Lazio-Napoli, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Alfredo Giacobbe

Il nuovo Napoli di Ancelotti subito al banco di prova della Lazio di Inzaghi. La squadra partenopea ha uno score positivo nei precedenti, ma il big match di sabato sarà uno dei meno scontati degli ultimi anni

LAZIO-NAPOLI LIVE

Negli ultimi 6 incontri di campionato contro la Lazio, il Napoli ha ottenuto 5 vittorie, le ultime 3 con 3 gol di scarto. Guardando solo i risultati finali si potrebbe pensare ad un esito scontato, a sfide già scritte, e tornano alla mente le parole di Andy Roddick, quando gli fu chiesto di raccontare della sua rivalità con Roger Federer: «Per esserci una rivalità, dovrei vincerne qualcuna anche io!».

Ma in realtà le partite tra Lazio e Napoli sono state tutt’altro che scontate, per il momento particolare del campionato nel quale arrivavano, comunque tutte significative e ricche di spunti dal punto di vista tattico. In particolare, la vittoria conseguita dal Napoli a Roma sul finire della stagione 2016/17 diede l’impressione a tutti che la squadra di Sarri avesse raggiunto un differente grado di maturità. Il Napoli sembrò per la prima volta in grado di gestire il risultato adottando una strategia di controllo del pallone a differenti velocità. Si videro lì i prodromi della fantastica stagione 2017/18.

Dal canto suo, la Lazio non si è mai consegnata al Napoli, anzi, dimostrando di avere le armi per potersi difendere e per poter far male ai partenopei. Inzaghi stesso non si è mai arreso e ha sempre provato ad adottare strategie differenti, anche a partita in corso, restando comunque all’interno del suo schema di riferimento, il 3-5-1-1.

Cosa potremmo rivedere in campo

La difesa a tre è stata adottata da Inzaghi tutte le volte che ha affrontato il Napoli, per far sì che i centrali esterni aggredissero gli avversari tra le linee, per ostacolare le loro ricezioni. In questo modo, il centrale che usciva dalla difesa cercava di impedire a un’ala tecnica come Insigne o Callejon di guardare la porta, cercare un compagno o puntare l’area di rigore palla al piede, e poteva farlo senza troppi patemi d'animo, perché era coperto alle spalle dagli altri due centrali, che rimanevano in superiorità numerica rispetto all’unica punta.

Un meccanismo, questo, che ha avuto fortune alterne a seconda degli interpreti: nell’unico pareggio conseguito dalla Lazio nella miniserie presa in considerazione, l’1-1 del novembre 2016 al San Paolo, Basta fu decisivo nel controllare Insigne quando fu schierato a sorpresa nella linea dei 3 centrali. Mentre nel match del febbraio 2018, Wallace segnò un autorete forse perché sfiancato da una partita di continua rincorsa di Insigne, al quale Sarri per una volta chiese di attaccare la profondità senza palla, invece di reclamare il pallone tra i piedi muovendosi incontro. Insomma, ancora una volta, le prestazioni dei due centrali esterni (in questo caso dovrebbero essere Luiz Felipe e Radu) saranno decisive.

C'è da dire che il Napoli ha sempre trovato la via della porta anche quando è stato costretto dalla Lazio a un cambio di strategia. Il possesso cadenzato e sviluppato per lo più sull’asse più creativo, quello di sinistra, mirava ad allungare orizzontalmente la Lazio, determinata a proteggere il centro del campo con i 3 centrocampisti, in ranghi compatti davanti alla difesa. Quando non è riuscita nell’intento, la squadra di Sarri ha alzato il pallone alle spalle della linea difensiva laziale più spesso di quanto facesse di solito, in modo da portare i forti centrali laziali su un terreno a loro poco congeniale, sfruttando gli scatti dei piccoli Insigne, Mertens e Callejon.

La Lazio, raddoppiando la guardia su Jorginho, chiude gli spazi centralmente per forzare Koulibaly alla giocata sull’uomo lasciato libero, il terzino sinistro Mario Rui

Il cuore della strategia azzurra è stato come al solito Jorginho, che per Inzaghi ha costituito un problema mai risolto. Il mister biancoceleste non è riuscito a limitarlo quando ha provato a schermare le linee di passaggio dalla difesa verso di lui con i due attaccanti; né quando ha disposto una marcatura diretta a uomo con Milinkovic-Savic. Inzaghi ha persino tentato un approccio ibrido, con un 3-5-2 asimmetrico che prevedeva Immobile e Luis Alberto di punta a pressare Albiol e Koulibaly; Milinkovic-Savic alle loro spalle a gravitare nella zona di Jorginho; con Lulic più indietro a dover gestire  contemporaneamente Allan e Callejon. L’assenza di Jorginho, passato con Sarri al Chelsea, insomma, regalerà più di qualche ora di sonno a Inzaghi nelle notti di vigilia.

