Serie A, le migliori giocate della 37^ giornata

Serie A

Emanuele Atturo e Daniele Manusia

CUNDERCO

Dal tunnel di Cengiz Under al tiro al volo di Giaccherini: le migliori perle dall'ultima giornata di campionato, dove comincia a sentirsi un clima da spiaggia

 

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Alla 37^ giornata la Juventus è riuscita a vincere uno dei campionati più combattuti degli ultimi anni. Mentre i bianconeri erano però già virtualmente campioni, e si sono accontenti di un uno a zero democristiano per avere anche la matematica dalla propria parte, nelle altre partite quasi tutte le squadre erano impegnate in partite decisive. Ma la palla che scottava non ci ha tolto il piacere delle grandi giocate che da sole rappresentano un motivo per guardare la Serie A. Anche questa settimana abbiamo raccolto le migliori, dal tunnel di Cengiz Under all'incredibile tiro al volo di Giaccherini.

È forse arrivato il momento di fare un bilancio della stagione di Bacary Sagna, arrivato a gennaio al Benevento nel primo trasferimento per il “lol” della storia del calcio. Molto brevemente: ha giocato 10 partite da titolare e ha dimostrato di non essere un giocatore del tutto finito. Con lui in campo il Benevento ha totalizzato 8 punti, che non sono pochi per una squadra che in totale ne ha messi insieme 21.

Questa giocata di Sagna non ha un grande valore di per sé: non è un vero e proprio dribbling, non genera superiorità numerica, non è quasi niente. Però guardate con quale calma e dominio dell’ambiente circostante Sagna stoppa questa palla di tacco, eludendo il pressing di Lapadula. La differenza tra la corsa affannosa di Lapadula e la calma da vecchio saggio con cui Sagna evita l’intervento avversario sintetizza un attitudine da guru che ci aspetteremmo da Sagna

Per un attimo Sagna è sembrato davvero troppo superiore al contesto della Serie A, del Ciro Vigorito, di un Benevento-Genoa di fine stagione.

Dopo una grande prima parte di stagione, negli ultimi tempi Iago Falque era sparito insieme al Torino. I suoi ultimi gol risalivano ad inizio aprile e la sua centralità nel gioco del Toro pian piano appassita. Ieri contro la SPAL ha tirato 3 volte verso la porta e completato 4 dribbling, il suo massimo stagionale dopo una prestazione contro la Sampdoria di inizio febbraio.

Il dribbling non è esattamente la specialità di Iago Falque, che pur essendo un ala brevilinea non ha l’esplosività per saltare l’uomo in maniera secca. Man mano che ci si avvicina all’area di rigore, però, le intenzioni di Iago Falque diventano difficili da leggere. Gli avversari temono il suo piede mancino, sia per le conclusioni in porta che per le rifiniture, quindi il terreno inizia a bruciare. Iago Falque lo sa e quando arriva al limite dell’area il suo gioco di finte e contro-finte diventa quasi illeggibile. Ha la palla sul sinistro con lo specchio per tirare, quindi Felipe va in scivolata per fermarlo, ma lo spagnolo lo evita muovendosi verso l’area, poi sprinta in profondità e dribbla Schiattarella sterzando ancora sull’esterno, fermando quasi il pallone, e a quel punto tira sul secondo palo, dove Salamon respinge prima che il pallone entri in rete.

Al limite dell’area Castro ha un brutto primo controllo, che gli attira la pressione dei difensori del Bologna. Helander e Poli gli si precipitano sui piedi, ma Castro alza all’improvviso il pallone verso Giaccherini, che si era sfilato dalla marcatura di Mbaye. Al centro dell’area Inglese aveva preso posizione e reclamava palla, ma Giaccherini sta già facendo quei piccoli passetti laterali da gambero che preannunciano il tirone al volo.

Quando la palla è così alta solo una coordinazione perfetta permette di non sbucciare il pallone, né  di mandarlo sulla luna. C’è una finestra temporale strettissima che il tiratore deve sfruttare per il tiro perfetto. Paradossalmente la perfezione richiesta da un gesto tecnico così difficile rende questi gol al volo molto simili l’uno dall’altro, e in molti hanno parato questo gol a quello di Totti contro la Sampdoria. L’angolo di tiro a disposizione di Totti era però molto, molto più stretto e il tiro è filato via più dritto. Semmai questo gol di Giaccherini somiglia a un altro gol di Totti, segnato all’Udinese nell’anno dello Scudetto, con un angolo di tiro più ampio e un punto di impatto col pallone leggermente più alto. La serialità di questo tipo di gol ci costringe ad aguzzare lo sguardo sui dettagli: la palla che sbatte sulla parte inferiore della traversa, la parabola che sembra poter schizzare verso l’alto. Giaccherini ha fatto poco in questa stagione, ma ha scelto il momento giusto per tirare fuori la sua migliore giocata dell’anno, il gol che più di ogni altro ha pesato sulla salvezza del Chievo.

