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28 luglio 2018

Allenatori, la scuola italiana domina in A: 19 su 20! E la Premier non parla inglese

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Un solo allenatore straniero, nella serie A ai nastri di partenza. Situazione contraria in Premier, dove scarseggiano i "mister" inglesi e proverà a insegnare calcio il nostro Sarri. In Francia e Germania sono "estere" le panchine più prestigiose; la Liga parla solo spagnolo

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La cara vecchia scuola italiana: quando si tratta di allenatori, è risaputo, l’Italia è tra i migliori produttori al mondo. Tutti ce li invidiano e tutti li vogliono. Ma anche noi ce li teniamo stretti. Così, ai nastri di partenza della prossima serie A, saranno ben 19 su 20 gli allenatori italiani: unico “intruso” Julio Velazquez dell’Udinese, tecnico tutto da scoprire della scuola spagnola (in grande crescita negli ultimi anni, va riconosciuto).

Serie A, tra certezze e giovani di talento

È rimpatriato anche Carlo Ancelotti, che dopo un giro d’Europa tra Inghilterra, Francia, Spagna e Germania, porta la sua sapienza tattica al Napoli; confermatissimo Allegri, sicuramente tra i primi al mondo (la "tentata" chiamata del Real Madrid ne è l’ulteriore prova), abbiamo dalla nostra certezze come Spalletti, Gasperini, Mazzarri, giusto per citare alcuni dei più “esperti”. Non sono più sorprese i “giovani” Di Francesco e Simone Inzaghi, che vivrà un’affascinante sfida in famiglia con il fratello Filippo, tornato ai livelli che ha dimostrato di meritare. Senza dimenticare le idee tattiche che scaturiscono di continuo dalle brillanti menti di Giampaolo o De Zerbi, i futuri “big”. Totale, come detto, 19 su 20, perché dalle nostre parti riteniamo ancora di essere maestri nella difficile arte “allenatoria”.

La Premier non parla inglese

Considerando gli altri top-campionati europei, invece, avremo un solo rappresentante, il “maestro” Maurizio Sarri chiamato a tenere alto il nome dell’Italia alla guida del Chelsea, club che da sempre dimostra di apprezzare la nostra scuola. Confermata invece la tendenza che vede i “mister” inglesi (ma non l’avevano inventato loro, il football?) affermarsi ad alto livello: appena 4 "sir" su 20 in Premier League, tra i quali figura ancora il caro vecchio zio Roy Hodgson, un “master” preso dalle nostre parti in una delle università del calcio più difficili per un allenatore, l’Inter. E nessuno di loro, questo è ciò che fa più impressione, alla guida di una big. Per il resto 4 spagnoli (Unay Emery e Guardiola a capo di Arsenal e City, poi Benitez e Javi Garcia), ben 3 portoghesi (Mourinho, Marco Silva, Nuño Espirito Santo), l’argentino Pochettino, il tedesco Klopp, il cileno Pellegrini, l’americano Wagner, il francese Puel a rappresentare i novelli campioni del mondo. Un gran bel mix, agli antipodi rispetto all’Italia.

Francesi e tedeschi non al top

Francia e Germania si collocano nel mezzo: in Ligue1, solo 5 squadre su 20 non saranno guidate da un allenatore francese, con la panchina più importante, quella del Psg, affidata però al tedesco Tuchel. E c'è spazio persino per la scuola armena, con Der Zakarian chiamato a rappresentarla alla guida del Montpellier.  In Germania, invece, sono 5 su 18 gli allenatori provenienti da fuori, e anche in questo caso i posti più prestigiosi sono andati a due “stranieri”, il croato Kovac (Bayern Monaco) e lo svizzero Favre (Borussia Dortmund).

Curioso il caso della Liga, che parlerà tutta spagnolo, in panchina. Ha salutato l'allenatore capace di centrare 3 Champions di fila, il francese Zidane (forse non è un caso che abbiano vinto il Mondiale), e allora spagnoli e argentini si sono divisi i 20 posti a sedere disponibili (15 a 5). E un altro l’hanno mandato a conquistare l’Italia.

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