Inzaghi sceglierà di attaccare o di attendere?

Negli ultimi incontri, pur alternando fasi di pressing alto, la Lazio ha prevalentemente scelto di concentrarsi sul controllo degli spazi, siedendo bassa a protezione della propria area di rigore e aspettando gli avversari nella propria metà campo. Come risultato di questa scelta strategica, nelle ultime quattro sfide, il Napoli non ha mai avuto un possesso palla inferiore al 63%.

Sabato sera Inzaghi potrebbe tentare una tattica più aggressiva, in virtù del fatto che il Napoli di Ancelotti organizza differentemente la propria manovra, rispetto a quanto faceva fino a qualche mese fa. Con Sarri il Napoli ci aveva abituati ad un’impostazione dal basso gestita almeno da 5 uomini: il portiere, i due centrali, il regista, almeno uno dei due terzini. Ancelotti, invece, chiede ai propri difensori di appoggiarsi molto di meno al portiere, anche perché Karnezis è molto meno abile di Reina nel distribuire palla coi piedi, con i due terzini che sono mediamente più alti rispetto a prima già a inizio azione. Insieme ai difensori e al regista, una delle due mezze ali, a turno, si abbassa a fare gioco. I meccanismi del nuovo sistema, però, non sono ancora perfetti: almeno 5 dei 10 gol incassati nelle amichevoli precampionato sono arrivati per via di palloni persi in impostazione, oppure per una gestione della transizione difensiva poco ordinata.

Sul lancio lungo dalla difesa, Luis Alberto si posiziona al centro, mentre Immobile è largo, pronto ad approfittare dello spazio liberato dal centrale Tonelli, uscito dalla linea per ingaggiare un duello aereo con Milinkovic-Savic

L’abilità nel difendere o nell’attaccare durante le fasi di transizioni potrebbe decidere la partita. Inzaghi si affiderà all’estro individuale e all’intesa reciproca dei suoi tre giocatori migliori: Immobile, Milinkovic-Savic e Luis Alberto. È probabile che tra i tre, proprio il centravanti napoletano, che di solito si piazza nello spazio tra il centrale e l’esterno, agisca in una posizione ancora più esterna. Questo perché il Napoli potrebbe faticare a coprire lo spazio alle spalle dei terzini, e Albiol e Koulibaly nelle ultime uscite sono apparsi a disagio quando sono stati costretti a gestire un’uscita laterale.

Quali sorprese ci riserverà Ancelotti?

Ancelotti, al termine dell’ultima amichevole prestagionale, si è detto preoccupato e ha suggerito un possibile cambio di strategia. In questo momento i tentativi di recupero alto del pallone da parte del Napoli sono inefficaci, se non addirittura dannosi: la prima linea di pressione viene tagliata fuori troppo semplicemente dal giro palla avversario. I centrocampisti vengono così presi nel mezzo e molto spesso, avanzando verso la palla, creano spazi alle loro spalle esponendo la difesa.

Il Napoli quindi potrebbe avere un atteggiamento più prudente in fase di non possesso. Ma quando avrà la palla, cercherà di attaccare la Lazio secondo le proprie caratteristiche: gli uomini che formeranno la catena di fascia terzino-mezzala-ala dovranno alternarsi nei compiti per garantire ampiezza in fascia, profondità in verticale, ricezione nei mezzi spazi. Dalle corrette rotazioni di questi uomini, che mireranno a destrutturare la forma difensiva della Lazio, dipenderà il successo della strategia offensiva del Napoli.

La formazione schierata da Ancelotti nell’ultima amichevole internazionale. Che sia stata la prova generale per l’inizio del campionato?

L’unico dubbio di formazione di Ancelotti, rispetto a quanto è stato provato nell’ultimo mese, riguarda la scelta della prima punta. Milik ha disputato un buon precampionato, mostrando una forma fisica ritrovata e una buona intesa con i compagni, mentre Mertens ha goduto di un periodo di riposo supplementare a causa dell’impegno in Coppa del Mondo. Ancelotti potrebbe pensare di accelerare i tempi e gettare nella mischia l’attaccante belga, riformando così, con Insigne e Callejon, il tridente capace di realizzare 115 gol nelle ultime due stagioni.Mertens, rispetto a Milik, garantisce estro e un efficace attacco della profondità, per creare spazi davanti alla difesa per i trequartisti. Milik, invece, offre una maggiore presenza fisica in area (e, almeno attualmente, il gioco del Napoli sembra beneficiarne) e un appoggio per lo sviluppo palleggiato della manovra. La struttura del nuovo Napoli di Ancelotti, insomma, dipenderà molto da quale prima punta sarà scelta nel corso della stagione.

In ogni caso, l'esordio con la Lazio sarà un primo banco di prova molto impegnativo. E il Napoli non potrà fare affidamento solo sul recente score positivo per uscire dall'Olimpico con i tre punti.

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