Cengiz Under ha un talento peculiare. La qualità delle sue giocate tecniche è incredibilmente variabile, e sembra dipendere dalla sua intensità mentale. Ieri sera Under era elettrico come nelle sue migliori giornate e ha espresso il tuo talento così come stiamo imparando a conoscerlo: ha toccato poche palle ma quasi sempre in modo pregevole, dando l’impressione di poter essere sempre pericoloso, di essere difficilmente leggibile dagli avversari.

A metà del primo tempo c’è forse il miglior momento della Roma, che sulla destra ha messo in difficoltà la catena formata da Matuidi ed Alex Sandro. Qui la palla di Florenzi è in leggero ritardo e non permette ad Under di proseguire la corsa, deve fermarsi e ha un brutto primo controllo, che lo porta a perdere l’inerzia dell’uno contro uno. Under quindi ha Alex Sandro davanti, con Mandzukic che gli nega il lato dove può rientrare sul sinistro. Gira attorno alla palla per rimettersi fronte alla porta e poi tocca la palla con l’interno in mezzo alle gambe del terzino della Juve.

La distanza tecnica tra il primo controllo e il dribbling rappresentano bene gli estremi su cui balla spesso la prestazione di Under, una delle novità più eccitanti della nuova stagione di Serie A.

Non c’è un attaccante in Serie A più sgraziato di Simy. Persino Cheick Diabaté, una specie di antilope molto forte a calcio, sembra aggraziato a confronto col centravanti del Crotone.

Come tutti i giocatori goffi ad alti livelli, però, Simy partorisce grandi giocate in maniera del tutto inaspettata. Mentre sembra sul punto di inciampare, rimette a posto i vari pezzi che lo compongono per smentire all’improvviso le nostre idee su di lui. Qui c’è una palla che rimbalza e fa le bizze dentro l’area della Lazio, Simy è marcato ed è spalle alla porta. Difende palla, aspetta l’arrivo di Lulic, gli scansa la palla col destro e col sinistro, senza lasciarla cadere, gliela fa passare sopra la testa.

Sarebbe stato magnifico se Simy a quel punto avesse provato il tiro al volo, segnando, colpendo la palla di sbieco, facendola rotolare all’angolo della porta quasi per inerzia. Erigendo il solito inno a quanto si può essere scoordinati ma efficaci quando si gioca a pallone.

Daniele De Rossi, ormai da qualche anno, gioca al limite dei propri mezzi fisici. È evidente che non sono molti ad interpretare quel ruolo meglio di quanto faccia lui, persino nelle sue giornate non brillantissime, e che per la Roma non sarà facile rimpiazzare il proprio capitano. In ogni caso sarebbe inutile pensarci oggi, quando manca ancora (minimo) una stagione, ma è interessante riflettere su quello che di De Rossi, per definizione, sarà comunque irrimpiazzabile. La scivolata è un gesto tecnico che per De Rossi è ormai una seconda natura, parte del suo repertorio come l’arabasque per le ballerine classiche, ma è la sua capacità di leggere il gioco difendendo all’indietro (una dote anacronistica rispetto a un calcio dove il pressing fa la differenza) che gli permette di compensare anche al fisiologico calo fisico di questa parte di carriera.

Ieri sera contro la Juventus ha intercettato un filtrante di Bernadeschi che avrebbe mandato in porta Higuain e, mentre ancora Daniele Adani stava ancora dicendo che «lui ha inventato il modo di interpretare questa giocata» Nainggolan perde palla e De Rossi la intercetta nuovamente, stavolta un passaggio diretto a Dybala e sempre in scivolata. Nella prima giocata De Rossi legge l’uscita di posizione di Juan Jesus su Bernardeschi con la stessa sensibilità di un centravanti fenomenale come Higuain, che si getta nello spazio lasciato vuoto; nella seconda capisce cosa sta per succedere non appena la Roma perde palla, e si getta nello spazio davanti a Dybala. Di De Rossi sarà irrimpiazzabile la storia, ovviamente, il cuore, il carattere e l’esperienza. Ma anche il suo talento, troppo spesso sottovalutato perché si esprime lontano dalla porta.

Con un piede nelle sabbie mobili della Serie B il Chievo ha trovato due prodezze individuali a cui aggrapparsi per mettersi (momentaneamente) in salvo. Dopo il missile esploso dal sinistro di Giaccherini c’è questa giocata zlatanesca di Roberto Inglese, che usa il corpo per tenere Helander lontano dalla palla e aggancia al volo una foglia morta caduta al centro dell’area. Poi rientra sul sinistro, dribblando all’indietro De Maio (non molto deciso nel recupero) concludendo poi alla sinistra di Mirante. Si potrebbe aggiungere una parata di Sorrentino su un grande tiro di Verdi all’elenco di sforzi eccezionali che sono stati necessari al Chievo per uscire dal Dall’Ara con i 3 punti.

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