Inter, Thohir: "Mai illuso nessuno. Ecco perchè ho venduto a Suning"

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L'ex presidente nerazzurro torna a parlare di Inter e lo fa spiegando i motivi della cessione della società a Suning: "Ho venduto perché c'è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi. Io ne avevo cinque, ma non tutti potevano essere raggiunti. Non ho però mai illuso nessuno"

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Erick Thohir torna a parlare dell’Inter. L’ex proprietario dei nerazzurri, presidente del Comitato organizzatore dei 18esimi Giochi Asiatici, da Jakarta è intervenuto spiegando nuovamente i motivi della cessione della società a Suning. “Ho venduto perché c'è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi”, ha detto in un’intervista a Lapresse. “Ho pensato: va bene. Ripeto: io mi sono solo protetto. Ho mantenuto la carica, il posto allo stadio, il 31% delle azioni, mi scrivo con i miei amici italiani e interisti. Ora tocca a Suning”. Sugli obiettivi che si era posto: “Ne avevo cinque. Il primo: costruire infrastrutture all'altezza della situazione, dal centro di allenamento allo stadio di San Siro. Il secondo: riorganizzare il management, infatti ho assunto Bolingbroke dal Manchester United e Antonello dalla Puma. Il terzo: allestire poco alla volta una squadra forte, per poi arrivare all'acquisto delle stelle. Il quarto: rispettare il FFP, cioè non poco. Il quinto: andare in Europa League e, nel giro di 5 anni, rientrare in Champions League”.

"L'Inter resta nel mio cuore. Suning ha obiettivi chiari"

Non tutto è stato però possibile: “Lo stadio non è stato possibile costruirlo - ha continuato il Tycoon - Ma avrebbe generato business, sarebbe aumentato il giro di affari, il fatturato che consente di rimanere al passo con i grandi club di Europa. Prenda come esempio la Juventus, che si è potuta permettere Cristiano Ronaldo. Comunque, mi sembra che Suning abbia lo stesso obiettivo. Lo stadio, intendo. Le mie strategie erano chiare, mio padre mi ha insegnato a non fare nulla di nascosto, di poco trasparente. Ci sono passaggi obbligati per poter gestire una società sana e competitiva, senza debiti”. L’Inter resta comunque nel cuore di Thohir, come lui stesso spiega: “Chi viene nel mio ufficio vede appese solo magliette dell'Inter, a cominciare da quella di Bergomi e di Zanetti. Oltre a quelle dei Philadelphia, la mia squadra in NBA. Però... il business è business. Ho trascurato la società? Io non ho mai promesso che avrei passato settimane, mesi a Milano. Sono un uomo di affari e i miei interessi sono in Indonesia. A Milano sono andato alcune volte, come a Londra. Avevo creato un management di assoluta affidabilità proprio per questo, per non dover essere tutti i giorni in Italia. Management di cui mi fidavo ciecamente”, ha concluso.

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