara come a Bologna prima di Udinese, Sampdoria e SPAL. Perfino il destino aveva contribuito a regalargli una maglia da titolare nel weekend, vuoi per l’infortunio di Ilicic e la squalifica di Petagna, in realtà nient’altro che l’ennesimo attestato di stima riconosciuto da Gasperini dalla rara confidenza con i più giovani: "In zona gol sbaglia veramente poco, sta imparando in fretta".

Alle origini di Barrow

In precedenza non erano mancati gli indizi per il ragazzo di Kanifing, distretto della capitale gambiana Banjul dalla quale ha raggiunto Bergamo nell’estate del 2016. Scoperto da Luigi Sorrentino, talent scout spesso di base in Africa, convinto di aver scovato il nuovo Kakà dopo aver destinato in Italia il 22enne Jallow in doppia cifra al Cesena in Serie B. Da sempre innamorato del pallone come quando da bambino, in cura in ospedale, ne ricevette uno in regalo senza più separarsene. Un presente da calciatore dettato pure dalla vicinanza dell’Indipendence Stadium, impianto della Nazionale gambiana distante pochi minuti dalla sua abitazione e nel quale fece tappa più volte accompagnato dal fratello. Il connazionale Pierre Gomez come modello e riferimento, Zinedine Zidane l’idolo di gioventù talmente idolatrato da Musa che varò un look dai capelli pressoché rasati pur di assomigliargli. Abituato al calcio di strada e sfrontato quanto basta, incoscienza di chi non teme nulla e manifesta la voglia di stupire senza dimenticare le sue radici: "Quando si vuole raggiungere un traguardo importante è necessario fare dei sacrifici". Legatissimo alla madre dopo la scomparsa del papà, perfettamente integrato a Bergamo dove ritrovò l’amico Modou Badjie e frequenta il connazionale Ebrima Colley, Barrow si presentò in un’amichevole di agosto segnando due reti al Seregno ma dovette aspettare fino a febbraio per essere tesserato definitivamente.

Musulmano che non trascura le cinque preghiere giornaliere e predilige la cucina messicana, silenzioso ma sorridente, Musa arrivò a segnare 8 volte nelle ultime tre partite del campionato 2016/17 asfaltando pure la Roma di De Rossi senior. Tredici i gol segnati al primo anno tra campionato e la Viareggio Cup grazie al lavoro di Bonacina, saldo raddoppiato in meno di 30 partite in questa stagione: 7 assist e 8 doppiette, 26 reti totali delle quali 4 riservate nuovamente alla Roma a fine ottobre in un clamoroso 7-1 esterno della squadra di Massimo Brambilla. Una macchina da gol nelle vesti di centravanti, lui che iniziò da trequartista e può destreggiarsi come esterno nel nome della duttilità: rapido e mobile, buoni mezzi tecnici e senso del gol innato. Dovrà irrobustirsi muscolarmente, certo è che l’impatto con il professionismo finora l’ha solo premiato. Particolarmente bruciante nello scatto, dote che in prospettiva richiama un altro attaccante africano come la star gabonese Aubameyang. Inevitabile ipotizzare l’ennesima plusvalenza nelle casse dell’Atalanta, società che come poche valorizza il vivaio e i propri gioielli: i radar di mercato si erano già accesi sul giovane Musa agevolato dalle partenze invernali di Vido e Orsolini tanto da scalare le gerarchie di Gasperini. D’altro canto pare inverosimile come il presidente Percassi possa privarsi a cuor leggero del suo ultimo talento, dieci mesi più giovane di Cutrone e pertanto destinato ad emergere nel rush finale. Sognava di giocare nell’Atalanta dei grandi, seconda casa esportata in Gambia tra amici e famiglia. Chi è già diventato grande è proprio Barrow dalla ribalta nella sua Bergamo.

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